Il reddito di cittadinanza inizia a prendere forma. In attesa del decreto ufficiale che dovrebbe arrivare a gennaio – e non più, come annunciato, subito dopo Natale – circolano alcune bozze del testo che potrebbe cambiare la misura voluta dal Movimento 5 Stelle e per cui sono stati stanziati 7,1 miliardi con la legge di Bilancio. Da una parte si vuole dare centralità al ruolo delle imprese, come spiegato da alcuni esponenti della Lega negli scorsi giorni, dall’altro si punta a costringere il beneficiario ad accettare offerte di lavoro anche in luoghi molto lontani dalla città di residenza. Come spiega la Repubblica, cambia il sistema delle offerte di lavoro. Inizialmente si prevedeva la fine dell’assegno per chi rifiutava tre offerte, elemento rimasto anche oggi nella versione delle ultime ore. Ma c’erano alcune aggiunte che vengono ora eliminate. A partire dall’attinenza alle competenze e alla retribuzione precedente, nonché l’obbligo di ricevere offerte di lavoro in un raggio di 50 chilometri dal comune di residenza.

Ora questi elementi non compaiono più, sono stati eliminati. Non ci sarà l’opzione dell’offerta congrua né la vicinanza a casa come requisito essenziale del lavoro proposto. Già la prima offerta potrà arrivare entro un raggio di 100 chilometri. Con la seconda si passa a 250 e la terza, per chi non ha figli, riguarderà tutta l’Italia. Chi, quindi, decide di rifiutare un trasferimento anche a centinaia di chilometri di distanza, perderà il reddito.

Per quanto riguarda i centri per l’impiego, la rivoluzione annunciata e attesa probabilmente non arriverà in tempo per l’avvio della misura, prevista per la primavera. C’è poi la questione dei navigator, coloro che si occuperanno di aiutare i disoccupati, che devono ancora essere assunti. All’inizio infatti si pensa anche di affidare alcuni compiti ai centri privati, operazione che ovviamente avrà un costo. Ogni navigator dovrebbe avere, orientativamente, 100-150 disoccupati da seguire.

A quanto ammonterà il reddito di cittadinanza

Le simulazioni fatte da Palazzo Chigi prevedono un assegno da 500 euro per i single, a cui si aggiungono 280 euro per chi è in affitto. Chi ha un mutuo riceverà i 500 euro più altri 150. Chi ha una casa di proprietà percepirà solo i 500 euro. Ci sono poi i coefficienti familiari: l’assegno sale a 980 euro per due adulti in affitto, a 1.180 per due adulti e due bambini, e arriva fino a 1.330 euro per tre adulti e due bambini. La somma si potrà spendere attraverso una carta stampata da Poste, che non sarà riconoscibile ma sarà uguale a un normale bancomat. In contanti si potranno ritirare al massimo 100 euro al mese: la somma non verrà accreditata tutta a inizio mese, così chi non spenderà i soldi attraverso la carta non li avrà accreditati tutti. Dagli acquisti vengono esclusi, per il momento, quelli online e per il gioco d’azzardo.

A chi andrà il reddito di cittadinanza

Le simulazioni di Palazzo Chigi prevedono anche quali saranno le regioni in cui verrà erogato maggiormente il reddito. In testa c’è la Campania, seguita da Sicilia, Lazio, Lombardia, Puglia e Piemonte. A prevalere sarà il Sud, con il 53% degli assegni. Il Centro e il Nord, insieme, raccoglieranno solo il 47% del reddito. Il 27% dei beneficiari sarà un single, il 18% famiglie con due persone, il 23% nuclei di tre persone, il 21% coppie con due figlie, il 18% famiglie con tre minori. Per quanto riguarda le pensioni minime, saranno alzate a 630 euro, mentre si arriverà a 780 solo per chi paga un affitto. Ma solo se all’interno della famiglia non ci siano redditi più alti, altrimenti resta tutto com’è.

Il ruolo delle imprese

Il Corriere della Sera spiega che l’obiettivo della nuova versione del reddito di cittadinanza è quello di coinvolgere imprese, enti di formazione e agenzie per il lavoro. Il ciclo durerà, come detto, 18 mesi. Già a marzo dovrebbero arrivare le credenziali per l’identità digitale, obbligatoria per usufruire del reddito e per presentare domanda. Ad aprile arriveranno le carte elettroniche per erogare gli importi. Per quanto riguarda le aziende, quelle che daranno direttamente lavoro a un beneficiario della misura riceveranno l’importo dell’intero reddito percepito dal neo-assunto per tutti i mesi rimanenti fino alla fine del ciclo di 18 mesi e comunque per non meno di cinque mesi. La durata del contributo raddoppia se il beneficiario e l’impresa stipulano un patto per la formazione di almeno cento ore. Se si tratta di soggetti vulnerabili come donne o disoccupati da lungo tempo, l’azienda riceverà anche una mensilità extra.

Le aziende riceveranno metà dell’importo del reddito fino alla fine del ciclo se il beneficiario parteciperà a un corso di formazione per l’impiego, mentre l’altra metà dell’assegno andrà agli enti di formazione. Tornando sul navigator, il Corriere spiega che l’idea è quella di assumere migliaia di persone che avranno il compito di collegare il mondo delle aziende con quello degli enti locali. Per ogni assunto questa nuova figura avrà diritto a un premio salariale che dovrebbe corrispondere a un quinto del reddito percepito dal beneficiario che viene assunto.