Non c’è pace per il decreto sul reddito di cittadinanza. Il provvedimento dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri domani, giovedì 17 gennaio, ma potrebbe anche slittare ulteriormente. Inoltre, Svimez fornisce nuovi conti sulla platea dei beneficiari del reddito di cittadinanza e svela che l’assegno medio mensile potrebbe essere inferiore rispetto a quanto preventivato dal governo. A riportare i dati è la Repubblica, citando lo studio di Svimez e spiegando che ci sono 3 milioni di potenziali beneficiari disponibili a lavorare, mentre altri due milioni sono da assistere. Svimez ha fatto i conti sulla base della platea dei beneficiari indicata dal governo e sullo stanziamento previsto dalla manovra. Sottolineando che quasi 1 milione e 300mila poveri sono working poor, ovvero persone che lavorano ma vivono comunque in stato di povertà assoluta perché precari o part-time e con salari bassi, contratti giornalieri o singole collaborazioni. Di questi, circa il 60% si trova al Centro-Nord. Il timore è che queste persone, una volta ricevuto il reddito, possano decidere di farsi licenziare o di passare in nero per prendere il sussidio interamente. Altro punto è quello del milione di inattivi, persone in età da lavoro ma che non cercano occupazione: dovranno essere convinti a cercare un lavoro.

I conti di Svimez

Lo studio parte dai fondi stanziati in legge di Bilancio: per quest’anno saranno 6 miliardi, escludendo la cifra indirizzata ai centri per l’impiego. Il 60% di questi fondi dovrebbe essere destinato al Sud Italia. Sulla base della relazione tecnica che accompagna il decreto, il numero dei beneficiari coincide con i poveri assoluti stimati dall’Istat: 1 milione e 700mila famiglia, ovvero quasi 5 milioni di persone. L’assegno massimo sarà di 780 euro per i single, senza alcuna entrata e in affitto. Se sono proprietari di casa la cifra scende a 500 euro, se hanno un mutuo intestato saranno 650 euro.

Secondo le stime del governo l’assegno medio sarà intorno ai 500 euro. Ma Svimez riduce questa cifra a 391 euro. Un numero ottenuto dalla divisione tra la somma stanziata e le famiglie beneficiarie, dividendo quanto ottenuto per i nove mesi in cui verrà erogato il reddito che, per il 2019, partirà ad aprile. Luca Bianchi, direttore di Svimez, spiega: “Lo stanziamento da 6 miliardi per quest’anno si rileverebbe insufficiente. Ce ne vorrebbero 9,8 di miliardi. Di cui 3 e mezzo solo per chi è a reddito zero”. L’unica rassicurazione è che il decreto prevede che se le richieste dovessero superare il tetto previsto dalla manovra, il sussidio dovrebbe diminuire allo stesso modo per tutti.

A chi andrà il reddito di cittadinanza

Svimez sottolinea la diversa distribuzione geografica del reddito e dei suoi beneficiari. Al Sud ci sono più disoccupati, inattivi e pensionati poveri. Al Centro-Nord sono molti, invece, i lavoratori poveri. Ci sono, poi, 2,7 milioni di inattivi da raggiungere. Tra questi solo un milione circa potrebbe lavorare. Altri sono minori, anziani, disabili. “Di quel milione però solo un 65-70% è davvero occupabile – sottolinea Bianchi -. Lo raccontano diverse ricerche sulla povertà. La percentuale residua è fatta da persone non in grado di attivarsi, pur essendo in età da lavoro, perché malate o depresse”. Siamo quindi a 700mila attivi disponibili

Quindi siamo a 700mila attivi disponibili, più i working poor e i disoccupati iscritti ai centri per l’impiego, per un totale di circa 3 milioni di persone a cui trovare altrettante (o fino a 9 milioni, se le prime due non andassero bene) offerte di lavoro. Un’impresa non semplicissima. Per due milioni di persone, invece, la misura sarà solo assistenziale e non si prevedono, al momento, percorsi specifici. Spesso si tratta di minori, anziani, disabili e malati per cui, inoltre, non sono neanche previsti investimenti aggiuntivi per i servizi sociali offerti dai comuni.