Rifiuti a Napoli, assunzioni inutili e sprechi milionari: Bassolino e Iervolino condannati
Rifiuti e sprechi, si intrecciano attorno alla condanna che la la Corte dei Conti ha comminato nei confronti di sette ex amministratori del Comune di Napoli, tra cui gli ex sindaci Antonio Bassolino e Rosa Iervolino Russo, e l'ex assessore e neodeputato Massimo Paolucci, al risarcimento del danno. L'accusa è quella di aver operato una serie di assunzioni nell' ambito della infinita emergenza rifiuti che da anni affligge il capoluogo campano, senza però che abbiano portato dei benefici alla situazione napoletana che in quegli anni era sicuramente delicata. Sotto la luce della magistratura il Consorzio di bacino Napoli 5, il cui territorio coincide, appunto, con quello del Comune di Napoli. Relativamente, i due due sindaci avrebbero dovuto assumere al massimo 150 persone per i 46 mezzi disponibili per la raccolta dell'immondizia: ne hanno assunte più del doppio (362) e ciò ha significato mettere a libro paga del municipio individui che alla fine la magistratura ha appurato essere inattivi. La Corte dei Conti ha calcolato lo sperpero di denaro in una cifra enorme: 28 milioni e 241mila euro circa, pari agli stipendi inutilmente erogati ai 212 lavoratori in quell’arco temporale (133.215,55 x 212).
Bassolino e Iervolino condannati al risarcimento di oltre 500 mila euro – Somma che alla fine è stata in qualche modo alleggerita dalla Corte dei Conti, per alcuni “fattori ambientali e sociali”, perché quelle assunzioni hanno comunque prodotto un "lavoro utile" agli impiegati di Palazzo San Giacomo che va detratto dall’importo da risarcire, e anche perché la responsabilità andrebbe allargata anche ad altri soggetti politi e non, sub commissari e consiglieri comunali, che però la Procura contabile non ha citato in giudizio.La condanna nei confronti della Premiata Ditta Bassolino-Iervolino è stata perciò quantificata in circa 561.000 euro a testa da restituire allo stesso Comune di Napoli. Condanna più salata per altri due ex assessori alla nettezza urbana, Ferdinando Di Mezza e Gennaro Mola: 1.402.233 euro a testa. La somma da risarcire ammonta complessivamente a 5.608.935,35 euro.