Il partito di Conte potrebbe valere più dell’11% dei voti e farebbe aumentare anche i consensi dell’attuale maggioranza. È questo il quadro emerso dal sondaggio effettuato dall’istituto Tecnè per Quarta Repubblica, trasmissione di Rete 4. La rilevazione parte dalle intenzioni di voto con la situazione attuale: la Lega rimane il primo partito al 25,8%, seguito dal Pd al 19,7%. Più distanti tutti gli altri partiti, con Fratelli d’Italia al 15,6% e davanti al Movimento 5 Stelle, ora al 14,9%. Forza Italia raggiungerebbe l’8,4%, mentre Azione scavalcherebbe tutti gli altri partiti più piccoli raggiungendo il 3%. Al 2,8% troviamo Italia Viva di Matteo Renzi, al 2,7% La Sinistra e all’1,7% sia +Europa che i Verdi. Il tasso di incerti e astenuti sarebbe al 42,8%. Questo, quindi, è lo scenario attuale, senza considerare la potenziale nascita del partito di Conte: la maggioranza sarebbe al 40,1%, le opposizioni di centrodestra al 49,8%.

Sondaggi, cosa succederebbe con il partito di Conte

La Lega rimarrebbe il primo partito anche se nascesse un partito di Conte, ma perdendo qualche consenso e fermandosi al 25,5%. Aumenterebbe, però, il distacco dal Pd, che non andrebbe oltre il 15,6%, tallonato da vicinissimo da Fratelli d’Italia al 15,5%. Poi ci sarebbe proprio il partito di Conte, all’11,2%. Sarebbe davanti anche al Movimento 5 Stelle, che si attesterebbe al 9,6%. Forza Italia sarebbe all’8,2%, mentre cambiarebbe poco più dietro, con Azione al 2,9%, Italia Viva al 2,7%, La Sinistra al 2,4%, +Europa all’1,7% e i Verdi all’1,5%. Sarebbe leggermente in calo il tasso di incerti e astenuti, al 42,1%. Cambierebbe, così, solo parzialmente l’equilibrio tra maggioranza (in crescita al 41,5%) e opposizione (in calo al 49,2%).

Da dove vengono i voti al partito di Conte

Tecnè analizza anche l’origine dei consensi potenziali del partito di Conte. Si tratterebbe dell’11,2% dei voti, ovvero 3,1 milioni. Di questi, 1,4 milioni verrebbero dal Movimento 5 Stelle, 1,1 milioni dal Pd mentre altri 300mila da altri partiti e altrettanti da incerti e astenuti. Infine, lo stesso sondaggio chiede agli elettori un parere sugli Stati generali dell’economia: sono ritenuti utili dal 21% degli intervistati, poco utili dal 24% e inutili dal 41% del campione. Non si esprime il restante 14%.