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Vannacci soffia ancora voti alla Lega, Pd e M5s in calo: chi vince le elezioni, il sondaggio di Fanpage.it

Ciascuna coalizione ha i suoi problemi. Il centrodestra vede il partito di Roberto Vannacci – vera ‘spina nel fianco’ in vista delle prossime elezioni – crescere e avvicinarsi al 4%. Il centrosinistra deve trovare coesione mentre i due partiti più forti registrano un calo nei consensi. Lo rivela il nuovo sondaggio dell’Osservatorio Delphi per Fanpage.it.
A cura di Luca Pons
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Fratelli d'Italia in un certo senso ha ‘incassato' il colpo arrivato con la nascita di Futuro nazionale, il partito di Roberto Vannacci, e ora si mantiene stabile nei sondaggi politici. La Lega invece perde ancora punti. È ciò che emerge dal nuovo sondaggio dell'Osservatorio Delphi, realizzato da Piave Digital Agency in collaborazione con Sigma Consulting e pubblicato in esclusiva da Fanpage.it. Nel frattempo, nel campo progressista Pd e M5s sono in calo. La distanza tra le due coalizioni resta ristretta, e molto dipenderà dalla legge elettorale.

Fratelli d'Italia è al 27,8% dei voti. Nell'ultima rilevazione Delphi si erano profilati due scenari: se il partito di Vannacci fa parte del centrodestra, quello di Meloni va più in alto, superando il 28%; se invece Futuro nazionale corre da solo, FdI ci perde e prende il 27,6%. Il risultato di oggi sembra essere un po' una via di mezzo tra i due estremi.

Insomma, Fratelli d'Italia ha ‘lasciato' circa un punto percentuale rispetto all'inizio dell'anno, ma adesso sembra non perdere più terreno. Ben diversa è la situazione della Lega, al 7,3%.

Il Carroccio di Matteo Salvini da gennaio a oggi è calato di 1,3 punti, di cui quattro decimi nell'ultimo mese. La discesa non si arresta. Il tempo per invertire il senso di marcia c'è, ma se le cose non cambiano le prossime elezioni rischiano di essere un colpo durissimo per la Lega. Potrebbe tornare un partito di Serie B (per quantità di consensi) non solo rispetto a FdI, ma anche a Forza Italia, che invece sale al 9,2%. È un netto aumento rispetto al mese scorso, all'incirca in linea con il dato di gennaio: recuperato quasi per intero il calo improvviso di febbraio.

Sommando anche l'1,1% di Noi moderati, che resta stabile, l'attuale coalizione di maggioranza raggiunge il 45,4% dei voti. Non è poco, ma per essere tranquilli i numeri dovrebbero essere ben più alti. Anche perché da qui al prossimo anno, quando si voterà, il principale appuntamento alle urne è un referendum sulla giustizia che al momento sembra a sua volta in bilico.

Ci sono dei problemi anche dall'altra parte, però. Il Partito democratico scende al 21,1%, alcuni decimi più in basso rispetto sia a febbraio, sia a gennaio. La campagna referendaria, che pure sta avendo un certo successo, non ha portato finora a un rialzo nei consensi per il Pd.

Il Movimento 5 stelle va peggio, calando al 12,9%. Basta pensare che a gennaio risultava oltre il 14% nelle rilevazioni Delphi, mentre un mese fa era poco sotto quella soglia. Ora è quasi un punto percentuale più in basso.

Sono sostanzialmente stabili sia Alleanza Verdi-Sinistra al 6,1%, sia Italia viva di Matteo Renzi al 2,1%. La seconda forza centrista della coalizione, +Europa, cala invece al 2,1%.

Nel complesso, il campo progressista arriva al 43,9%. C'è un punto e mezzo di distanza dal centrodestra e un anno di tempo per colmarlo. Che sia il referendum, o una posizione unitaria riguardo alla guerra in Iran o altro ancora, i leader del centrosinistra iniziano ad avere il tempo contato per trovare una quadra credibile.

Restano fuori due forze che, numeri alla mano, potrebbero giocare un ruolo decisivo. Azione di Carlo Calenda è al 3%, in crescita. Finora ha sempre affermato che non intende schierarsi con alcuna coalizione. Futuro nazionale di Vannacci è al 3,9%. Un ulteriore passo avanti rispetto alla rilevazione di febbraio. Che il generale possa reggere fino alle prossime elezioni è tutto da dimostrare, ma se così fosse si parlerebbe di una forza politica vicina al 4% dei voti. E non è ancora chiaro se il centrodestra sarebbe disposto a riaccoglierlo (magari a urne chiuse) oppure no.

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