Il reddito di cittadinanza potrebbe cambiare forma. In attesa del decreto ad hoc che disciplinerà le modalità con cui la misura voluta dal Movimento 5 Stelle verrà strutturata, la Lega sta pensando a modificare l’impianto originale del reddito. Non più basato sui centri per l’impiego, ma sulle imprese. Un cambio radicale di visione, che avrebbe l’obiettivo di puntare su chi deve assumere, ovvero le aziende, e non sui centri che al momento non possono ancora garantire un servizio efficiente e la cui riforma potrebbe durare più di quanto prevede il vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio. A spiegare questa ipotesi è Il Sole 24 Ore, facendo riferimento alle parole di Armando Siri, esponente leghista e sottosegretario alle Infrastrutture: “Dobbiamo coinvolgere di più il mondo produttivo ed evitare che il sussidio si possa tramutare in una misura assistenziale”, è il punto di partenza di Siri.

Per il sottosegretario Siri l’idea è quella di “erogare il reddito di cittadinanza direttamente all’azienda che si occuperà di formare e riqualificare il disoccupato. Sostanzialmente, l’impresa agirà da sostituto d’imposta, versando l’equivalente all’interessato. Che, al termine del periodo di formazione-lavoro, potrà essere assunto dalla stessa impresa, oppure mettersi sul mercato con un bagaglio di competenze aggiornato”. Una ipotesi che servirebbe anche ad evitare di farsi trovare impreparati quando il reddito dovrebbe essere erogato, ovvero – stando agli annunci del governo – a partire da aprile 2019. Tre mesi per rivoluzionare i centri per l’impiego sembrano pochi e poggiarsi sulle esperienze e le competenze già acquisite dalle imprese potrebbe essere una opzione da valutare, stando a quanto emerge dalla maggioranza di governo.

L’obiettivo è “rendere più appetibile la misura agli imprenditori e ai cittadini che, soprattutto nel Nord, temono venga incoraggiato l’assistenzialismo”, spiega ancora Siri. Uno dei problemi ad oggi esistenti è che i rapporti tra le imprese e i centri per l’impiego è difficile. I centri non sono collegati tra loro né con altre amministrazioni, quindi hanno solo poche informazioni sulla carriera formativa e lavorativa di un disoccupato. E il rapporti tra centri per l’impiego e imprese è minimo. La legge di Bilancio prevede uno stanziamento da un miliardo di euro per la riforma dei centri per l’impiego. Inoltre, una delle ipotesi è quella di prevedere per le aziende che assumono con il reddito di cittadinanza il riconoscimento di tre mensilità. Che diventerebbero cinque o sei, stando agli annunci di Di Maio, nel caso in cui il disoccupato assunto sia una donna.