video suggerito
video suggerito

Cos’è il Mes, come funziona e la posizione dell’Italia sul Meccanismo europeo di stabilità

Il Mes, o Meccanismo europeo di stabilità, è un’organizzazione intergovernativa che gestisce un fondo, noto anche come fondo salva-Stati. Nel 2021 il suo regolamento è stato riformato, con l’approvazione anche dell’Italia. Ora, però, il governo italiano è l’ultimo rimasto a non aver ratificato quella riforma.
A cura di Luca Pons
71 CONDIVISIONI
Immagine

Il Meccanismo europeo di stabilità, più noto come Mes, è una organizzazione intergovernativa, cioè composta e guidata dai governo dei venti Paesi che usano l'Euro, non inserito tra le istituzioni dell'Unione europea. Ciascuno dei Paesi contribuisce a un fondo, il cosiddetto fondo salva-Stati, che esiste per essere utilizzato nel caso in cui uno dei membri si trovi in forti difficoltà finanziarie e ne faccia richiesta. Il capitale di questo fondo è di 708,5 miliardi di euro, e può arrivare a prestare fino a 500 miliardi di euro ai Paesi che ne hanno bisogno. È una parte della strategia per garantire la stabilità finanziaria della zona Euro.

Il Mes è nato nel 2012, in seguito alle crisi bancarie che si erano verificate in molti Stati dell'Eurozona, Italia inclusa. Diversi anni dopo, in seguito a lunghe discussioni sulle modalità con cui dovesse essere usato, è iniziato il processo di riforma del Mes, per cambiarne le regole. L'ok dei governi è arrivato nel gennaio 2021, sotto il governo Conte in Italia. Poi, come per tutti i trattati, la palla è passata ai vari Parlamenti nazionali che dovevano ratificare la decisione, cioè approvarla con un voto.

Ad oggi, l'Italia è l'ultimo Paese rimasto che non ha ancora effettuato questa ratifica e nelle ultime settimane il tema è tornato al centro del dibattito. I partiti del governo Meloni si sono duramente opposti, soprattutto Lega e Fratelli d'Italia, mentre Forza Italia ha una posizione più moderata, anche perché nel 2012 il Popolo della libertà votò a favore del Mes. Da quando è entrato in carica, il governo ha rimandato la questione come i suoi predecessori, anche con decisioni insolite come quella di non presentarsi al voto in commissione. Bocciare la ratifica, infatti, sarebbe una mossa decisamente mal vista a livello internazionale e con possibili conseguenze sulla credibilità economica dell'Italia. L'approvazione, invece, sarebbe uno smacco politico per i partiti che vi si sono sempre opposti.

Cos'è il Mes e come funziona

Il Mes (Meccanismo europeo di stabilità) è un'organizzazione che gestisce un meccanismo finanziario. L'organizzazione è guidata dai governi dei venti Stati della zona Euro (erano 19, ma a marzo 2023 si è unita anche la Croazia che ha adottato l'euro) e ha una sua struttura interna nominata proprio dai Paesi membri. L'attuale direttore è il lussemburghese Pierre Gramegna, ex ministro delle Finanze nel suo Stato. Il Mes gestisce un fondo che può arrivare potenzialmente a 704,8 miliardi di euro, pagato dagli Stati, e può darne in prestito fino a 500 miliardi.

Nei suoi primi anni, un ristretto gruppo di Paesi ha richiesto l'attivazione del Mes in situazioni in cui aveva bisogno di risorse: Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna e Cipro. Il suo funzionamento, in linea di massima, è di fare un prestito. Se un Paese ha delle difficoltà finanziarie e ne fa richiesta, i soldi possono arrivare dal fondo del Mes. Se lo Stato che lo chiede ha una situazione di debito pubblico particolarmente alto, in cambio del prestito deve impegnarsi a intraprendere delle riforme – concordate – che migliorino il quadro e rendano più ‘sostenibile' il debito. Non c'è l'obbligo di attivare il Mes, cioè di chiedere il prestito, per alcun Paese.

Quando è nato e chi lo gestisce

Il Mes è nato nel 2012. Già dal 2010 l'Unione europea aveva iniziato a pensare uno strumento stabile, e non temporaneo come era stato in precedenza, per affrontare le crisi della zona Euro. Non a caso, erano gli anni della crisi finanziaria iniziata nel 2008, che stava colpendo anche gli Stati e le banche europee. Il 2 febbraio del 2012 gli Stati membri (allora erano 17) firmarono l'accordo con cui nacque il Mes. In Italia era in carica il governo Monti, e sia il Pd che il Popolo delle libertà votarono a favore. Tra i futuri fondatori di Fratelli d'Italia, alla Camera Guido Crosetto si oppose e Giorgia Meloni non partecipò al voto. La Lega Nord, invece, votò contro.

A gestire il Mes sono i governi degli Stati membri: il "Consiglio dei governatori" è composto dai ministri dell'Economia dei venti Paesi che aderiscono al patto, e prende all'unanimità le decisioni più importanti. Tra l'altro i "governatori" nominano anche il Consiglio di amministrazione e il direttore generale, che al momento è il lussemburghese Pierre Gramegna. Prendono parte alla gestione, ma solo come osservatori, anche il commissario europeo all'Economia e la presidente della Banca centrale europea.

Qual è la funzione del Meccanismo europeo di stabilità

Il Mes ha fondamentalmente una funzione: concedere prestiti ai suoi Paesi membri, quando questi ne hanno bisogno. Il bisogno può arrivare perché gli Stati non riescono a finanziarsi sul mercato, ad esempio perché sono in una situazione di crisi e i mercati non intendono prestargli soldi. Così, per evitare che ci sia della speculazione finanziaria e la crisi peggiori, può intervenire il fondo del Mes a garantire che quel Paese non andrà in default. Ci sono due forme di prestito, in base alle condizioni in cui si trova il Paese che lo riceve:

  • i prestiti veri e propri vanno a quei Paesi che hanno un debito pubblico molto alto. In questi casi, in cambio dei soldi in prestito il governo del Paese firma con il Mes un accordo in cui si impegna a fare delle specifiche riforme per ridurre il proprio debito, dette "programma di aggiustamento macroeconomico"
  • la linea di credito precauzionale, invece, è rivolta ai Paesi che hanno un debito pubblico sostenibile e un'economia "sana", ma per una serie di motivi si sono trovati in difficoltà. In questo caso, le condizioni sono molto meno stringenti. Quest'ultima possibilità, però, sarà attivata solo quando tutti i Paesi avranno ratificato la riforma del Mes concordata nel 2021.

Le quote di partecipazione al Mes

Ciascuno dei Paesi dell'area Euro contribuisce al Mes, versando una quota iniziale che resta come ‘fondo cassa' da 80 miliardi di euro e impegnandosi a versarne un'altra, più grande, nel caso in cui uno dei membri abbia bisogno di un prestito. Il massimo capitale raggiungibile è di 708,5 miliardi di euro. L'Italia è il terzo Paese che ha versato di più: 14,2 miliardi di euro, con l'impegno a versarne fino a 125 miliardi in emergenza.

Al primo posto c'è la Germania (21,6 miliardi versati, che possono diventare fino a 189,4 miliardi), poi la Francia (16,2 miliardi contro i possibili 142,2 miliardi). La Spagna ha contribuito con 9 miliardi impegnandosi fino a 83 miliardi. Seguono poi Paesi Bassi, Belgio,Grecia, Austria, Portogallo, Finlandia, Irlanda, Slovacchia, Croazia (l'ultimo membro, che dal 2023 al 2027 verserà i suoi 422 milioni di euro). E poi ancora Slovenia, Lituania, Lettonia, Estonia, Lussemburgo, Cipro e infine Malta, che ha versato 72 milioni di euro con un impegno fino a 632 milioni.

Cosa prevede la riforma del 2021

A gennaio 2021, i governi dei Paesi membri hanno firmato la riforma delle regole del trattato. Da allora è partito il processo di ratifica da parte dei Parlamenti, in cui oggi manca solo l'Italia. La riforma del Mes prevede alcune modifiche tecniche.

Una delle principali è che il Mes darebbe un sostegno, in caso di emergenza, non solo agli Stati ma anche alle banche. Infatti, fornirebbe un "backstop" (una "rete di protezione", per così dire) al Fondo di risoluzione unico, che attua un meccanismo simile a quello del Mes ma per le banche dell'Eurozona. È difficile che questo backstop verrebbe usato, dato che si attiverebbe solo se il Fondo per le banche esaurisse tutte le risorse. Ma, in quel caso, il Mes potrebbe intervenire per evitare una crisi bancaria.

Ci sono poi delle modifiche alle condizioni di accesso ai prestiti – la linea di credito precauzionale di cui sopra – e un cambiamento alla modalità per utilizzarlo. La richiesta viene semplificata: chi ha i titoli di Stato di un Paese in crisi, per richiedere il Mes, non dovrà effettuare una doppia votazione come accade oggi, ma una sola votazione a maggioranza. In sostanza, rende più facile accedere ai fondi, ma riduce anche lo spazio di discussione per prendere questa decisione.

La ratifica dell'Italia e degli altri paesi europei

Dopo la firma nel 2021, è iniziato il percorso di ratifica della riforma del Mes. Dei 19 Stati membri all'epoca, sono 18 quelli che l'hanno già effettuata. Lo stesso ha fatto la Croazia, che si è unita all'accordo dopo l'approvazione della riforma. Manca solamente l'Italia.

In passato, anche la Germania ha esitato sulla ratifica. Tuttavia, il 9 dicembre 2022 la Corte costituzionale tedesca ha respinto un ricorso che alcuni parlamentari avevano presentato proprio contro la ratifica. Con quella decisione, la Germania ha completato l'iter e ha lasciato l'Italia da sola nella lista degli "scettici".

In Italia dal momento della firma si sono succeduti tre governi: il secondo governo Conte, il governo Draghi e il governo Meloni. Il primo era sostenuto dal Movimento 5 stelle, storicamente contrario alla misura, e complice l'emergenza della pandemia non ha dato priorità alla ratifica nelle poche settimane in cui è rimasto in carica dopo la firma. Il governo di Mario Draghi, in carica dal febbraio 2021, aveva una maggioranza ancora più composita – tutti i principali partiti tranne Fratelli d'Italia – che si sarebbe probabilmente spaccata se la ratifica del Mes fosse andata in Parlamento. Il governo Meloni, invece, ha chiarito più volte la sua posizione critica.

La posizione del governo Meloni sul Mes

I partiti del governo Meloni si sono sempre opposti duramente al Mes, fin dalla sua nascita. Dall'inizio del suo mandato prima ha rimandato il tema alla decisione della Corte costituzionale tedesca, poi ha detto che sarebbe servito un ampio dibattito in Parlamento. Il 30 novembre, proprio la Camera ha approvato una mozione che impegnava il governo a non approvare la ratifica, per quanto sia una decisione che spetta ai parlamentari.

Lega e Fratelli d'Italia hanno mantenuto posizioni decisamente critiche, mentre Forza Italia e altri esponenti sono parsi più moderati sul tema. In ogni caso, il disegno di legge per la ratifica è arrivato in commissione alla Camera e per evitare di dare un voto favorevole i parlamentari della maggioranza non si sono presentati. Infatti, approvare la ratifica sarebbe vista come una sconfitta politica, mentre bocciarla scatenerebbe reazioni internazionali decisamente negative che il governo vuole evitare.

La posizione espressa da Giorgia Meloni e dal resto del suo governo è che al momento il Mes non sia una priorità, e che non abbia senso ratificarne la riforma mentre viene discusso il nuovo Patto di stabilità e crescita nell'Unione europea. Si tratta di un altro trattato economico, per il quale i negoziati dureranno ancora diversi mesi con tutta probabilità. Nel frattempo, però, il 30 giugno il testo della ratifica arriverà in Aula. Sembra probabile che la maggioranza rinvierà ancora i lavori, fino a settembre, dopo la pausa estiva di agosto.

71 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views