Taglio accise carburanti, dopo proroga sconto gasolio in arrivo bonus benzina e aiuti per i redditi bassi

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Bonus benzina per i redditi bassi e aiuti al settore dell’autotrasporto e della logistica: sono queste le due linee di intervento a cui pensa il governo, dopo aver varato la miniproroga del taglio delle accise sul gasolio, fino al prossimo 5 settembre. L’idea è quella di contenere il prezzo del carburante, ormai sopra i 2 euro.

Per il momento il governo ha pensato all'ennesima soluzione tampone. Contro il caro carburanti il Consiglio dei ministri di ieri ha varato soltanto una mini-proroga, fino al prossimo 5 settembre, dello sconto già esistente sul gasolio. La misura costa circa 130 milioni di euro. L'obiettivo dell'esecutivo è quello di contenere la crescita dei prezzi alla pompa, che negli ultimi giorni si è attestato sopra i 2 euro.

Come spiega il comunicato diffuso da Palazzo Chigi, il provvedimento. "in considerazione del perdurare dell'incremento dei prezzi dei prodotti energetici", proroga dal 27 agosto al 5 settembre 2026 la riduzione già in vigore di 17 centesimi al litro del prezzo del gasolio usato come carburante, tramite una riduzione dell'aliquota di accisa di 14 centesimi e dell'Iva di ulteriori 3 centesimi.

Per lo stesso periodo, spiega la nota, la stessa aliquota si applica ai gasoli paraffinici ottenuti da sintesi o da idro-trattamento e al biodiesel immessi in consumo come carburanti. È inoltre prorogato per lo stesso periodo il credito d'imposta per le imprese di autotrasporto. Alla copertura, viene specificato, si provvede mediante le maggiori entrate derivanti dalla modifica delle modalità di versamento delle ritenute sugli utili dei gruppi di maggiori dimensioni operanti nel settore energetico. Nella serata di ieri sera il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha emanato il decreto approvato in Cdm, e ha autorizzato la presentazione alle Camere del disegno di legge di conversione.

Il taglio delle accise sui carburanti, nella modulazione attuale, è in vigore ormai dal 5 agosto scorso, e segue altri 7 provvedimenti analoghi emanati dal Cdm o con decreto ministeriale a partire da metà marzo, in conseguenza del rincaro dei prezzi dei beni energetici provocato dal conflitto tra Stati Uniti, Israele ed Iran.

Fino a qui quello che è stato deciso per i prossimi dieci giorni per frenare l'impennata dei prezzi. Ma il governo, dopo una riunione dei ministri con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha fatto sapere che emanerà un provvedimento più strutturale e mirato, allo scopo di aiutare alcune categorie. I destinatari dell'intervento selettivo saranno le fasce di reddito più bisognose. Allo studio in questo momento eventuali bonus o social card, che non saranno quindi rivolti a tutti gli automobilisti, ma serviranno a sostenere le famiglie con redditi o Isee più bassi.

Cosa sappiamo delle misure selettive in arrivo per i redditi bassi

Il governo quindi ha già annunciato l'intenzione di emanare un provvedimento più strutturato, concentrato esclusivamente sulle fasce di reddito che hanno più bisogno del sostegno dello Stato.

Se la Lega punta a varare un provvedimento a sostegno delle categorie professionali maggiormente colpite dagli effetti del caro carburanti, Tajani sottolinea la necessità di sostenere "i ceti più deboli, il ceto medio, comprese le partite Iva", per evitare che il peso della crisi internazionale ricada eccessivamente sulle famiglie.

Per il momento le nuove misure non sono definite, ma da quanto è stato anticipato il governo si muove su due fronti: da una parte appunto gli aiuti in base al reddito, dall'altra il sostegno al settore degli autotrasporti e della logistica. Il motivo è chiaro: se tir e furgoni che trasportano merci nei negozi pagano di più il carburante, è inevitabile che si verifichi un effetto a cascata sui prezzi dei prodotti sugli scaffali.

Per i redditi bassi si valutano buoni benzina, che secondo quanto scrive la Repubblica verrebbero dati dai datori di lavoro ai dipendenti in forma di contributo esentasse per il lavoratore e totalmente deducibile per l'azienda. Il modello è il bonus carburante di 200 euro erogato durante il governo Draghi nella primavera 2022, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, ma in questo caso sarebbe esteso anche ai lavoratori autonomi.

Per quanto riguarda invece i sostegni al settore della logistica, l'idea è quella di sostituire l'attuale sistema del credito d'imposta con altre forme si sostegno. Per questo intervento però servono risorse, che potrebbero arrivare sotto forma di contributo da parte delle compagnie petrolifere.

Critiche dal Codacons: "Caro benzina non si combatte con l'Isee"

"No a bonus, social card o altri sostegni selettivi sulla base del reddito contro il caro-carburanti. La strategia confermata dal governo per le misure che dovranno scattare dopo il 5 settembre rischia di trasformare un'emergenza che riguarda la generalità degli automobilisti in una misura di assistenza sociale, senza incidere minimamente sui prezzi alla pompa", dice il Codacons commentando le indicazioni emerse al termine del Consiglio dei ministri.

"Il caro-carburanti non è un problema che riguarda esclusivamente le famiglie con redditi più bassi e non può essere affrontato attraverso l'Isee. Benzina e gasolio costano allo stesso modo per tutti e i rincari colpiscono indistintamente milioni di cittadini, lavoratori e famiglie".

Secondo l'associazione, "limitare gli aiuti alle sole fasce di reddito più basse avrebbe inoltre l'effetto di lasciare ancora una volta completamente esposto il ceto medio, troppo ‘ricco' per accedere ai sostegni, ma non abbastanza da poter assorbire senza conseguenze il forte aumento dei costi per gli spostamenti".

"Bonus, social card e agevolazioni selettive, inoltre – prosegue -, non avrebbero alcun effetto diretto sul prezzo di benzina e gasolio: i listini alla pompa resterebbero invariati e milioni di automobilisti continuerebbero a pagare carburanti a prezzi elevati". Per il Codacons la strada da seguire "deve essere quindi diversa: interventi automatici e generalizzati capaci di agire direttamente sul costo dei carburanti. In Italia esiste già il meccanismo delle accise mobili, che consente in determinate condizioni di utilizzare le maggiori entrate Iva generate dai rincari per ridurre la componente fiscale".

"A tale strumento deve essere affiancato un secondo meccanismo che utilizzi una quota degli extraprofitti e dei maggiori margini realizzati dalle grandi aziende per finanziare interventi di riduzione dei prezzi alla pompa – conclude -. Le risorse dovrebbero arrivare in primo luogo dai grandi operatori del settore petrolifero ed energetico e, in presenza di effettivi extraprofitti, anche da altri comparti ad alta redditività, a partire da banche e assicurazioni".

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