Venezia, il sindaco Venturini blocca la moschea a Mestre, la comunità bengalese annuncia lo sciopero: è scontro
È scontro tra il sindaco di Venezia, Simone Venturini e la comunità bengalese. Al centro il caso della moschea di Mestre. L'amministrazione ha bloccato il progetto sostenendo che la comunità non è abbastanza integrata e che al momento non ci sono le condizioni per autorizzarlo. In risposta, l'associazione dei ‘Giovani per l'umanità', che rappresenta una parte dei bengalesi a Venezia, ha annunciato uno sciopero.
Perché il Comune di Venezia ha bloccato il progetto della moschea a Mestre
Il luogo designato per la realizzazione della moschea è l'area dell'ex segheria di via Giustizia, acquistata dall'associazione qualche settimana fa per il valore di circa 1,5 milioni di euro. Il progetto però, richiede una variante urbanistica da area di destinazione commerciale a luogo di culto. L'autorizzazione è nelle mani del Comune che ha deciso di negarlo.
Secondo Venturini, i tempi non sono maturi. Il luogo di culto progettato è "faraonico e incompatibile", sostiene. "Ogni discussione intorno a qualsiasi progetto deve avere come presupposto un processo di integrazione che io oggi fatico a vedere pienamente compiuto da parte della comunità bengalese, diversamente da altre comunità", ha dichiarato. Come esempi della mancata integrazione dei bengalesi a Venezia, il sindaco di centrodestra ha citato il "proliferare di donne coperte da un velo integrale", ritardi nell'apprendimento dell’italiano e l'abbandono nei rifiuti nei quartieri a preponderanza bengalese e il decoro delle attività commerciali che, a suo dire, andrebbe rivisto.
La comunità bengalese annuncia uno sciopero: "C'erano accordi con Brugnaro"
Dal canto suo, la comunità rivendica i passati accordi con l'amministrazione precedente, di cui Venturini faceva parte."È stato l'ex sindaco Luigi Brugnaro a indicarci anni fa questa zona per la moschea, e il Comune ci ha messo in contatto con gli ex proprietari", ha dichiarato il presidente dell'associazione Prince Howlander.
Se non verrà costruita la nuova moschea, la comunità bengalese di Venezia è pronta a manifestare. Lo sciopero rischia di mandare in tilt esercizi commerciali, come bar e ristoranti, e aziende, tra cui Fincantieri, dove sono impiegati diverse migliaia di bengalesi. "E se scioperiamo noi, a Venezia, Mestre e Marghera si ferma la Fincantieri e tutto il turismo tra cucine, ristoranti ed alberghi. Volete vedere?", ha aggiunto il presidente.
L'associazione ha ricordato che il dialogo con l'amministrazione va avanti ormai da tre anni e che il centro di culto non sarebbe a uso esclusivo ‘dei bengalesi', ma di tutta la comunità musulmana. Quest'ultima conta circa 40mila fedeli. "Difenderemo il nostro diritto di avere un posto per pregare. Pregheremo in strada, o davanti al Comune, ma siamo pronti anche ad andare per vie legali e ad appellarci al presidente della Repubblica Sergio Mattarella", ha rimarcato.
Sul caso è intervenuto anche il vicepremier Matteo Salvini, che ha definito "inaccettabili le minacce di chi pensa di poter ricattare Venezia e le sue istituzioni". Il leader della Lega ha ribadito il "no alla moschea a Venezia e in tutta Italia. Stop a ogni concessione di spazi a realtà islamiche finché non ci sarà un'intesa con lo Stato italiano, nel pieno rispetto delle nostre leggi, dei nostri valori e delle nostre regole. Basta arroganza e basta ricatti", ha scritto su X.
La Lega prepara una proposta di legge per "fermare gli insediamenti islamici"
Nei prossimi giorni Salvini è atteso a Venezia per ribadire la posizione del suo partito. La Lega nel frattempo, ha annunciato di avere pronta una proposta di legge "per fermare nuovi insediamenti islamici in Italia fino all’approvazione di una nuova legge quadro nazionale e alla definizione di un'intesa con lo Stato italiano". Gli avvocati del Carroccio intolre, sono al lavoro per "segnalare alle autorità di pubblica sicurezza le gravi minacce di blocco selvaggio annunciate da esponenti della comunità islamica". La polemica è destinata a gonfiarsi ulteriormente.