Stipendi, occupazione e lavoro: l’economista smonta tutti i “record” del governo Meloni

Intervista a Andrea Roventini
direttore dell’Istituto di Economia della Scuola Superiore Sant'Anna
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Dal palco per la festa del governo a Bari Meloni ha vantato i record di questi quattro anni. Il bilancio dell’economista Andrea Roventini, direttore dell’Istituto di Economia della Scuola Superiore Sant’Anna, è decisamente meno positivo: i salari reali sono ancora in difficoltà, la produttività è rimasta al palo, la crescita quasi inesistente e il Pnrr una grande occasione mancata.

Un milione e 300mila occupati in più, disoccupazione ai minimi e un tasso di occupazione mai così alto. Per il governo Meloni, che ha festeggiato il record di longevità a Bari, sono numeri da celebrare, il risultato di questi quattro anni di melonismo. Ma il bilancio dell'economista Andrea Roventini, direttore dell’Istituto di Economia della Scuola Superiore Sant'Anna, è decisamente meno positivo: i salari reali sono ancora in difficoltà, la produttività è rimasta al palo, la crescita quasi inesistente e il Pnrr una grande occasione mancata. "È stato il governo dell’immobilismo", sostiene.

Meloni vanta il traguardo di 1 milione e 300mila occupati, occupazione ai massimi storici e disoccupazione, anche giovanile, a livello più basso di sempre. Proviamo a contestualizzare meglio questi dati. Si sente dire anche lei che il governo Meloni è stato un successo?

Penso che ci sia che ci sia poco da festeggiare perché purtroppo questo è stato il governo del galleggiamento. Il governo si è trovato in dote come regalo il Pnrr, che avrebbe potuto avere un impatto trasformativo sull'economia sull'economia italiana, ma che non è stato gestito al meglio. Si è sprecata una grandissima occasione per risolvere i problemi strutturali del Paese.

Perché?

Consideriamo, ad esempio, la situazione energetica, l'Italia avrebbe potuto investire massicciamente nelle energie rinnovabili, come hanno fatto altri Paesi, dalla Spagna alla Germania. Ciò non è avvenuto, anzi abbiamo continuato a investire nel gas, e adesso siamo esposti allo un shock energetico dovuto alla crisi di Hormuz. Il nostro costo dell’energia elettrica è molto superiore a quello della media europea e doppio rispetto a quello della Spagna. Siamo inoltre il Paese in Europa con la maggiore dipendenza energetica da fonti esterne.

Se poi analizziamo del mercato del lavoro, è vero che è aumentata l'occupazione e che la disoccupazione è bassa, ma il grosso problema su cui il governo non è intervenuto riguarda il potere d'acquisto dei lavoratori. L'Italia è l'unico Paese in cui i salari reali non hanno ancora recuperato la fiammata inflazionistica post-Covid, come indicato dall’IPB, e ora c’è una nuovo rialzo dei presti dovuto allo shock energetico.

Però il governo dice che i salari sono aumentati più di quanto non abbiano fatto nei dieci anni precedenti.

È il gioco delle tre carte perché di fronte all'aumento dei prezzi, è ovvio che i salari nominali sono cresciuti, ma non abbastanza e il potere d'acquisto dei lavoratori non ha tenuto il passo. È vero che i salari reali non sono cresciuti negli ultimi 30 anni, ma da questo governo ci si aspettava, visto anche il quadro macroeconomico favorevole del Pnrr, un intervento per proteggere il potere d'acquisto dei lavoratori. Questo non è avvenuto, perché i i contratti nazionali scaduti non sono stati rinnovati, o lo sono stati con molta inerzia, danneggiando così i lavoratori. Inoltre, il governo ha flessibilizzato ulteriormente il mercato del lavoro, favorendo i contratti a termine e si è opposto al salario minimo, che protegge il potere d'acquisto dei lavoratori senza ridurre l’occupazione come mostra la ricerca economica recente.

Quindi sì, si lavora di più e magari anche più stabilmente, ma alla fine si vive peggio di prima?

Sì i lavoratori stanno peggio di prima. Basti pensare che più di un terzo dei residenti non può permettersi una settimana di vacanza. E questo dipende anche dal fatto che, come dicevo, il governo sarebbe potuto intervenire dal lato delle istituzioni sul mercato del lavoro (salario minimo e meccanismi di contrattazione collettiva), ma non l'ha fatto. È stato il governo dell'immobilismo. Purtroppo, questa situazione favorisce le imprese che puntano ad essere competitive comprimendo i salari invece che innovando. E questa modo di fare impresa straccione, fa male all’economia.

Sul fronte dei conti pubblici invece?

Per mesi il governo ha sbandierato che l'Italia sarebbe uscita dalla procedura di infrazione e purtroppo questo non è avvenuto. Il miglioramento dei conti pubblici è stato poi ottenuto con tagli lineari alla spesa e a un aumento della pressione fiscale. Tale incremento è dipeso sia dal fiscal drag (gli scaglioni IRPEF non sono stati aggiornati per l’inflazione) sia dall’aumento delle addizionali comunali e regionali. Il taglio dell’aliquote dell’IRPEF ha solo attenuato il danno. Siamo di nuovo di fronte al gioco delle tre carte.

Alla fine la crescita economica è stata debole, la produttività è ferma. Qual è il suo giudizio sulle politiche industriali di questo governo?

La crescita economica è stata debole, nonostante il Pnrr. Non si è fatto nulla per risollvere il vero problema italiano: la stagnazione pluridecennale della produttività. Per farlo è necessario investire in ricerca ed è necessario fare politiche industriali, in particolare verdi. Il governo non ha fatto politica industriale, basta guardare all’agonia dell’ILVA e alla crisi ormai irreversibile dell’industria automobilistica.  Ha invece scelto di aumentare la spesa militare, una spesa pubblica cattiva dato che più della metà se ne va in acquisti di armamenti esteri. Tutto questo mentre la sanità è in crisi e il rapporto tra spesa sanitaria e PIL dell’Italia è tra i più bassi dei Paesi sviluppati.

Proprio ieri il ministro Giorgetti ha ipotizzato un rialzo delle stime sulla crescita economica, che potrebbero portare all'uscita dell'Italia dalla procedura di infrazione Ue. Lei come la vede?

Me lo auguro. Nel frattempo, il governo non è riuscito a raggiungere l’unico obiettivo che si era imposto.

È un tema che si collega al cantiere sulla manovra,  l'ultima di questa legislatura su cui il governo proverà a giocarsi il tutto per tutto.

È l'ultima occasione per questo governo per fare qualcosa di strutturale per l'economia del Paese, ma credo che sarà una una legge di bilancio pre-elettorale. Le risorse sono poche, anche perché le abbiamo sprecate in malo modo per sterilizzare l'aumento del prezzo della benzina e del diesel. Probabilmente ci sarà una manovra simile a quelle passate dove si distribuiranno bonus, mance e mancette ai vari gruppi di interesse che sostengono il governo, mentre si indebolirà la lotta all'evasione fiscale con un'ultima tornata di condoni. Spero di sbagliarmi ma credo che sarà una una legge di bilancio pessima.

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