Tassa sui piccoli pacchi extra-UE: il governo rinvia la micro-imposta al 1° dicembre in attesa delle regole europee
Il governo italiano corre ai ripari e rinvia l'entrata in vigore della mini-tassa da due euro sui pacchi di valore inferiore a 150 euro provenienti dai Paesi extra-UE. La misura, inserita nella bozza del decreto legge all'esame del Consiglio dei Ministri, sposta infatti l'avvio ufficiale del prelievo dal 1° ottobre al 1° dicembre.
La sincronizzazione con il calendario di Bruxelles
Alla base di questa decisione cu sarebbe la volontà di sintonizzarsi con le mosse delle istituzioni comunitarie, evitando così rischiosi cortocircuiti fiscali. Proprio in queste settimane, infatti, la Commissione sta rifinendo la tassa di spedizione uniforme sulle importazioni di modesto valore, con l'obiettivo di renderla operativa entro il 1° novembre. Per questo motivo, posticipare il debutto della norma nazionale consentirebbe all'Italia di non muoversi in ordine sparso, garantendo agli operatori economici un quadro regolatorio finalmente omogeneo.
Un rinvio che pesa sui conti pubblici
Questo supplemento di attesa, tuttavia, porta con sé un conto salato per le casse dello Stato. I due mesi di proroga comportano infatti un ulteriore ammanco di 40,8 milioni di euro, che va a sommarsi ai 61,25 milioni già impiegati per coprire lo slittamento da luglio a settembre. Di conseguenza, pur considerando che l'imposta a regime dovrebbe garantire entrate annue superiori ai 240 milioni dal 2027, l'esecutivo si trova ora costretto a reperire nuove risorse di copertura per chiudere i bilanci dell'anno in corso.
Il rischio di una stangata cumulativa per i consumatori
A complicare il quadro si aggiunge poi il timore di una vera e propria stangata sugli acquisti online. La nuova tassa di gestione italiana andrà infatti a sommarsi al dazio comunitario di tre euro già in vigore dallo scorso luglio. Trattandosi di un dazio calcolato su ogni singolo articolo contenuto nella spedizione e non sul pacco complessivo, la sovrapposizione delle due gabelle rischia di produrre un prelievo del tutto sproporzionato rispetto al valore reale del bene ordinato.
I primi segnali di frenata sull'e-commerce
Ed è proprio questa incertezza ad aver già innescato una visibile contrazione dei consumi. I dati recenti mostrano come l'entrata in vigore delle prime barriere tariffarie abbia provocato un immediato calo degli ordini di piccolo taglio provenienti dalle piattaforme extra-UE. Per questa ragione, gli analisti paventano che l'aggiunta di una seconda spesa fissa finisca per scoraggiare definitivamente i flussi di acquisto che negli ultimi anni avevano raggiunto volumi record.
Nuove responsabilità e sanzioni per i colossi esteri
Per arginare le elusioni e tutelare il mercato interno, la nuova architettura doganale dell'Unione Europea ha deciso pertanto di puntare i riflettori sui grandi marketplace internazionali. Con le nuove regole, i colossi delle vendite straniere verranno considerati a tutti gli effetti importatori diretti, diventando responsabili sia delle pratiche doganali sia del versamento delle imposte. Per chi proverà a eludere le norme, la Commissione ha previsto sanzioni severe che potranno toccare fino al 6% del fatturato annuo generato sulle merci importate.
Scontro politico e disagi per la logistica
Inevitabilmente, la scelta di ricorrere all'ennesimo rinvio ha riacceso le polemiche. Se da un lato l'opposizione accusa il governo di prolungare uno stato di incertezza insostenibile per la finanza pubblica, dall'altro sono gli stessi operatori della logistica a lamentare le maggiori difficoltà. Il settore chiede infatti da mesi regole certe e stabili per poter pianificare le proprie operazioni, denunciando come questa catena di proroghe finisca soltanto per complicare la gestione tecnica delle spedizioni.