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A Roma il caldo estivo dura 147 giorni, l’Autorità di Bacino: “Siamo entrati in un nuovo regime climatico”

Nella Capitale si superano i 25 gradi per circa il 40 per cento dell’anno. Il segretario generale dell’Autorità di bacino Marco Casini a Fanpage.it: “Caldo estremo si intreccia con la siccità”.
Immagine di repertorio (iStock)
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A Roma c'è una stagione molto più lunga delle altre. È l'estate, che, secondo i dati dell'Osservatorio climatico dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale (Aubac), dura in media ben 147 giorni l'anno. Più del 40 per cento dell'anno le romane e i romani lo passano con temperature sopra i 25 gradi. Inoltre, trascorrono più di un mese – 33 giorni per la precisione – a resistere al caldo torrido sopra i 35 gradi. "Siamo in un nuovo regime climatico – commenta a Fanpage.it il segretario generale dell'Autorità, Marco Casini -, i numeri lo dicono senza ambiguità. Il 2024, il 2025 e il 2026 sono tre anni caldi consecutivi che si staccano nettamente dal periodo precedente".

Temperature estreme che diventano quasi normali e si intrecciano con precipitazioni rare ma violente che non aiutano a contrastare una delle criticità del territorio laziale: la siccità. "Qualche mese di pioggia abbondante non ricostruisce un equilibrio idrico compromesso da anni", aggiunge Casini.

Il segretario dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale
Il segretario dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale

Maggio da record: sei giorni sopra i 30 gradi

Quest'anno il caldo a Roma ha iniziato a farsi sentire con forza nell'ultima settimana di maggio, che si è chiusa con sei giorni di fila sopra i 30 gradi e un picco, martedì 26, di 33,2. Una grossa differenza con lo stesso mese del 2024 quando la temperatura massima registrata era stata di 28,8 gradi. Già nel 2025 si è saliti a 30,8.

"In due anni il picco di maggio è salito di oltre quattro gradi. 33 gradi sono una temperatura da piena estate, e li abbiamo registrati a primavera – continua il segretario generale dell'Autorità di bacino -. E non è un caso isolato, perché viene dopo un aprile che era già stato il più caldo della nostra serie recente: oltre due gradi sopra la media, con nove giornate da 25 gradi e più, contro le quattro abituali. Quasi un terzo di aprile si è comportato come metà giugno".

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Piogge abbondanti, ma la siccità non è finita

Il caldo rappresenta un fastidio per tutti, certo, ma anche un problema serio per la salute delle persone fragili, per il verde pubblico e per i consumi di energia e acqua. Il caldo estremo non fa che aggravare la siccità dei terreni del Lazio, nonostante le molte piogge, spesso violente, a cui abbiamo assistito quest'anno. Precipitazioni che sono state, però, molto concentrate.

"Il primo quadrimestre ha dato al Lazio una vera boccata d’ossigeno – spiega Casini -: gennaio e febbraio sono stati straordinariamente piovosi, con anomalie del +194 e +101 per cento sulla regione. Se ci fermassimo a quei due mesi, sembrerebbe che la siccità sia alle spalle. Ma poi è arrivato aprile, ed è successo l’opposto". Lo scorso mese, su Roma, sono caduti appena 23 millimetri di pioggia: la media per il periodo è di 53. Inoltre le precipitazioni si sono concentrate in soli tre giorni isolati, senza mai due giorni di pioggia di fila in tutto il mese.

Con maggio la situazione è migliorata. "Quindi non parlerei di allarme o di emergenza – specifica il segretario generale a Fanpage.it -. Parlerei piuttosto di una situazione da governare con molta attenzione". Sul lungo periodo, infatti, il Lazio è la regione con i dati peggiori del distretto dell'Appennino centrale, che copre una superficie complessiva di oltre 42mila chilometri quadrati e 49 bacini idrografici distribuiti tra Abruzzo, Emilia-Romagna, Marche, Molise, Toscana e Umbria. "Tra il 2020 e il 2025 il Lazio ha perso in media il 13,6% di pioggia ogni anno. L’indice che misura la siccità tenendo conto anche dell’evaporazione, lo SPEI a 24 mesi, è il più severo del distretto e ad aprile è perfino lievemente peggiorato".

Quando la pioggia cade tutta insieme

Non è solo la quantità d'acqua a rappresentare un problema per agricoltori, allevatori, industrie e per la tenuta del territorio. Conta anche il modo in cui le precipitazioni si abbattono sul suolo. Come ricorda il rapporto Aubac del 2025, a Roma la tendenza degli ultimi anni è che nei dieci giorni più piovosi si concentri tra il 40 e il 60 per cento di tutta la pioggia annuale. "Quando l’acqua arriva così, concentrata e violenta – spiega Casini -, in buona parte non riesce nemmeno a entrare nel sistema. Scorre via in superficie, riempie i fossi, gonfia i fiumi e in poche ore è già in mare. Una parte fa danni, allaga, erode. Un'altra si perde semplicemente perché il suolo, soprattutto se è secco o cementificato, non fa in tempo ad assorbirla".

L'acqua, una risorsa da non dare per scontata

Le strategie per combattere il caldo in città passano anche da una migliore gestione dell'acqua a ogni livello, a partire da quello culturale. "Siamo abituati a darla per scontata: apri il rubinetto e c’è – continua Casini -. Ma dietro quel gesto semplice c’è un sistema complicatissimo fatto di sorgenti, falde, invasi, acquedotti, reti, depuratori, energia. L’acqua non è scontata e non va sprecata".

Possiamo contribuire tutti con gesti che conosciamo, ma che non sempre diventano abitudini. Non lasciare scorrere l’acqua mentre ci laviamo i denti o aspettiamo che diventi calda, far partire lavatrice e lavastoviglie solo a pieno carico, installare frangigetto sui rubinetti e sciacquoni a doppio tasto. O ancora, non lavare l’auto o il terrazzo con acqua potabile, annaffiare le piante la sera o all’alba, quando l'evaporazione è minore. Infine, rispettare le limitazioni introdotte nei periodi di secca: "Non sono dispetti, servono a far bastare per tutti una risorsa che in quei momenti scarseggia", ricorda il segretario generale dell'Aubac.

"Il punto vero – sottolinea – è cambiare logica. Finora ci siamo difesi dall’acqua quando arrivava tutta insieme e poi l’abbiamo rincorsa quando mancava. Dobbiamo invece imparare a rallentarla, trattenerla, riusarla. Conservarla meglio si può, ma non esiste la bacchetta magica, non c’è una sola soluzione. Bisogna aumentare la capacità di accumulo e recuperare quella che abbiamo già perso, perché molti invasi sono pieni di sedimenti e trattengono meno di un tempo. Bisogna aiutare l’acqua a infiltrarsi quando abbonda, ricaricare le falde: è un accumulo lento, che non si vede, ma è quello che ci salva nei mesi secchi. E bisogna rendere le città capaci di assorbire invece di respingere: suoli che drenano, parchi, alberi, sistemi di drenaggio urbano".

Casini: "Pianificare per governare l'acqua"

La consapevolezza del ruolo strategico della risorsa idrica, intanto, cresce nei governi di tutto il mondo, con l'acqua che è passata da essere una questione ambientale o infrastrutturale a diventare una vera risorsa geopolitica. Si pensi alle minacce dell'India, durante le tensioni di confine con il Pakistan del maggio 2025, di sospendere il trattato sulla gestione delle acque del fiume Indo. In un contesto di cambiamento climatico, crescita demografica e siccità più frequenti, il tema è diventato strategico quasi quanto quello dell'energia.

"Ed è esattamente in questo contesto che si colloca il lavoro che stiamo facendo come Autorità di Bacino – spiega Casini -: mettere insieme conoscenza, pianificazione e coordinamento, perché l’acqua non si governa solo quando diventa emergenza. Si governa prima, capendo dove cade, dove scorre, dove si perde, dove può essere trattenuta e dove invece produce rischio".

Un nuovo approccio basato sull'introduzione di un sistema digitale che consente all'Aubac di monitorare prelievi, usi civili e irrigui, disponibilità e criticità in modo rapido. "Lo abbiamo integrato nel Digital Twin del distretto, con oltre seicento livelli informativi e quasi millenovecento sensori. Questo non elimina il problema, ma cambia il modo di governarlo: ci permette di leggere prima i segnali di crisi, simulare scenari, coordinare meglio gestori e territori e decidere sulla base dei dati. È la differenza tra inseguire ogni estate come se fosse la prima e prepararsi a una stagione calda che sappiamo già sarà sempre più lunga".

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