Dopo la chiusura stabilita dal 5 marzo, oggi riparte la scuola in gran parte delle Regioni italiane. In alcune Regioni del Nord l'anno scolastico in presenza si era interrotto già a fine febbraio: oggi, dopo circa sei mesi gli studenti torneranno tra i banchi. Mentre quelli di sette Regioni, Friuli Venezia Giulia, Campania, Abruzzo, Puglia, Basilicata, Calabria e Sardegna, dovranno aspettare ancora. Alcune riapriranno il prossimo 24 settembre, dopo che si terranno le elezioni regionali e il referendum sul taglio dei parlamentari (20 e 21 settembre). In alcune zone le scuole però hanno già riaperto: in Alto Adige e a Vo' in Veneto sono iniziate il 7.

Sono oltre 5,6 milioni i ragazzi che oggi varcheranno i cancelli degli istituti scolastici. Complessivamente sono 8,3 milioni le studentesse e gli studenti che rientrano quest'anno tra i banchi: 7.507.484 negli istituti statali, ai quali si aggiungono i circa 860 mila delle paritarie. Quelli delle scuole statali saranno distribuiti in 369.048 classi. Di questi, 876.232 sono iscritti alla Scuola dell'infanzia, 2.384.026 alla Primaria, 1.612.116 alla Secondaria di primo grado, 2.635.110 alla Secondaria di secondo grado.

Si registra un leggero calo degli alunni: lo scorso anno erano 7.599.259. Sempre nella scuola statale, studentesse e studenti con disabilità aumentano dai 259.757 di un anno fa ai 268.671 di quest'anno. Di questi, 19.907 frequenteranno la Scuola dell'infanzia, 100.434 la Primaria, 70.431 la Secondaria di primo grado, 77.899 la Secondaria di secondo grado. Nelle Secondarie di II grado statali 1.327.443 ragazze e ragazzi frequenteranno un indirizzo liceale, 830.860 un Istituto tecnico, 476.807 un Istituto professionale.

Come riparte la scuola

Le famiglie saranno chiamate a collaborare attivamente, per garantire un ritorno dei ragazzi in classe in sicurezza. Non ci sarà infatti alcuna misurazione della temperatura all'ingresso delle strutture: la temperatura andrà misurata ogni giorno a casa. Secondo la ministra del'Istruzione Azzolina in questo modo si eviterà che con la febbre sopra i 37 e mezzo uno studente esca di casa e magari prenda i mezzi pubblici.

Nei casi in cui si troverà uno studente positivo in una classe sarà la Asl a decidere come agire: se lo riterrà necessario tutta la classe andrà in quarantena. Per quanto riguarda invece i momenti di socialità, come la ricreazione o l'ora di educazione fisica, ci saranno nuove regole: l'intervallo si farà, ma sempre indossando le mascherine ed evitando gli assembramenti; mentre nell'ora di educazione fisica bisogna rispettare il distanziamento di 2 metri, e, dove possibile, le attività verranno svolte all'aperto; la mascherina invece non va indossata.

Le principali criticità

La scuola riparte, ma con tante incognite. Le criticità, nonostante le rassicurazioni del presidente del Consiglio Conte e della ministra dell'Istruzione Azzolina, non sono state ancora superate. In molte scuole mancano ancora gli spazi per assicurare classi poco affollate, in cui sia possibile garantire il distanziamento fisico di almeno un metro; tanto che la Cei ha fatto sapere sabato di aver messo a disposizione i suoi locali. Mancano i docenti, quelli considerati ‘fragili' per esempio non potranno nemmeno insegnare a distanza; e i primi risultati della campagna avviata nelle scorse settimane, con la distribuzione di 2 milioni di test agli istituti scolastici, non sono rassicuranti: l'ufficio del Commissario per l'emergenza Domenico Arcuri ha fatto sapere che il 50% del personale scolastico, pari a circa 500mila tra docenti e non docenti, ha effettuato il test sierologico per il Covid-19, e di questi il 2,6%, pari a circa 13mila persone, è risultato positivo e non prenderà servizio fino a quando il tampone non darà esito negativo. Mancano poi i banchi monoposto, che in molti casi, come ha spiegato il presidente del Consiglio Conte durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi, non verranno distribuiti prima di fine ottobre.

C'è poi la questione mascherine: ogni giorno il governo si è impegnato a distribuirne 11 milioni, gratuitamente. Alle scuole ne sono già state inviate 94 milioni. Il dispositivo va indossato all'ingresso, in uscita e nelle situazioni di movimento; mentre quando si è seduti se c'è un metro di distanza non occorre invece coprire naso e bocca. Ma sarà possibile controllare che i bambini più piccoli le indossino correttamente? In teoria poi quelle chirurgiche dovrebbero essere sostituite ogni 4 ore.

‘Non apriamo per richiudere", ha detto Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità e membro del Comitato tecnico-scientifico. In un'intervista al Corriere della Sera ha spiegato che "le lezioni in presenza devono ricominciare. Tutto il Paese e lo Stato hanno profuso il massimo dello sforzo per garantire la sicurezza sia in termini di dotazioni (banchi separati, mascherine) sia per arrivare a protocolli condivisi per gestire al meglio eventuali casi di contagio. Senza contare l'attenzione massima per i trasporti che dovranno sostenere un numero elevatissimo di passeggeri tra studenti e operatori".

"Un problema così complesso richiede la partecipazione di tutti. Famiglie, studenti, docenti. Non si può pensare che la responsabilità sia demandata solo a chi decide. Sono certo che con l'impegno di tutti non solo la scuola riapre, ma si arriverà fino alla fine dell'anno. Qualche episodio di infezioni ci sarà, va messo in conto, ma gli alunni saranno resi consapevoli che essere responsabili nei comportamenti significa proteggere i familiari e anche i loro amati nonni. Un aumento di nuovi casi positivi ci sarà, ma contenuto e non dovremo spaventarci. Non siamo nella situazione dello scorso marzo. Ora siamo bene attrezzati e il quadro epidemiologico è migliore. Ogni giorno l'Italia può produrre 35 milioni di mascherine. Undici andranno alle scuole. Sono quelle chirurgiche, le più adatte e sicure".