Con l'elezione dei presidenti di Camera e Senato, entra nel vivo la XVIII legislatura. Nella mattinata di oggi, sabato 24 marzo, Roberto Fico e Maria Elisabetta Alberti Casellati sono stati eletti rispettivamente presidenti di Montecitorio e Palazzo Madama e ora i parlamentari della nuova legislatura dovranno decidere entro due giorni a quale gruppo vorranno appartenere. Per il 27 marzo sono convocati i gruppi parlamentari per l'elezione dei rispettivi presidenti e di altre figure istituzionali necessarie al funzionamento di Camera e Senato (uffici di presidenza di Camera e Senato, elezione di Vicepresidenti, Questori e Segretari). Ciascun gruppo designerà inoltre i propri rappresentanti nelle singole Commissioni permanenti. Da fine marzo, o molto più probabilmente da inizio aprile (subito dopo Pasquetta) si aprirà ufficialmente la fase delle consultazioni al Quirinale. Il presidente Sergio Mattarella ascolterà i rappresentanti di ogni forza parlamentare, i nuovi presidenti delle Camere e l'ex presidente emerito Giorgio Napolitano e, dopo aver sondato l'esistenza di un'ipotetica maggioranza di governo, assegnerà l'incarico alla figura designata. Stando a indiscrezioni diffuse finora, il presidente Mattarella avrà un calendario molto rallentato e dovrebbe sentire un solo gruppo parlamentare per ogni giornata.

L'incarico, in assenza di una solida maggioranza di governo, potrà essere anche di tipo esplorativo, ovvero una sorta di esecutivo di prova che dovrà cercare di ottenere, come da prassi, la fiducia in entrambi i rami del parlamento. Nel corso di queste settimane di trattativa, il presidente Paolo Gentiloni continuerà a occuparsi degli Affari correnti. Una volta incassato il voto di fiducia, il nuovo esecutivo diverrà pienamente operativo e potrà iniziare a governare. Se invece l'incaricato rinuncerà, per mancanza di appoggi, si avrà un nuovo giro di consultazioni e un nuovo incarico.

E se nessuno dovesse avere numeri sufficienti per ottenere la fiducia delle Camere? In questo caso, una delle teoriche opzioni sul piatto sarebbe il ritorno alle urne. Come spiega il Sole 24 Ore, "se il presidente della Repubblica farà più tentativi, nelle forme previste di mandato esplorativo pre-incarico o incarico, si arriverà a maggio. Con i 55-60 giorni minimi di prassi previsti una volta deciso lo scioglimento, un eventuale nuovo voto cadrebbe tra la fine di giugno e luglio. Ma è improbabile pensare di riportare gli italiani alle urne in tempo di vacanze, con le scuole chiuse. Dunque si scavallerebbe l’estate, ma poi in autunno ci sarebbe il dilemma della legge di bilancio". Dunque, l'ipotesi di un ritorno al voto in tempi brevi si scontrerebbe con le esigenze istituzionali e Mattarella potrebbe propendere per una soluzione differente.