Le polemiche sul Mes, il fondo Salva-Stati dell'Eurozona, non sembrano destinate a esaurirsi brevemente. In questi giorni il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, sono stati duramente attaccati in primis dall'opposizione di Lega e Fratelli D'Italia, ma si sono anche trovati sotto il fuoco amico di Movimento Cinque Stelle e Liberi e Uguali. A scatenare quello che Conte ha definito un "delirio collettivo" è stato il leader del Carroccio, Matteo Salvini, che qualche giorno fa ha acceso i riflettori sul Meccanismo europeo di stabilità affermando: "Pare che, nei mesi scorsi, Conte o qualcuno abbia firmato di notte e di nascosto un accordo in Europa per cambiare il Mes, ossia l'autorizzazione a piallare il risparmio degli italiani. Non lo lasceremo passare. Sarebbe alto tradimento, se qualcuno senza interpellare Parlamento avesse trasformato il fondo salva stati in un fondo ammazza-Stati".

E ancora: "Se qualcuno ci infila in questa gabbia del Mes, i titoli di Stato rischiano di valere sempre meno. Se qualcuno ha firmato all'oscuro del popolo e del Parlamento lo dica adesso, altrimenti sarà alto tradimento e per i traditori in pace e guerra il posto giusto è la galera".

Le polemiche della politica sul Mes

Ci sono quindi diverse accuse nelle parole con cui Salvini si scaglia contro il presidente del Consiglio: a detta dell'ex ministro dell'Interno, Conte avrebbe dato il via libera alla riforma del Mes, lo avrebbe fatto tenendo il Parlamento all'oscuro, e le modifiche autorizzate rappresenterebbero un grosso problema per i titoli di Stato italiani, e in ultima istanza, per i risparmi dei cittadini. Ma cosa c'è di vero in queste affermazioni?

"Oggi abbiamo scoperto che c'è un negoziato che è da un anno in corso: il delirio collettivo sul Mes è stato suscitato dal leader dell'opposizione, lo stesso che qualche mese fa partecipava ai tavoli discutendo di Mes, perché abbiamo avuto vertici di maggioranza con i massimi esponenti della Lega, quattro incontri", ha sottolineato Conte, rispondendo alle accuse di aver portato avanti le trattative di nascosto. Salvini avrebbe scoperto di essere al tavolo delle discussioni "a sua insaputa", aggiunge sarcastico Conte.

Non si è fatta attendere la replica di Salvini, che ha definito il presidente del Consiglio un "bugiardo smemorato", raccontando che ai tavoli di discussione la Lega ha sempre criticato e si è sempre opposta a qualsiasi modifica del Mes. Una risposta che già in parte smentisce le prime accuse rivolte a Conte, che chiamavano al complotto, al tradimento e ad un'iniziativa presa alle spalle degli italiani. Il leader del Carroccio, però, ha anche aggiunto: "Il presidente Conte ha svenduto i risparmi degli italiani?". E ancora: "Se entrano nel tuo conto corrente per pignorare, secondo me siamo all'Unione sovietica fiscale, lo Stato di polizia fiscale".

Ritorna quindi nelle accuse la questione della perdita di valore dei bond italiani. Salvini però allude anche a una stretta sul controllo fiscale da parte dell'Unione. Che cosa intende? E ha ragione quando muove queste accuse?

I punti critici

I punti principali su cui si concentra la riforma del Mes sono una maggiore difficoltà nell'accesso al sostegno finanziario da una parte e una maggiore facilità nel richiedere ad uno Stato la ristrutturazione del debito pubblico. Sono due elementi che comportano una serie di problematiche per i Paesi come l'Italia, dove la salute economica è instabile e il debito fa fatica ad essere contenuto.

Lo ha spiegato bene il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, per cui i rischi maggiori che provengono dalla riforma del Mes riguarderebbero "una spirale perversa di aspettative di default che potrebbe essere una profezia auto-realizzante". Per Visco, "i piccoli e incerti benefici di una ristrutturazione del debito devono essere ponderati rispetto all'enorme rischio che il mero annuncio di una sua introduzione potrebbe innescare": il solo annuncio del fatto che uno Stato potrebbe trovarsi di lì a poco nella condizione di dover ristrutturare il proprio debito pubblico scatenerebbe la speculazione contro questi Paesi, più economicamente fragili. Se questo dovesse accadere, un risanamento economico, che in origine magari non era nemmeno strettamente necessario, diventerebbe inevitabile.

Non solo il numero uno di Bankitalia sembra essere preoccupato. Anche il presidente dell'Associazione bancaria italiana (Abi), Antonio Patuelli ha avvertito il governo italiano che in caso dovesse effettivamente essere approvata la riforma del Mes e se le banche dovessero ritrovarsi danneggiate dalle modifiche, gli istituti smetterebbero di comprare titoli di Stato italiani: "Noi siamo liberi di comprare quel che vogliamo, non abbiamo limiti di portafoglio. Le banche hanno circa 400 miliardi di debito pubblico italiano. Il mio problema è capire cosa fa la Repubblica italiana per tutelare il debito pubblico italiano: se le condizioni relative al debito pubblico si alterano, o per maggiori assorbimenti o per elementi che favoriscano sinistri, è chiaro che le banche italiane sottoscriveranno meno debito pubblico, non lo compreremo più", ha tagliato corto Patuelli.

Ma vediamo più nello specifico che cosa comprende la riforma del Mes.

La riforma del Mes

Il Mes è il fondo creato nel 2012, nel pieno della crisi del debito sovrano, per garantire la stabilità finanziaria dell'Eurozona. In altre parole, è uno strumento nato per sostenere gli Stati in situazioni di difficoltà finanziaria: ovviamente a patto che rispettino un piano di risanamento economico, specialmente in materia di debito pubblico. Fino ad ora, il fondo Salva-Stati ha concesso un capitale di oltre 254 miliardi di euro di cui hanno beneficiato la Grecia (per ben tre volte), Irlanda, Cipro, Portogallo e Spagna. L'intervento del Mes può avvenire sotto varie forme: si può trattare di un prestito economico, dell'acquisto di titoli di Stato, di programmi di credito precauzionale o di prestiti per la ricapitalizzazione indiretta delle banche. Per avere accesso al piano di assistenza, come già detto, è però necessario sottoscrivere un programma di risanamento macroeconomico e sottoporre il debito pubblico ad una serrata analisi di sostenibilità da parte della Commissione Ue e del Fondo monetario internazionale.

Con la riforma del Mes, il Meccanismo dovrebbe trasformarsi in una sorta di paracadute finale del fondo di risoluzione unico per le banche, ossia il fondo istituito a livello sovranazionale che viene utilizzato per la risoluzione delle banche in dissesto quando sono esaurite le altre opzioni. Con questo nuovo compito il fondo dovrebbe, almeno in parte, ridimensionare la speculazione sugli istituti finanziari. Ma non è questa la parte principale (o la più problematica) delle modifiche varate dall'Eurogruppo.

Il ruolo del Mes sarà rafforzato in futuro, andando a prendere un peso politico più rilevante nei confronti della Commissione. il Mes potrà inoltre fungere da mediatore in caso di ristrutturazione del debito pubblico di uno Stato. Un processo che la riforma renderebbe più agevole, modificando le clausole di azione collettiva e portandole a maggioranza unica e non più doppia (per cui sarà sufficiente l'approvazione della maggioranza dei detentori del debito per avviare la ristrutturazione. In altri termini, questo significa che sarebbe più semplice, per gli organismi sovranazionali, ottenere il via libera per approvare la ristrutturazione del debito pubblico di uno Stato. Allo stesso tempo, un Paese potrà avere accesso all'aiuto economico solo se interverrà forzosamente per far scendere il debito.

La propaganda di Matteo Salvini

Ad ogni modo, come abbiamo visto, il problema principale riguarda l'annuncio in sé delle misure, più che il vero e proprio contenuto delle stesse. Un fattore che Matteo Salvini non ha considerato nelle sue accuse alla riforma: quella che avrebbe dovuto essere una posizione politica, basata su preoccupazioni fondate, è stata quindi trasformata in mera propaganda elettorale, nutrita dalla retorica sovranista dei tentativi di controllo e dominio da parte dell'Unione europea sugli Stati membri.

Questo punto era stato espresso più esplicitamente dal leader del Carroccio parlando della maggiore supervisione fiscale che potrebbe acquisire il Mes. Salvini si riferisce al fatto che, in caso la riforma venisse a tutti gli effetti approvata, verrebbe potenziata la vigilanza dei governatori del Salva-Stati sul rispetto delle clausole necessarie per accedere al fondo di assistenza da parte di uno Stato. Va però precisato, in quanto Salvini non lo ha fatto, che questo non implicherebbe alcun obbligo in tema di finanza pubblica per i Paesi aderenti al Meccanismo. Così come va ricordato che a oggi l'Italia non ha mai avuto la necessità di richiedere un prestito di emergenza da parte del Mes.

Le critiche del leader leghista alla riforma quindi, anche se basate su problematiche esistenti e preoccupazioni legittime, più che rimarcare queste ultime rispondono a un discorso di un altro tipo e sono frutto di esigenze politiche da campagna elettorale. Salvini non sottolinea i rischi di speculazione finanziaria che si potrebbero creare visto l'elevato debito pubblico dell'Italia (problema di fondo della fragilità economica del Paese) con delle formule come quelle previste dalla riforma, ma insiste sull'immagine dell'Unione europea che soffoca l'Italia e le impone ingiuste condizioni.

E nel diffondere questo quadro, dipinge il governo italiano come alleato del presunto nemico. Abbiamo già visto come Salvini ha tentato di strumentalizzare l'approccio dell'esecutivo alla riforma del Mes, facendolo passare per un complotto alle spalle dei cittadini. Ma non solo: accusando Conte di aver approvato e dato l'autorizzazione alle modifiche, Salvini ha prontamente dimenticato di precisare che nessuna delle azioni portate avanti sino ad ora sia definitiva. Infatti, la discussione sulla riforma proseguirà al prossimo convegno dell'Eurogruppo, previsto per il 4 dicembre, e dovrà poi essere approvato dall'Eurosummit del 13 dicembre, in cui siedono i capi di Stato e di governo. Solo allora potrà essere ratificato dai Parlamenti nazionali di tutti i 19 membri dell'Eurozona, fra cui l'Italia.