Porti chiusi, sì, ma alle armi e non alle persone. E' la richiesta che a gran voce stanno facendo i lavoratori portuali di Genova che – sostenuti dalla Filt Cgil, da alcune forze politiche della sinistra e da associazioni pacifiste come Amnesty International – vogliono impedire l'attracco al porto alla nave cargo  Bahri Yanbu che sta trasportando un carico di armi pesanti destinate all'Arabia Saudita per la guerra in Yemen e vendute dal governo francese a quello di Riad. A seguito di un'inchiesta giornalistica condotta dal giornale francese Disclose alla nave è stato già impedito l'attracco al porto di Le Havre, dove avrebbe dovuto imbarcare diversi cannoni Cesar prodotti in Francia (foto in apertura ottenuta da Repubblica), armi che sono state sovente utilizzate anche per colpire la popolazione civile yemenita. La protesta dei lavoratori transalpini è però arrivata anche in Italia tanto che i portuali di Genova sono determinati a impedire l'arrivo in banchina della nave. Anche la Cgil ha appoggiato l'iniziativa: “Condividiamo e sosteniamo le preoccupazioni dei portuali di Genova sulla necessità di negare l’attracco alla nave cargo Bahri Yanbu con a bordo armi che potrebbero essere destinate a paesi arabi in guerra", ha dichiarato Natale Colombo, segretario nazionale della Federazione Italiana Lavoratori Trasporti. "E' su un caso come questo che il Ministro degli Interni, mantenendo fede ai trattati internazionali sottoscritti a difesa dei diritti umani e contro i conflitti armati che uccidono migliaia di civili innocenti, dovrebbe intervenire e chiudere i nostri porti per evitare che la nave in questione possa caricare armi anche nel nostro paese".

Secondo le associazioni pacifiste – prima su tutte Amnesty International – la nave Bahri Yanbu non deve attraccare in Italia perché “è reale e preoccupante la possibilità che anche a Genova possano essere caricate armi e munizionamento militare. Negli ultimi anni è stato accertato da numerosi osservatori indipendenti l’utilizzo contro la popolazione civile yemenita anche di bombe prodotte dalla RWM Italia con sede a Ghedi, Brescia, e stabilimento a Domusnovas in Sardegna”. Per Amnesty Italia quindi “esiste quindi il fondato pericolo che i porti italiani accolgano gli operatori marittimi che trasferiscono sistemi di armi e munizioni destinati a paesi in conflitto: armi che possono essere usate – com’è già accaduto – per commettere gravi violazioni dei diritti umani e che anche secondo i trattati internazionali firmati dal nostro Paese non dovrebbero essere consegnate”.

La nave Bahri Yanbu è attesa alle 11 al terminal GMT del Porto di Genova. Al momento non è stato ancora indetto un presidio di protesta, ma se il governo non interverrà la mobilitazione ci sarà probabilmente sotto forma di boicottaggio, come chiarisce un duro comunicato della Filt Cgil: “La scrivente Segreteria, sentiti anche i delegati delle imprese portuali appartenenti alla nostra organizzazione, invitano tutte le autorità competenti a non mettere a disposizione della nave Bahri Yanbu lo scalo di Genova o altri scali sul territorio nazionale, riteniamo che per tale caso intervenga il Ministero degli interni, per mantenere fede ai trattati internazionali sulla difesa dei diritti umani. La Filt-Cgil di Genova farà tutto il necessario per impedire l’imbarco di materiale bellico nel nostro porto".