Madia

Sette miliardi. Tanti ne servono, secondo i sindacati, per "restituire dignità ai lavoratori pubblici". E adesso le sigle pressano il governo sul rinnovo dei contratti per i dipendenti della pubblica amministrazione, scaduti da sette anni. L'anno scorso la Corte Costituzionale ha dichiarato con sentenza illegittimo il blocco della contrattazione da agosto del 2015, escludendone la retroattività per evitare voragini nel bilancio dello Stato. Il costo dei mancati rinnovi 2010-2015 era stato poi quantificato dall'Avvocatura generale in 35 miliardi. Lo scorso 26 luglio il ministro Marianna Madia ha incontrato i sindacati e ha dato tempo fino a circa il 10 settembre per avanzare le proposte in sede Aran. A questo seguirà poi un altro incontro, e poi Madia formalizzerà l’atto di indirizzo.

Per la Cgil, trentacinque miliardi per cinque anni come certificato dall’Avvocatura dello Stato "equivarrebbero a 7 miliardi per ogni anno". "Al lordo delle tasse, per 3,3 milioni di dipendenti pubblici significherebbe almeno 212 euro persi al mese per ogni anno, destinati a crescere. Questa sarebbe la perdita retributiva dovuta al blocco dei contratti", ha dichiarato Michele Gentile, coordinatore del dipartimento del pubblico impiego della Cgil. Secondo il segretario generale della Uilpa, Nicola Turco, per il rinnovo triennale servono risorse certe e "7 miliardi sono il minimo per restituire dignità e professionalità ai lavoratori": "Dopo sette lunghi anni penalizzazione retributiva, la riapertura della contrattazione nel Pubblico Impiego presuppone la disponibilità di nuove risorse, che siano sufficienti a garantire un recupero adeguato del potere di acquisto da parte dei dipendenti pubblici". Per Turco, "bisogna agire sulla politica dei bonus, sulle consulenze esterne nella pubblica amministrazione, sulla reinternalizzazione dei servizi, sul sistema degli appalti e degli acquisti e restituire anche ai lavoratori il frutto del lavoro compiuto con la lotta all’evasione fiscale".

Giovanni Faverin, segretario generale della Cisl-Fp, ha specificato che i "salari dei lavoratori della pubblica amministrazione hanno perso 10,4 punti di Ipca" e che "il minimo che serve per rinnovare i contratti è tra i 7 e gli 11 miliardi" nel triennio. Considerato anche che, secondo il sindacato, gli stipendi sono tornati ai livelli del 2001: nel 2009 un dipendente pubblico percepiva in termini nominali circa 4.300 euro in più rispetto ad un lavoratore del settore manifatturiero; oggi percepisce 1.300 euro in meno.

Nel frattempo il Codacosn ha presentato un ricorso collettivo al Tar del Lazio contro il blocco degli stipendi, a nome dei primi 2.000 dipendenti pubblici che chiedono risarcimento danni e indennizzo per perdita di potere d’acquisto. La richiesta presentata al giudice è una condanna per lo Stato al pagamento di 10.400 euro ad ogni ricorrente.