“Se lanciano bomba carta a Trieste gli sparo in testa”: bufera sul sindaco di cdx Dipiazza. Pd: “Si dimetta”

Roberto Dipiazza, sindaco di Trieste (Facebook).
Roberto Dipiazza, sindaco di Trieste (Facebook).
È polemica per le parole del sindaco Roberto Dipiazza, che dopo gli scontri a Trieste ha dichiarato: “Se lanciano bombe carta nella mia città, gli sparo in testa”. La condanna delle opposizioni: “Parole gravissime, istiga all’odio. Si scusi o si dimetta”.

Bufera sul sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza per le sue parole dopo gli scontri nel capoluogo friulano. "Se lanciano bombe carta nella mia città io gli sparo in testa", ha dichiarato. Per le opposizioni si tratta di dichiarazioni gravissime. Esponenti del Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra hanno chiesto al primo cittadino di Forza Italia di ritirare l'affermazione o di dimettersi.

Due sere fa Trieste è stata teatro di tensioni tra un gruppo di manifestanti, che avrebbero tentato di occupare l'ex mercato di via Flavio Gioia e le forze dell'ordine, che impedivano l'accesso. Negli scontri tre agenti sono rimasti feriti. "La Costituzione prevede il diritto a manifestare, ma le manifestazioni devono essere pacifiche, se questi continuano a usare la violenza allora ci comporteremo di conseguenza: non possono pensare di occupare casa mia e se lanciano bombe carta nella mia città, allora io gli sparo in testa", ha dichiarato il sindaco commentando quanto accaduto con il quotidiano Il Piccolo.

Le sue dichiarazioni hanno scatenato le reazioni del centrosinistra. A Trieste c'è un sindaco che istiga a ‘sparare in testa' e tanto basta per chiedergli di fare un passo indietro. È gravissimo che un'istituzione evochi l'esecuzione sommaria contro chiunque, fossero pure gli antagonisti in piazza", ha dichiarato la deputata dem Debora Serracchiani, chiedendo le sue dimissioni. "Un sindaco quando dice ‘io' dà l'esempio ai suoi cittadini, e non vorremmo mai che qualcuno gli desse ascolto. A ridosso di scontri di piazza le autorità devono essere ferme ma non incoscienti e non devono parlare con disprezzo della vita, forse pensando di essere un piccolo Trump. Dipiazza ritiri pubblicamente le parole sciagurate che ha dato alla stampa, lo facciano le destre che lo sostengono, altrimenti sarà chiaro che c'è una volontà premeditata di far salire alle stelle la tensione", ha sottolineato.

"Spero bene che il sindaco ritiri queste parole ridicole e insieme gravissime o si dimetta", si è aggiunto il leader di Azione Carlo Calenda. "Le istituzioni non possono in nessun caso evocare uccisioni", ha rimarcato.

Le parole del sindaco azzurro "sono di una gravità inaudita", ha commentato il vicepresidente del Movimento 5 Stelle, Stefano Patuanelli. "La violenza va sempre condannata, senza ambiguità, e agli agenti feriti negli scontri va tutta la nostra solidarietà. Ma un rappresentante delle istituzioni non può rispondere alla violenza evocandone altra, addirittura letale Tanto più in un clima di tensione seguito alla tragica morte di due giovani nel Porto Vecchio", ha proseguito. "Servono responsabilità, umanità e rispetto delle istituzioni. Chi ricopre incarichi pubblici ha il dovere di abbassare i toni, non di alimentare ulteriormente l'odio".

Anche per la capogruppo di Avs alla Camera, Luana Zanella "è incredibile" che il sindaco "abbia davvero usato quelle parole". "Deve scusarsi con tutta la comunità triestina che non merita di avere il più alto rappresentante così fuori controllo fino a fomentare violenza", ha aggiunto.

L'europarlamentare dem Annalisa Corrado ha chiesto a Dipiazza di fare un passo indietro. "Un sindaco che dice ‘gli sparo in testa' a chi lancia bombe carta evoca l'esecuzione sommaria, e lo fa da rappresentante delle istituzioni. Non è fermezza: è una minaccia di morte pronunciata da chi dovrebbe garantire la convivenza civile. La violenza va rifiutata e isolata, sempre, ma risulta ancora più grave e insopportabile se a evocarla è proprio chi ha importanti responsabilità istituzionali", ha commentato "Quelle parole arrivano dopo mesi in cui a Trieste, su piazza Libertà, si è risposto quasi solo con divieti a qualsiasi tipo di criticità: l'ignobile stop all'assistenza ai migranti nel fine settimana e il limite di due ore al giorno negli altri giorni. Il presidente della Regione Fedriga ha ringraziato Prefettura e Questura per quegli interventi. Mi aspetto che adesso dica prontamente e con chiarezza se condivide anche le parole del sindaco", ha proseguito. Il sindaco Dipiazza "ritiri quella frase e chieda scusa ai triestini, se vuole essere ancora degno della fascia tricolore. Se non lo fa, la strada è una sola: le dimissioni. Chi evoca la morte di qualcuno non può rappresentare una città".

L'attacco sessista alla consigliera e le offese a Elly Schlein: i precedenti

Il sindaco non è estraneo a questo genere di polemiche. Lo scorso anno si era reso protagonista di uno scontro durante una seduta del Consiglio comunale, con la consigliera M5s Alessandra Richetti, alla quale aveva detto: "Non mi sono mai fatto comandare da una donna, figuriamoci da te".  All'inizio di quest'anno poi, Dipiazza era stato nuovamente accusato di sessismo a causa del post in cui offendeva Elly Schlein, con una foto della segretaria Pd vestita da Befana.

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