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La discussione sulla ratifica del Mes è slittata ancora e non è stata ricalendarizzata

Il Mes è sparito di nuovo dal calendario del Parlamento, dopo un nuovo rinvio della ratifica: sullo sfondo resta una trattativa più ampia con la Commissione Ue, che comprende anche il Patto di Stabilità.
A cura di Tommaso Coluzzi
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L'esame della ratifica del Mes alla Camera è slittato di nuovo. Non è la prima volta, anzi. È successo già in estate e da tempo l'Italia è chiamata ad approvare il Meccanismo europeo di stabilità, a cui però il centrodestra è sostanzialmente contrario. Il problema è che siamo l'unico Paese a non averlo ratificato. In ogni caso, con la fiducia posta sul decreto Proroghe, la discussione è slittata. Poi la conferenza dei capigruppo di Montecitorio non ha trovato un accordo per la ricalendarizzazione, ovvero la decisione di una nuova data in cui discutere la ratifica in Aula.

Il centrodestra, in sostanza, sta prendendo tempo. Non è un segreto che il governo Meloni voglia inserire la discussione sul Mes all'interno di una trattativa più ampia che comprende anche il Patto di Stabilità. Il problema è che la Commissione europea e gli altri Paesi membri non sembrano essere particolarmente d'accordo: "Prima risolviamo il Patto di Stabilità poi una per volta le altre cose, compreso il Mes – ha detto questa mattina il vicepremier Tajani – L'ho ribadito ieri pomeriggio al cancelliere Scholz e al ministro delle Finanze tedesco: tutti gli aspetti macroeconomici devono essere affrontati insieme, il Mes, l'unione bancaria e l'armonizzazione fiscale". Il problema è che i tedeschi, così come tutti gli altri Paesi dell'Unione, hanno ratificato il Meccanismo. Difficile improntare una trattativa ora su qualcosa che per il resto degli Stati Ue è già legge.

"Ci saranno altre crisi in futuro – ha ammonito il direttore generale del Meccanismo europeo di stabilità Pierre Gramegna, durante un convegno ieri a Roma – Non sappiamo come appariranno e quando si verificheranno". Ma "una lezione che abbiamo tratto dalle crisi passate è che prevenire le crisi in una fase iniziale è meno costoso". E ha aggiunto: "Non dovremmo perdere di vista l'importanza di finalizzare la riforma del Mes e i benefici che ciò apporterebbe alla nostra architettura istituzionale".

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