La crisi di governo sembra non avvantaggiare nessuno, o quasi, almeno in termini elettorali. Gli ultimi sondaggi, analizzati da Giovanni Diamanti sulle pagine del Messaggero, evidenziano da una parte un calo dei consensi per il centrodestra e dall’altra un avanzamento di Pd e Movimento 5 Stelle che non basta, però, a riavvicinarsi in termini di voto alla coalizione di Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi. Il primo problema di questa crisi è che in tanti non l’hanno capita. Il 42% degli italiani, secondo un’indagine Ipsos, non ha capito quali siano le ragioni che hanno portato alla crisi.

La crisi, però, ha indebolito il governo Conte. Non solo in quanto a numeri parlamentari, ma anche a livello di fiducia degli italiani: solo il 25%, secondo un sondaggio Emg, pensa infatti che il governo esca rafforzato dal voto di fiducia, mentre il 58% ritiene che l’esecutivo sia più debole. Lo stesso sondaggio, inoltre, valuta anche il possibile impatto di un eventuale partito di Conte, stimato al 9,1%. Un’altra rilevazione, effettuata da Swg, evidenzia un dato ben maggiore per un partito di Conte, tra il 15% e il 17%, raccogliendo voti dagli indecisi, dal M5s, dal Pd, ma anche da altri partiti e dal centrodestra.

Nella settimana della crisi a perdere più consensi è comunque il centrodestra. La Lega retrocede di quasi un punto, fermandosi al 22,3%. Non sorride neanche Fratelli d’Italia, che scende dello 0,7% e si ferma al 16,5%. Al contrario cresce il Pd, raggiungendo il 20,1%, con uno 0,7% in più. Guadagna più di un punto percentuale il Movimento 5 Stelle, ora al 15,8%. E cresce, di mezzo punto percentuale, Forza Italia: è al 6,4%. Il partito di Conte farebbe perdere consensi al Pd (che scenderebbe al 15,4%) e al M5s (fino al 10,1%). Però potrebbe essere fondamentale per provare a competere con il centrodestra. L’alleanza Pd-M5s, infatti, da sola non è ancora competitiva. Motivo per cui in caso di ritorno alle urne sarebbe fondamentale l’apporto di una lista Conte, magari andando a prendere voti importanti sia dal bacino dell’astensione che dai moderati di centrodestra.