Renzi è una persona a caccia di poltrone. A tratteggiare il ritratto del segretario del Partito Democratico è l'ex alleato di Matteo Renzi, Denis Verdini, ex forzista e attuale fondatore di Ala. Verdini per due anni ha sostenuto il governo Renzi, appoggiando ogni tipo di provvedimento e riforma, soprattutto quella oggetto di referendum costituzionale. Poi, la presunta rottura, intervenuta a ridosso della formazione del nuovo governo Gentiloni, subito dopo la débâcle referendaria dello scorso 4 dicembre. Parecchi mesi dopo, Verdini, nell'ambito di un'intervista resa a Maria Teresa Meli del Corriere della Sera, racconta la sua versione dei fatti: "È stato Renzi a dirmi di non entrare nel governo Gentiloni. E io l’ho fatto senza problemi. Lui voleva un governo fragile", spiega Verdini.

"Mattarella mi dà le elezioni a giugno", disse Renzi, "ma era ovvio che non era così", sottolinea Verdini durante l'intervista. Proseguendo, Verdini racconta anche che la riforma della legge elettorale sarebbe fallita per un preciso calcolo di Matteo Renzi: "Il Rosatellum era perfetto. Ci stava anche Pisapia. Aveva 171 voti di maggioranza al Senato, senza contare Alfano. L’avevo assicurato a Matteo, che era convinto. Poi Angelino ha fatto saltare tutto perché secondo lui non gli conveniva. Renzi a quel punto si è spostato sul tedesco pensando di ottenere le elezioni il 24 settembre. Già, le elezioni erano l’unica cosa che gli interessava mentre a Berlusconi interessava e interessa solo una cosa: non fare la lista con Salvini", prosegue Verdini, aggiungendo che sul fallimento dell'accordo sulla legge elettorale "Matteo mi ha spiegato che per lui è anche meglio così. Leggo che ora vuole fare un listone da Pisapia a Calenda. Ma Calenda non lo vota, manco la madre, perché la Comencini vota a sinistra. Io sono convinto che il maggioritario si possa ancora fare".

Senatore, è sparito dai radar della politica. Sta smobilitando?
«Sciocchezze. Io sono qui, 12 ore al giorno, come sempre. Non ho nessuna intenzione di abbandonare il campo. Se vi interrogaste sul perché non sono al centro della polemica politica, capireste quanto erano strumentali quegli attacchi. Quando eravamo essenziali a Renzi e alle riforme, non c’era giorno che qualche “sinistro” non se la prendesse con noi. Adesso che Renzi non è più a Palazzo Chigi, è venuto meno lo spettro Verdini. Curioso no?».

Perché?
«La nostra azione ha vanificato il ricatto della sinistra pd, quella rimasta con i piedi nel passato e la testa nel trapassato remoto: senza di noi non ci sarebbe stato il tentativo di ammodernamento del Paese con le riforme istituzionali e neanche alcune riforme di civiltà come le unioni civili. Sul piano politico abbiamo disinnescato il potere di interdizione di Bersani & Co. e siamo stati i guardiani del riformismo e del renzismo».

Lei è per il maggioritario ed è contro il tedesco perché la soglia del 5 per cento taglierebbe fuori i partitini come il suo.
«Sbagliato: anche se sostenevo il Rosatellum, ho sempre difeso il 5 per cento. Non mi confonda con Alfano: non ho nulla a che spartire con lui».

Entrambi avete abbandonato Berlusconi per Renzi.
«Alfano ha lasciato Berlusconi nel momento di massima difficoltà per tenersi la cadrega da ministro. Noi lo abbiamo fatto senza avere in cambio poltrone per continuare quello che Berlusconi aveva cominciato: le riforme. E poi il centro di Alfano non è il mio stesso centro».

In che senso scusi?
«Io sono un ex repubblicano, risorgimentalista e spadoliniano. Sono un laico e un liberale. Ho votato le unioni civili e la legge sul fine vita, mentre Alfano faceva l’ostruzionismo, e ha votato una illiberale riforma della giustizia con il “fine prescrizione mai”».

Lei ormai critica apertamente Renzi, si sente scaricato?
«Per essere scaricati bisogna essere prima stati “caricati”. Cosa che a me non è mai successa. Renzi è ancora l’unica speranza per questo Paese. Bisogna aiutarlo a non rintanarsi nel suo Pd e a sinistra. Per il bene del Paese. A me non ne viene niente. E poi forse andrebbe pure salvato da qualche renziano…».