Umberto Ambrosoli: “Depenalizziamo la marijuana, il proibizionismo ha fallito”

A cura di A. P.
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L’ex candidato a governatore della Lombardia per il centrosinistra rilancia la necessità di rivedere le politiche di repressione sulla cannabis.

"A distanza di quasi un decennio dalla Legge 49 del 2006, la politica proibizionista non è riuscita né ad arginare, né a sviluppare un contrasto adeguato: sia nei confronti del consumo, sia nei confronti della produzione che del traffico illecito" di sostanze stupefacenti, per questo bisogna "attivarsi per la depenalizzazione dei reati connessi al consumo di cannabis e aprire un ampio confronto sul tema". È l'appello di Umberto Ambrosoli, consigliere regionale lombardo ed ex candidato governatore della Regione Lombardia alle scorse elezioni. In una lettera al quotidiano La Stampa Ambrosoli ricorda che "ormai il consumo diffuso di marijuana ed altre droghe leggere – trasversale tra le generazioni ed esteso su tutto il territorio nazionale – è tale da essere considerato tra le voci di cui si compone il Pil nazionale" e quindi le posizioni dei proibizionisti sono "superate dalla realtà dei fatti e restano sterili anche nei confronti della necessaria educazione verso le nuove generazioni".

La politica ha perso molte occasioni sulle droghe

"La politica finora ha perso molte occasioni importanti per confrontarsi senza pregiudizi sul tema" ha sottolineato Ambrosoli, mentre bisogna fare uno "sforzo anche culturale per superare l’emarginazione e la stigmatizzazione delle persone che fanno uso di droghe ma che non fanno alcun male agli altri". "Bisogna sfidare i luoghi comuni sbagliati, circa i mercati della droga, l’uso di droga e la tossicodipendenza, invece di rafforzarli", ha proseguito il consigliere del centrosinistra, ricordando che "come dice la Commissione globale per le politiche sulle droghe, è ora di incoraggiare i governi a sperimentare modelli di regolamentazione giuridica della droga per minare il potere del crimine organizzato e salvaguardare la salute e la sicurezza dei loro cittadini". "Politiche e strumenti che aumentino consapevolezza e conoscenza tra i giovani, stimolino campagne di dissuasione al consumo, garantiscano un maggiore controllo nell’ambito dell’abuso delle sostanze stupefacenti, possono essere forse oramai considerati più efficaci di qualsiasi politica repressiva sia nel superamento della dipendenza, sia nel contrasto alla criminalità organizzata" ha concluso Ambrosoli.

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