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Si torna a parlare di ratifica del Mes, ma il governo Meloni non ha ancora deciso: a che punto siamo

L’Italia si è presa l’impegno di ratificare la riforma del Mes da quasi due anni, ed è l’ultimo Paese tra quelli coinvolti che non l’ha ancora fatto. Giovedì i ministri della Finanza dell’Eurogruppo torneranno sul tema. La linea del centrodestra e del governo Meloni, però, non è ancora chiara.
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A cura di Luca Pons
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Presto la ratifica del Mes, o Meccanismo europeo di stabilità, tornerà al centro del dibattito politico. Giovedì 7 dicembre, infatti, a Bruxelles si riuniranno i ministri delle Finanze dell'area euro, e all'ordine del giorno c'è anche "il punto sui progressi compiuti con la ratifica" della riforma del Mes. L'Italia, va ricordato, è l'ultimo Paese che non ha ratificato la riforma approvata due anni fa da tutti i governi coinvolti (incluso quello italiano).

In mancanza di una ratifica da parte del Parlamento italiano entro la fine dell'anno, non potrà entrare in vigore la riforma del Mes, che prevede alcuni meccanismi di salvaguardia per i Paesi che ne fanno parte: a grandi linee si tratta di prestiti che possono scattare se l'economia di uno Stato o il suo sistema bancario vanno in crisi. Nel 2021 tutti i governi dei Paesi firmatari del Mes avevano concordato una riforma, e da allora uno dopo l'altro gli Stati hanno ratificato questa modifica. L'Italia, invece, no.

I governi passati (Conte e Draghi) hanno evitato la questione, rimandando di volta in volta la ratifica, e ora tocca al centrodestra, che si è sempre opposto al Mes e alla sua riforma. La contrarietà al meccanismo è un punto politico: Giorgia Meloni ha garantito più volte che l'Italia non lo utilizzerà durante il suo governo, anche se questo è diverso dalla ratifica, che sarebbe semplicemente un'approvazione formale della riforma del Mes, senza nessun impegno a usarlo.

Il problema è che votare contro la ratifica creerebbe forti tensioni diplomatiche, dato che tutti i Paesi dell'Eurozona hanno già dato l'ok. Così, in diverse occasioni Meloni ha evitato o rimandato l'argomento Mes. La sua argomentazione ora è che sia "inutile parlarne" prima che l'Unione europea abbia concordato la riforma del Patto di stabilità e crescita. Si tratta, in pratica, delle regole che l'Ue si dà sui bilanci economici degli Stati e i paletti che questi devono seguire. La riforma del Patto è in discussione in queste settimane, e la posizione ufficiale del governo italiano è che sia meglio aspettare la fine dei negoziati prima di discutere la ratifica del Mes.

Quest'estate le forze del centrodestra avevano evitato di arrivare a un voto sulla ratifica, approvando invece una sospensiva. A fine novembre il tema avrebbe dovuto tornare in Aula alla Camera, ma è stato fatto slittare un'altra volta, senza fissare un'altra data precisa per la discussione. Ormai mancano poche settimane alla fine dell'anno, e il Parlamento sarà impegnato tra le altre cose anche con la discussione della legge di bilancio. Sembra possibile che l'Italia manchi effettivamente la scadenza del 31 dicembre per votare la ratifica.

Questo farebbe sì che il meccanismo non possa partire per nessuno dei Paesi che ne fanno parte. In sostanza, il governo Meloni e il centrodestra italiano impedirebbero quindi a tutti gli altri Stati di utilizzare questo meccanismo finanziario se ce ne fosse bisogno. A quel punto, la pressione politica dei Paesi dell'Eurozona potrebbe aumentare ulteriormente, per spingere l'Italia verso una ratifica.

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