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Tampon Tax: diminuisce solo per gli assorbenti bio, ma è comunque una vittoria. Ecco perché

Il taglio al 5% alla Tampon Tax approvato ieri non è stato esente da polemiche: l’Iva sugli assorbenti rimane infatti più elevata rispetto a molti altri prodotti (fra cui i tartufi, tassati al 4%) e comunque non riguarda tutti i tipi di prodotti igenico-sanitari femminili, ma solo quelli bio, difficilmente reperibili e meno utilizzati. Fanpage.it ha contattato la fondatrice di Onde Rosa, il movimento che per primo ha lanciato la petizione per la riduzione dell’aliquota sugli assorbenti, che ci ha spiegato perché quella di ieri è comunque una vittoria.
A cura di Annalisa Girardi
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Finalmente è arrivato il taglio alla Tampon Tax. "L'Iva su tamponi e assorbenti compostabili e biodegradabili passa dal 22 al 5%. Un primo segnale di attenzione per milioni di ragazze e donne nel decreto fiscale su cui abbiamo lavorato con le deputate di maggioranza di Intergruppodonne", ha comunicato su Twitter il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri. L'annuncio arriva in seguito all'ennesimo appello di alcune parlamentari di abbassare l'aliquota sui prodotti igienico-sanitari femminili. Alcuni giorni fa, un gruppo di deputate ha preparato un video per chiedere al governo di intervenite e ridurre l'Iva sugli assorbenti, al momento al 22%.

Il messaggio, lanciato in primis da Laura Boldrini con lo slogan "Il ciclo non è un lusso", è un tentativo di sensibilizzare la politica a quella che per le donne è un'esigenza quotidiana, e che per molte si trasforma in un problema: "È una occasione da parte dello Stato sia per andare incontro alle famiglie monoreddito sia per essere veramente sensibile verso il mondo femminile. È già realtà in molti Paesi come Francia, Belgio, Inghilterra. Addirittura Canada e Irlanda prevedono l’esenzione dell’Iva sugli assorbenti", hanno affermato le deputate.

La campagna contro la Tampon Tax

Fanpage.it ha contattato Silvia De Dea, una ragazza che insieme all'amica Gaia Romani ha fondato l'organizzazione Onde Rosa, il movimento che già un anno fa aveva lanciato una campagna per ridurre la tassa.  La petizione, promossa su change.org, aveva raccolto centinaia di migliaia di firme e il Partito democratico aveva presentato un emendamento per una Tampon Tax al 10%. Tuttavia, in quell'occasione la Commissione Bilancio aveva respinto la mozione in quanto non c'erano abbastanza coperture.

"La nostra campagna è nata in maniera molto spontanea. Eravamo un gruppo di ragazze interessate e impegnate in politica, soprattutto per quanto riguarda la disuguaglianza di genere: ci siamo accorte di avere moltissime coetanee interessate alle stesse tematiche ma che non trovavano uno spazio dove potersi confrontare. Abbiamo quindi cercato di creare proprio uno spazio protetto e sicuro dove tutte le ragazze potessero sentire a proprio agio e confrontarsi liberamente", ci racconta la giovane attivista. "Abbiamo deciso di lanciare, in maniera molto spontanea questa campagna perché cercavamo un simbolo molto forte della diseguaglianza di genere anche sulle piccole cose. Abbiamo iniziato a pensarci circa un anno fa e abbiamo lanciato la campagna il 24 dicembre scorso: già dopo 20 giorni avevamo 50mila firme e il coinvolgimento di ragazze e ragazzi da tutta Italia. Dopo cinque mesi siamo arrivati a quota 250mila firme e siamo riusciti a coinvolgere alcune parlamentari".

Un primo passo

Il provvedimento che ieri ha sancito l'abbassamento dell'Iva sugli assorbenti al 5% non è comunque stato esente da polemiche. Infatti, si tratta comunque di un'aliquota più elevata rispetto a molti altri prodotti (fra cui i tartufi, tassati al 4%) e comunque non riguarda tutti gli assorbenti: la misura si applica infatti solo a prodotti bio, cioè quelli che si decompongono nel breve periodo (sei mesi gli assorbenti bio e tre mesi quelli compostabili). Si tratta di assorbenti generalmente poco diffusi e molto più cari di quelli normali, facilmente reperibili e utilizzati dalla maggioranza delle italiane, per cui l'Iva rimane al 22%.

"È vero, l’Iva è al 5%, non al 4%, e solo su una parte marginale degli assorbenti. Abbiamo vinto un piccolo round: il nostro obiettivo rimane quello di portare a casa una detassazione al 4% per tutti i prodotti igienico-sanitari femminili", commenta De Dea. Ma si tratta comunque di una piccola vittoria, spiega l'attivista: "Dal nostro punto di vista però il taglio al 5% è comunque una cosa positiva per due ragioni. La prima è che finalmente viene affrontato e trattato come un tema politico serio, mentre tre anni fa il Parlamento aveva dato zero credibilità alla cosa, al punto che quando Giuseppe Civati lo propose per la prima volta nel 2016 fondamentalmente gli risero addosso. La seconda cosa positiva è che comunque all’interno di una legge di Bilancio che si sapeva sarebbe stata molto complicata si sia comunque trovato spazio per la riduzione dell’Iva sugli assorbenti".

Il prossimo step

La fondatrice di Onde Rosa spiega che il problema ambientale non può diventare un ostacolo alla risoluzione di un tema di giustizia sociale: "Giustamente è fondamentale l’attenzione per l’ambiente, ma una donna deve essere libera di poter utilizzare quello con cui è più a suo agio per il proprio corpo senza per questo avere il peso di avere il ciclo ed essere per questo condannata come un’inquinatrice seriale. Dobbiamo continuare ad insistere su questo filone". E illustra il prossimo step del movimento: "Noi abbiamo due obiettivi, uno di tipo politico e legislativo, ossia fare in modo che la tassazione su tutti i tipi di assorbenti venga abbassata, e uno per cui le donne in situazioni di difficoltà economica riescano ad accedere a prodotti igienico-sanitari in maniera totalmente gratuita.

De Dea riconosce comunque le difficoltà, date specialmente dal fatto che in Italia ancora oggi si fa fatica a parlare di ciclo mestruale e accessibilità a prodotti igienico-sanitari trattandoli come una questione sociale trasversale e, in ultima istanza, un tema politico: "Non è una battaglia semplice. In un anno abbiamo raccolto quasi 280 mila firme, ma nonostante questo è molto complicato incidere su un tema che dovrebbe essere banale. Le istituzioni in questi anni sono state molto restie a trattarlo come un tema politico e di giustizia sociale. Per questo per quanto il provvedimento non sia assolutamente sufficiente, è comunque una piccola vittoria. Perché almeno abbiamo un precedente per cui poter affermare che stiamo trattando un tema politico e di conseguenza agire chiedendo un’implementazione dei fondi ancora maggiore", conclude l'attivista.

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