Il reddito di cittadinanza, così come previsto dal Movimento 5 Stelle, alla Lega non è mai piaciuto più di tanto. Ritenuto una misura assistenzialista e che rischia di favorire maggiormente il Sud Italia, per il Carroccio è un provvedimento che deve essere rivisto. E le proposte di modifica vanno in due direzioni, illustrate oggi da due diversi esponenti della Lega: da una parte il sottosegretario Armando Siri, dall’altra il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari. Uno vorrebbe affidare l’erogazione del reddito alle imprese invece che ai centri per l’impiego. L’altro si ispira al modello Lombardia e al reddito di autonomia introdotto in quella regione dall’ex presidente Roberto Maroni.

Il reddito di cittadinanza attraverso le imprese

In un’intervista al Messaggero, il sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri spiega la sua idea per evitare di rendere il reddito di cittadinanza un semplice sussidio. La sua proposta non è in realtà nuova: ne aveva già parlato nelle scorse settimane. E oggi la ribadisce: “La mia proposta già l’ho fatta. Bisognerebbe passare attraverso le imprese per erogare il reddito attraverso un ciclo di formazione. Questo garantirebbe di evitare abusi, si darebbe la possibilità al lavoratore di entrare subito in gioco e all’azienda di assumere chi ritiene idoneo”. Un sistema, quindi, centrato sulle aziende e non più sui centri per l’impiego che il M5s vuole riformare completamente in pochissimi mesi. Ma, in ogni caso, Siri sa bene che “sarà Di Maio, che è il ministro del Lavoro, a decidere assumendosi oneri e onori”.

Il modello Lombardia

È La Stampa a spiegare qual è l’altra idea a cui sta lavorando la Lega per provare a modificare il reddito di cittadinanza. Il Carroccio si ispira al ‘modello Lombardia’, un esempio da emulare per provare a rivoluzionare la misura voluta dal M5s. Riccardo Molinari, intervistato dal giornale torinese, conferma: “Come Lega lavoriamo perché sia fatto sul modello del reddito di autonomia della Lombardia, cioè una politica attiva del lavoro non puramente assistenziale”. In ogni caso, in Consiglio dei ministri dovrebbe passare la proposta di Di Maio: sarà poi il Parlamento a tentare di cambiarla, con la Lega che proporrà importanti modifiche. I leghisti, per ora, attendono il decreto del M5s che sembra essere in ritardo, mentre sulla quota 100 il sottosegretario Claudio Durigon ha già tutto pronto.

La misura introdotta in Lombardia e a cui Molinari fa riferimento tiene insieme vari elementi: bonus bebè, azzeramento del ticket e assegno di 300 euro per l’inserimento lavorativo, valido per sei mesi. Fu ideata nel 2015 da Roberto Maroni, allora presidente della Regione Lombardia, con l’obiettivo di aiutare anziani, disabili e famiglie in difficoltà e a rischio esclusione sociale. La Lega preferirebbe una misura di questo genere per riuscire anche ad attenuare lo squilibrio tra Nord e Sud previsto dal reddito di cittadinanza che, tra le altre cose, non tiene conto delle diverse offerte di lavoro che provengono da ogni singolo territorio. Ma non solo, perché il Carroccio sottolinea anche la questione del costo della vita, molto inferiore al Sud. Quindi il rischio, per i leghisti, è che in alcune zone del Sud un assegno da 780 euro potrebbe essere un disincentivo a cercare un impiego, preferendo l’erogazione del reddito che verrebbe così prolungata.