Verso lo scontro Schlein-Conte alle primarie, il leader M5s: “Non c’è più alternativa”

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A cura di Luca Pons
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Elly Schlein lo aveva chiarito: o la guida della coalizione va al Pd, o si fanno le primarie. E Giuseppe Conte ha subito risposto: “Non ci sono alternative, sarà la strada delle primarie”. Per il voto degli elettori si dovrà aspettare l’inizio del 2027, ma non si sa ancora chi saranno i candidati e come si voterà. E non è partito il confronto sul programma.

"Schlein ha ufficialmente confermato che per lei sono due le strade. O la candidata premier è lei, oppure ci saranno le primarie. Io credo a questo punto che la strada sia ben chiara, non ci sono alternative, sarà la strada delle primarie, perché dobbiamo sempre preferire la direzione di una partecipazione democratica". Giuseppe Conte, che due giorni fa aveva anticipato la questione dicendo che il Pd voleva le primarie, ieri ha ricevuto la risposta di Elly Schlein e ha subito ribattuto, durante un evento di presentazione del suo libro a Frosinone.

Per il centrosinistra, ormai sembrano escluse tutte le altre strade. Il o la leader di coalizione non sarà la guida del partito più forte (cioè, appunto, Schlein) e non sarà scelta a tavolino dagli alleati. Si andrà ai gazebo. Ma resta da capire quando – quasi impossibile ormai organizzare il voto prima del 2027 -, e come, e con chi.

Conte risponde a Schlein: "Contando i cittadini, loro non vogliono il riarmo"

Schlein, davanti alla direzione del Pd, ha preso una posizione decisamente battagliera: ha sottolineato che i democratici hanno "il doppio dei voti delle altre forze" e quindi al tavolo del negoziato sul programma, ha riassunto, "uno non vale uno". Conte ha risposto a distanza: "Per me ‘uno vale uno' significa che contano i cittadini, che per la stragrande maggioranza, il 60 e il 70%, dice basta a questa escalation militare, a suon di armi".

Ribaltato il discorso, si torna quindi a parlare del punto più delicato per il centrosinistra, la politica estera: "Non possiamo pensare di poter proseguire la stessa del governo Meloni". Ma il leader del Movimento 5 stelle ha deciso di non affondare sull'Ucraina, come fatto in passato: "Ovviamente dovremo lavorare, io per primo, ma tutti con spirito autenticamente unitario per mandare a casa Meloni e cambiare completamente politica".

E anzi, l'ex presidente del Consiglio ci ha tenuto a dire che le primarie non spaccheranno la coalizione: "Posso assicurare che farò in modo che le primarie non diventino un duello rusticano tra i leader. Sarebbe una prospettiva disastrosa". Dovranno essere, invece, "la valutazione offerta ai cittadini, sperando che siano tantissimi, di individuare chi sia la figura che possa garantire meglio tutti, possa rappresentare meglio questa svolta di governo che vogliamo portare a Chigi e che possa battere Meloni".

L'impressione, per il momento, che sia Schlein sia Conte pensino di poter vincere il confronto davanti agli elettori. Il percorso per arrivarci, però, è ancora tutto da definire. Il 18 ottobre il Pd svolgerà la sua assemblea nazionale, un passaggio decisivo per il confronto interno con l'ala moderata. Nel frattempo, il Movimento 5 stelle ha concluso il suo percorso programmatico con Nova a fine settembre e anche Alleanza Verdi-Sinistra ha già iniziato a presentare proposte. A quando, quindi, il tavolo di confronto sul programma? Non si sa.

L'incognita delle forze centriste, Conte punge: "Schlein sarà garante di Renzi"

Ciò che è certo è che Schlein ha chiesto che al tavolo ci siano "tutti", quindi anche amministratori, Terzo settore, associazioni, imprese e sindacati. E anche, sottinteso, le forze centriste. Quelle che Conte sembra mal sopportare, in coalizione: "Il Pd ed Elly Schlein sono garanti della presenza di Renzi nella nostra coalizione", ha detto ieri il presidente pentastellato. "Schlein si sta assumendo una grande responsabilità politica perché, volendo assolutamente Renzi nella coalizione sin dall'inizio, e ritenendo assolutamente che, dal suo punto di vista, possa essere un valore aggiunto, sarà garante di questo contributo".

Da parte sua, Renzi ha annunciato che nel confronto sul programma Italia viva sarà rappresentato da Maria Elena Boschi. E non ha dato troppo peso al fatto che l'elettorato M5s non lo gradisca: "È chiaro che se tu chiedi al mondo dei 5 stelle, un sacco di gente ti dice ‘con Renzi no'. Se tu chiedi al popolo di Italia viva, ti dice ‘con Conte no'. È normale. Così come se tu vai a Pontida ti dicono ‘con Tajani mai' e se vai a Forza Italia non accettano le posizioni della Lega o peggio ancora di Vannacci. Quindi è normale".

Sempre nell'area centrista, segnata dalle divisioni, l'ex ministro pentastellato Vincenzo Spadafora, oggi a capo dell'associazione Primavera, ha chiesto un "bagno di realtà" alle "realtà del centro nate di recente", e parlando al Corriere della sera ha detto che c'è la necessità di un "incontro dei capi: Renzi, Magi, Ruffini, Gabrielli, Spadafora e altri. Ovvero Casa riformista, +Europa, Più Uno e Primavera". Al di fuori della coalizione, Carlo Calenda ha continuato a pungere: secondo lui, se Conte non vincerà le primarie, "si sfilerà" dal campo largo, ha detto a SkyTg24.

Insomma, non si sa ancora chi correrà alle primarie (a parte Schlein e Conte) e nemmeno come o quando si voterà. Il confronto sul programma non è ancora iniziato. Alle elezioni potrebbe mancare un anno, se la legislatura andrà a scadenza naturale; ma secondo molte ricostruzioni il governo Meloni potrebbe anche anticipare i tempi, per votare già a maggio. In quel caso, si parlerebbe di sei-sette mesi prima delle urne, e ancora moltissimo lavoro da fare per creare davvero una coalizione di centrosinistra.

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