Vittorio Feltri dice di essere stato censurato dal suo giornale: “Ho solo definito invasori i migranti”

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Il giornalista protesta contro il giornale che ha fondato, Libero: “Per la prima volta in 60 anni sono stato censurato, suppongo perché ho definito invasori gli emigranti”.

Censurato per la prima volta in sessant'anni di professione. Vittorio Feltri non ci sta e protesta su Twitter. Il giornalista, direttore editoriale di Libero, giornale che ha fondato nel 2000, racconta sui social di essere stato censurato: "Per la prima volta in 60 anni di professione giornalistica sono stato censurato, ed è accaduto nel giornale che ho fondato, Libero – scrive Feltri – Non so perché. Nessuno mi ha dato spiegazioni. Suppongo perché ho definito invasori gli emigranti, esattamente come ha fatto il Giornale oggi".

Feltri è attualmente direttore editoriale di Libero, il responsabile è invece Alessandro Sallusti. La decisione, molto probabilmente, è stata presa da quest'ultimo. Da tre anni Feltri non è più iscritto all'Ordine dei giornalisti, che ha lasciato in polemica per via di una serie di procedimenti disciplinari contro di lui legati ai titoli di Libero. Il direttore editoriale – che dopo aver abbandonato l'ordine si è iscritto a Fratelli d'Italia e si è candidato alle regionali in Lombardia risultando eletto come consigliere – ha però continuato a scrivere sul giornale che ha fondato.

Alessandro Sallusti è tornato a Libero due anni fa, dopo aver lasciato lasciato la guida de Il Giornale – che tra l'altro è passato da poco nello stesso gruppo editoriale di Libero – ad Augusto Minzolini. E proprio quest'ultimo quotidiano, secondo l'accusa di Feltri, ha pubblicato la stessa frase che avrebbe causato la censura. Certo non sarebbe una novità, nel linguaggio di alcuni giornali, di cui Libero è senz'altro capofila, riferirsi ai migranti come invasori.

Proprio ieri, Feltri ha difeso il termine clandestino, sostenendo su Libero il suo diritto di continuare a utilizzarlo: "Non esiste alcuna norma che autorizzi i cittadini di altri Paesi a mettersi in mare per trasferirsi in Italia, addirittura senza documenti. Di contro, semmai esiste il reato di clandestinità, cioè il reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato, ed esistono altresì i clandestini, che dalle nostre parti sono parecchi".

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