È il giorno del reddito di cittadinanza. Dopo mesi di annunci e attese, il Consiglio dei ministri approverà il decreto con la misura fortemente voluta dal Movimento 5 Stelle e da Luigi Di Maio, insieme alla quota 100. E il primo dato che emerge dal decreto che verrà discusso in Consiglio dei ministri, riguarda l’avvio del reddito di cittadinanza, previsto per il mese di aprile 2019. Una misura “unica di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all'esclusione sociale, a garanzia del diritto al lavoro, nonché a favorire il diritto all'informazione, all'istruzione, alla formazione, alla cultura attraverso politiche volte al sostegno economico e all'inserimento sociale dei soggetti a rischio di emarginazione nella società e nel mondo del lavoro”.

Come funzionerà il reddito di cittadinanza

Il reddito di cittadinanza verrà erogato a partire dal mese successivo a quello della richiesta e potrà essere percepito per un periodo continuativo “non superiore ai 18 mesi”. Dopo questo periodo di tempo, la misura può essere rinnovata, dopo la sospensione per un periodo di un mese. Una sospensione che non vale nel caso della pensione di cittadinanza. La misura prevede l'erogazione di 500 euro al mese (nel caso di un single senza altre entrate da lavoro), a cui si aggiungono 280 euro se si ha un affitto da pagare e 150 in caso di mutuo. Possono accedere coloro i quali hanno un reddito Isee inferiore ai 9.360 euro annui.

Il beneficiario riceverà tre offerte di lavoro e dovrà accettarne almeno una, a partire da quella entro i 100 km che arriverà nei primi sei mesi. Poi sarà sopra i 250 km oltre i sei mesi. Superati i 18 mesi, per accedere al sussidio si dovranno accettare offerte “ovunque nel territorio italiano”, tranne nel caso di minori o disabili presenti nel nucleo familiare. Secondo quanto riporta la bozza di cui dà notizia l’Adnkronos, chi accetterà quest’ultimo tipo di offerta continuerà a percepire il reddito per i successivi tre mesi dall’inizio del nuovo impiego, come “compensazione per le spese di trasferimento sostenute”.

Non ha diritto al reddito chi ha nel suo nucleo familiare una persona disoccupata a seguito di dimissioni volontarie nei 12 mesi precedenti, fatta eccezione per le “dimissioni per giusta causa”. Non hanno diritto all’assegno neanche coloro che si trovano in stato detentivo “per tutta la durata della pena, nonché coloro che sono ricoverati in istituti di cura di lunga degenza o altre strutture residenziali a totale carico dello Stato o di altra amministrazione pubblica”. A integrazione del reddito si possono prevedere anche “misure non monetarie per l’utilizzo di trasporti pubblici, di sostegno alla casa, all’istruzione e alla tutela della salute”. In caso di dichiarazioni false per accedere alla misura, si va incontro al rischio di “reclusione da due a sei anni”. Inoltre, “il beneficiario dichiarato decaduto è tenuto alla restituzione di quanto indebitamente percepito. Il beneficio non può essere nuovamente richiesto prima che siano decorsi dieci anni dalla condanna”.

La Carta Rdc per il Reddito di cittadinanza

Per erogare il reddito verrà impiegata quella che viene definita la ‘Carta Rdc’, la famosa tessera di cui tanto si è discusso negli scorsi mesi. Sarà un supporto tramite il quale erogare il reddito, esattamente come avveniva con la carta-acquisti, la cosiddetta social card. Si evita così una gara d’appalto per la Pa. “La Carta Rdc permette di effettuare prelievi di contante entro un limite mensile non superiore ad euro 100 per un singolo individuo, nonché, nel caso di integrazioni di effettuare un bonifico mensile”. Inoltre, per i beneficiari del reddito sono previste agevolazioni relative alle tariffe elettriche, così come riconosciute alle famiglie economicamente svantaggiate.