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Caso Mes, tensioni nella maggioranza: cosa succede quando la riforma arriva in Aula

Scoppia ancora il caso Mes. E nella maggioranza è il caos, tra ortodossi contrari e chi si dimostra più possibilista, sottolineando che ratificare la riforma non voglia dire accedere al fondo Salva Stati.
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A cura di Annalisa Girardi
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Il Mes, o meglio la ratifica della riforma che lo riguarda, continua a infiammare il dibattito politico. In commissione Esteri alla Camera la maggioranza ha deciso di astenersi, lasciando che il testo passasse con i soli voti a favore di Pd e Terzo polo. Non è chiaro cosa faranno i partiti del centrodestra (ma anche il Movimento Cinque Stelle) in Aula. È certo, però, che mentre alcuni continuano a dirsi categoricamente contrari, altri sembrano più possibilisti.

Pensiamo alla Lega. Matteo Salvini, dall'inizio delle trattative sulla riforma fino al primo accordo, si era sempre detto contrario e aveva accusato l'allora presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, di aver negoziato sul Mes all'insaputa degli italiani, svendendo i loro risparmi. Ora però diversi esponenti del Carroccio stanno affermando che non ci sia alcun rischio di questo tipo nel ratificare la riforma del Mes. In primis, c'è il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, a dirlo. Non solo: anche il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, in un'intervista a La Stampa ha puntualizzato che dare il via libera alla riforma non significhi accedere al fondo Salva Stati.

L'Italia rimane l'ultimo Paese dell'Eurozona a non aver approvato le modifiche al Mes e continua a ricevere pressioni dall'Eurogruppo affinché si possa procedere con la piena ratifica. "Non ideologizziamo – dice ora Fedriga – è importante fare una distinzione: ratificare la riforma del Mes non significa utilizzare il Mes, non sono la stessa cosa".

Non manca molto all'arrivo in Aula del testo. A quel punto, se vuole evitare che venga approvato con i voti dei dem, di Azione e di Italia Viva, la maggioranza si dovrà esprimere. Non è ancora chiaro, però, in che modo intenda farlo, se voterà compatta o meno. Il renziano Luigi Marattin ha detto al Sole 24 Ore che comunque il suo partito è pronto a replicare quanto avvenuto in commissione, facendo quindi passare la ratifica con i soli voti di parte dell'opposizione. " Se non lo facessimo, dimostreremmo l'incapacità e l'irresponsabilità del governo, ma faremmo un danno al Paese. E per me lo scopo ultimo della politica non è battere l'avversario, ma fare il bene del Paese", ha detto.

"Il dibattito sulla ratifica del Mes è ormai stucchevole. Incomprensibile sia all’opinione pubblica del nostro Paese, sia agli altri Stati membri dell’Unione europea, il dibattito appassiona solo la politica italiana", ha commentato il senatore a vita Mario Monti in una colonna del Corriere della Sera. "È ora di uscire da questo indegno spettacolo che mortifica l’intelligenza degli italiani ed è manna per chi in Europa ama dileggiare l’Italia e il bizantinismo della sua politica. Si adotti una linea pragmatica. Si lasci a ciascuno la possibilità di tenersi le proprie convinzioni, siano esse millenaristiche, apocalittiche o agnostiche. In ogni caso la salvezza o la dannazione, per chi ci crede, potrà dipendere dall’uso che eventualmente il governo italiano potrebbe fare, in futuro, degli strumenti previsti dal Mes, non dalla ratifica in sé".

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