È un decreto in continua evoluzione quello che stabilisce le regole del reddito di cittadinanza. E a cambiare, giorno dopo giorno, è anche la relazione che lo accompagna, nella quale si individuano le stime riguardanti i beneficiari della misura fortemente voluta dal Movimento 5 Stelle. La platea di beneficiari, stando a un’ultima bozza, è di 4.916.786 persone, corrispondenti a 1.734.932 nuclei familiari. Inoltre, il 27% dei beneficiari non ha famiglia. Altro cambiamento è quello riguardante i cittadini stranieri che potranno accedere all’assegno: rientreranno i “cittadini italiani o di paesi Ue, familiari titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, familiari provenienti da paesi che hanno sottoscritto convenzioni bilaterali di sicurezza sociale, cittadini di paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno Ue per lungo-soggiornanti”. E, infine, i “residenti in Italia in via continuativa da 10 anni”. Si tratta di circa il 5% degli stranieri in Italia.

Il Corriere della Sera riporta altri dati sul reddito di cittadinanza, a partire dalla cifra di 6,1 miliardi stanziati. Ciò che fa Il Corriere è stimare a quanto ammonta l’assegno mensile sulla base dei nove mesi – a partire da aprile – in cui il reddito verrà erogato nel 2019. Considerando una platea inferiore – una precedente bozza parlava di circa 1,4 milioni di famiglie – si stima un assegno da circa 500 euro a famiglia. Che si va quindi a ridurre con le ultime stime sul numero di famiglie interessate. Sempre il giornale di via Solferino ha effettuato un altro calcolo, dividendo i 6,1 miliardi di euro stanziati per i 5 milioni di individui coinvolti, secondo quanto annunciato da Palazzo Chigi: l’importo medio sarebbe di 135 a testa al mese.

Altro punto cruciale è quello delle offerte di lavoro. Nei primi 18 mesi in cui il beneficiario riceverà il reddito di cittadinanza, secondo quanto riporta la Repubblica, verranno presentate solo due offerte di lavoro. La prima entro i primi sei mesi e in un raggio massimo di 100 chilometri dal luogo di residenza. La seconda tra i 6 e i 18 mesi con un raggio di 250 chilometri. La terza offerta, quella per cui decadono i limiti di distanza, arriverà solo dopo i primi 18 mesi. Ovvero al ‘secondo giro’, dopo una pausa di un ulteriore mese per verificare che il beneficiario abbia ancora i requisiti per accedere all’assegno mensile. Se inizialmente l’obbligo di accettare una proposta valeva per i primi 12 mesi, ora si sposta l’asticella a dopo i 18 mesi. Più mesi, dunque, in cui il beneficiario usufruirà della misura senza lavorare, fatta eccezione per le poche ore settimanali di lavori di pubblica utilità.

Il problema viene acuito dalla questione Sud Italia, dove il rischio di non ricevere un’offerta congrua, considerando l’alto tasso di disoccupazione e la minore offerta di lavoro, è più concreto. Proprio al Mezzogiorno, dove si trova il 53% della platea che potrebbe accedere al reddito, c’è il rischio che arrivino ancora meno offerte di lavoro. E che il reddito venga erogato per più tempo senza diventare una misura reale per il reinserimento al lavoro. Inoltre, circa il 65% delle famiglie beneficiari ha minori o disabili a proprio carico, il che restringe ulteriormente il campo per quanto riguarda le offerte lontane dal luogo di residenza.

Il reddito per le aziende

Alle aziende spetterà il compito di segnalare i posti di lavoro vacanti sul portale del reddito di cittadinanza. Nel caso in cui un’impresa assuma un beneficiario della misura, riceverà uno sgravio contributivo che va dai 5 ai 18 mesi, più uno aggiuntivo per donne o soggetti svantaggiati. Lo sgravio corrisponde a una mensilità del reddito non incassata dal beneficiario in quanto assunto: prima viene assunto il lavoratore, più mesi di sgravio riceve l’azienda. Se l’assunzione avviene dopo sei mesi di erogazione del reddito, l’azienda avrà diritto a sgravi per i restanti 12 mesi di fruizione della misura da parte del beneficiario. Per rientrare in queste agevolazioni, però, l’azienda deve rispettare alcuni requisiti: non deve mai essere stata sanzionata per violazione di norme previdenziali e di tutela delle condizioni di lavoro; deve assumere a tempo pieno e indeterminato e deve impegnarsi a non licenziare per due anni senza giusta causa; deve assumere solamente per incrementare il personale, tranne nel caso di ricambio con un pensionato.

Il reddito per chi avvia un’attività

Tra le novità delle ultime bozze c’è anche l’introduzione di un aiuto per chi avvia un’attività, rinunciando al reddito di cittadinanza. “Ai beneficiari del reddito che avviano un’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale entro i primi 12 mesi di fruizione – si legge – è riconosciuto in un’unica soluzione un beneficio addizionale pari a sei mensilità di Rdc, nei limiti di 780 euro mensili”.  Anche coloro i quali fanno parte di un nucleo familiare beneficiario possono avere due mensilità anticipate a titolo di incentivo, ma l’avvio dell’attività va comunicata entro 30 giorni all’Inps, altrimenti si va incontro all’esclusione dalla misura.