L’unico dato su cui sono tutti d’accordo riguarda Vito Bardi, eletto presidente della Regione Basilicata. Vittoria schiacciante per il candidato del centrodestra. Ma, come spesso avviene in occasione di elezioni di qualsiasi tipo, tutti i partiti si dicono vincitori e rivendicano il risultato ottenuto. Avviene, dunque, anche per le elezioni regionali in Basilicata. Esulta Salvini, festeggia Di Maio, si compiace del suo risultato anche il Pd. Ma come stanno davvero le cose? Ora che quasi tutte le sezioni sono state scrutinate (ne mancano ormai solo una decina su 681) possiamo iniziare ad analizzare i dati, confrontandoli con quelli delle scorse regionali e con le politiche del 2018.

Partiamo da oggi: vince il centrodestra con Vito Bardi, vicino al 42%. Dietro troviamo il centrosinistra con Carlo Trerotola al 33,2%. Poi Antonio Mattia del Movimento 5 Stelle al 20,4% e Valerio Tramutoli, della lista civica Basilicata Possibile, al 4,4%. Ma il dato più interessante è quello riguardante le singole liste. Con il Movimento 5 Stelle al primo posto con il 20,4%, seguito dalla Lega (19%) e da Forza Italia (9,1%). Si arriva così al centrosinistra, con ben quattro liste civiche “di ispirazione democratica”, come sottolineano dal Pd: tra queste le migliori sono Avanti Basilicata (8,6%) e Comunità democratiche – Pd (7,8%).

Il confronto con le Regionali del 2013

Alle ultime regionali, quelle del 2013, a prevalere era stato Marcello Pittella, candidato del centrosinistra, con quasi il 60% dei voti. Il Pd fu il primo partito con il 24,8%. Ottimo risultato anche per la lista Pittella presidente al 16%. Tutti dati ben lontani da quelli di oggi, considerando che – peraltro – oggi come allora c’è una lista targata Pittella, ma con risultati ben diversi. Chi di certo può festeggiare è il centrodestra, che passa dal 19,4% del candidato Salvatore Di Maggio del 2013 al 42% di oggi di Bardi. Allora la prima lista della coalizione fu il Popolo della Libertà al 12,2%: oggi fa molto meglio la Lega e anche Forza Italia e Fratelli d’Italia insieme superano quel dato, raggiungendo il 15% circa insieme. C’è poi il Movimento 5 Stelle: nel 2013 con il candidato Piernicola Pedicini arrivò al 13,2%, mentre la lista si fermò al 9%. Rispetto ad allora il balzo in avanti è evidente con il 20,4% dei consensi.

Il confronto con le politiche del 2018

Il confronto con le ultime elezioni, seppur di altro tipo, è quello con le politiche del 2018. E per il Movimento 5 Stelle è impietoso. Alla Camera raccolse il 44,4% dei voti, circa 139mila preferenze. Oggi rimane primo partito, ma dimezzando i consensi al 20,4%. E ancora peggio va in termini assoluti, con i 60mila voti di oggi contro i 140mila del 4 marzo 2018. Chi, invece, fa un deciso balzo in avanti è il centrodestra che passa dal 25,4% delle politiche al 42% di oggi. Notevole la differenza soprattutto per la Lega: nel 2018 si fermò al 6,3% dei voti (circa 20mila preferenze), oggi arriva al 19% e a 54mila preferenze: circa il triplo. Successo ottenuto anche a scapito di Forza Italia che passa dal 12,4% al 9,1% e da 39mila a 26mila voti. Guadagna qualcosa, invece, Fratelli d’Italia: dal 3,7% delle politiche al 5,9% di oggi e da 11.500 a 17mila preferenze. Va ricordato che l’affluenza alle politiche è stata maggiore di quasi 20 punti percentuali e per questo i dati assoluti delle regionali sono tendenzialmente più bassi.

Più complicato il confronto nel centrosinistra, per la presenza di tante liste vicine al Pd. C’è però un dato certo: rispetto alle politiche la situazione per il centrosinistra è indubbiamente migliorata, passando dal 19,6% del 2018 al 33,2% di oggi. Più complicato, invece, stabilire i voti dei singoli partiti. Alle politiche il Pd si fermò al 16,1% con circa 50mila voti. Oggi le liste riconducibili ai dem, secondo quanto fanno sapere dal partito, sarebbero intorno al 23%. Le due con più voti sono Avanti Basilicata (8,6% e 25mila preferenze) e Comunità democratiche – Pd (7,8% e 22mila preferenze). Altro dato da sottolineare è che alle politiche Liberi e Uguali era fuori dalla coalizione e raccolse il 6,4% dei voti, circa 20mila. Ora parte di quei consensi è andata a sommarsi alle preferenze raccolte da Trerotola, contribuendo a un risultato migliore del centrosinistra rispetto alle politiche.