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Il governo Meloni si sceglie gli amici peggio di Ranucci

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Dal duo Trump-Netanyahu che ha messo in ginocchio la nostra economia con la guerra in Iran al caso dei “dublinanti” di ritorno in Italia, grazie a un Patto voluto da Meloni col beneplacito delle destre europee, la capacità del nostro governo di scegliersi gli amici peggiori e nel mettersi nei guai da solo non ha eguali.

A proposito di guardarsi dagli amici. A proposito di mettersi nei guai da soli. No, non stiamo parlando di Sigfrido Ranucci, ma del governo italiano. Del suo incredibile talento, dopo il duo Trump-Netanyahu, di farsi mettere nei guai da quelli che credeva fossero dalla sua parte. E della vicenda dei cosiddetti “dublinanti”, migranti che dovranno tornare in Italia dalla Germania per effetto di un patto europeo sulle migrazioni che il duo Meloni-Piantedosi ha chiesto, voluto e rivendicato come un proprio successo.

Dall’inizio. Il regolamento di Dublino, firmato dai Paesi dell’Unione Europea, dice che il primo Stato membro in cui viene registrata una richiesta di asilo è quello responsabile della richiesta d'asilo di un rifugiato. Di fatto, è un accordo che penalizza i Paesi di primo sbarco, come l’Italia, la Spagna e la Grecia, che devono gestire la quasi totalità delle richieste d’asilo dei migranti che vogliono venire in Europa. E a cui, nella stragrande maggioranza dei casi, non frega nulla di stare in Italia, ma vogliono andare in Paesi che di primo sbarco non sono, come Germania e Francia.

Comunque: la destra italiana, quella che non vuole i migranti, non solo ratifica il trattato di Dublino nel 2003 – governo Berlusconi II – ma si allea in Europa a quelle forze politiche e a quei governi contrari ai principi di solidarietà europea, che non vogliono accollarsi oneri che spettano ai Paesi di primo sbarco e che Dublino non lo vogliono proprio toccare.

Non solo: ma sempre la destra italiana – con la famigerata Bossi-Fini – riesce a fare una legge sull’immigrazione che di fatto prevede che l’unico canale d’ingresso possibile di un migrante in Italia sia quello della richiesta di asilo politico. Risultato? Un numero enorme di richieste da gestire e di richiedenti asilo che rimangono qua in attesa che venga decisa la loro sorte. Che il più delle volte scappano dai centri di detenzione per cercare di andarsene in Francia o Germania o finiscono per ingrossare le fila del lavoro nero e del caporalato, se non peggio.

Nonostante le destre e i governi sovranisti tipo quelli di Polonia e Ungheria, comunque, nel 2016, dopo la crisi migratoria dei profughi siriani, il Parlamento Europeo riesce ad aprire una discussione su una riforma del Trattato di Dublino, che preveda qualche forma di solidarietà europea nel gestire le richieste di asilo. Buon per noi, insomma. Peccato che, dopo anni di discussioni, la destra italiana, ancora una volta, si metta di traverso. E una volta arrivata al potere, nel 2022, decida di puntare tutto sui centri di detenzione in Paesi extra UE, modello Albania.

Il ragionamento, dal loro punto di vista, non fa una piega: perché preoccuparsi di chi deve gestire le richieste d’asilo? Aviotrasportiamo i migranti che sbarcano in Europa in una bella prigione in Albania o in Ruanda, valutiamo le loro richieste con calma, e poi decidiamo se accoglierli o rimpatriarli. Alla Germania e ai Paesi non di primo sbarco non sembra vero: di fatto l’Italia dice loro che abbiamo scherzato, che non c’è nulla da redistribuire.

Peccato che i centri in Albania fun-zio-ne-ran-no, ma non si capisce bene quando. Che col Ruanda e con altri Paesi terzi nessuno abbia firmato mezzo accordo – e chi ci ha provato come il Regno Unito ha dovuto cancellare l’accordo dopo due anni di fallimenti. Che in virtù di questo nuovo patto, gli accordi coi Paesi extra Ue e i relativi costi se li dovranno smazzare gli Stati membri, cioè gli Stati di primo approdo, cioè noi.

Peccato soprattutto, che nel frattempo, ora che questo nuovo Patto Europeo per le migrazioni e l’asilo è stato approvato con grida di giubilo di Meloni & co, quei richiedenti asilo che erano stato redistribuiti nel resto dell’Unione grazie ad accordi solidarietà europea – i cosiddetti “dublinanti”, per l’appunto – ora devono tornare in Italia per ricominciare daccapo il processo di richiesta d’asilo politico. Questo ha detto la Germania, del nostro amico cancelliere Friedrich Merz, in soldoni: avete voluto voi il Patto, di che vi lamentate?

Il resto, per l’appunto, è tragicommedia all’italiana. Meloni che si gode le ferie e non commenta. Salvini, leader di un partito che parla di immigrazione 99 giorni sì e uno no, che decide che è il giorno No, e che prova a spostare l’attenzione sul caso Ranucci, chiedendogli un passo indietro per il caso Lavitola, non si capisce a che titolo. Tajani che blatera di Ong tedesche che portano migranti in Italia, e non si capisce che c’entri.  Mentre a Vannacci non sembra vero che il governo gli stia facendo l’ennesimo, clamoroso, regalo elettorale. A proposito del fatto che a volte, davvero, è meglio tenersi da conto i nemici, anziché gli amici.

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