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Scuola, immessi in ruolo 46mila docenti. L’Anief: “Ma rimarranno scoperte più di 100mila cattedre”

Il ministero dell’Istruzione ha ufficializzato che l’anno prossimo saranno immessi in ruolo 46.642 docenti. Quasi la metà dei posti assegnati è per il Nord Italia. Il sindacato Anief ha segnalato che resteranno “scoperte, continuando ad andare a supplenza, più di 100mila cattedre”.
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A cura di Luca Pons
Immagine di repertorio
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Il ministero dell'Istruzione ha comunicato ufficialmente il numero di cattedre di ruolo che sarà assegnato il prossimo anno scolastico 2027/27: sono 46.642. L'annuncio arriva con un apposito decreto ministeriale, dopo che il ministero dell'Economia ha dato il via libera. Su oltre 46mila posti, quasi 23mila sono assegnati alle Regioni del Nord Italia (e oltre uno su quattro alla Lombardia).

L'Associazione nazionale insegnanti e formatori (o Anief) ha contestato il numero di docenti. Il presidente dell'associazione Marcello Pacifico ha sottolineato che "rimangono scoperte, continuando ad andare a supplenza, più di 100mila cattedre in deroga di sostegno per diversi anni assegnate alle scuole".

46mila nuovi docenti di ruolo, le procedure del ministero

I posti autorizzati per i docenti da immettere a ruolo nell'anno scolastico 2026/27 sono esattamente 46.642. Questo è il numero di "posti vacanti e disponibili", secondo il ministero dell'Istruzione, "al termine delle operazioni di mobilità" per il prossimo anno scolastico. Le immissioni in ruolo, ricorda il decreto, avvengono per i posti che sono vacanti e disponibili per l'intero anno scolastico

Per decidere chi deve ottenere l'assunzione a tempo indeterminato si procederà con procedure informatizzate. Sarà sempre l'Ufficio scolastico regionale a informare i docenti e le scuole interessate. L'elenco sarà anche pubblicato online, indicato la sede assegnata per ciascuno.

Gli insegnanti contattati potranno rinunciare o accettare entro cinque giorni di tempo dal momento in cui ricevono l'assegnazione. Chi rifiuta decade automaticamente dall'incarico e viene cancellato dalle graduatorie per l'insegnamento in questione. Chi accetta, naturalmente, non può ricevere per il prossimo anno altri incarichi a tempo determinato o supplenze. Dopo l'accettazione partirà l'anno di prova.

I posti di ruolo per l'anno scolastico 2026/27, Regione per Regione

Il numero complessivo è suddiviso per Regioni, come è sempre avvenuto dall'anno 2016/17 in poi. Se a livello regionale ci sono degli esuberi, tocca all'Ufficio scolastico regionale ‘riassorbirli' spostando gli insegnanti in altre province. Ecco come è strutturata la suddivisione:

  • Abruzzo: 552 posti di ruolo
  • Basilicata: 579 posti di ruolo
  • Calabria: 1.234 posti di ruolo
  • Campania: 2.721 posti di ruolo
  • Emilia-Romagna: 3.357 posti di ruolo
  • Friuli Venezia Giulia: 1.097 posti di ruolo
  • Lazio: 4.454 posti di ruolo
  • Liguria: 1.369 posti di ruolo
  • Lombardia: 12.129 posti di ruolo
  • Marche: 770 posti di ruolo
  • Molise: 185 posti di ruolo
  • Piemonte: 4.397 posti di ruolo
  • Puglia: 2.410 posti di ruolo
  • Sardegna: 1.432 posti di ruolo
  • Sicilia: 1.979 posti di ruolo
  • Toscana: 2.434 posti di ruolo
  • Umbria: 449 posti di ruolo
  • Veneto: 5.094 posti di ruolo

La protesta dell'Anief

Dalle associazioni di categoria, tuttavia, sono arrivate delle risposte critiche. L'Anief in particolare ha detto che il numero di docenti immessi in ruolo non è sufficiente a soddisfare le necessità della scuola italiana. Il motivo, come ha spiegato il presidente Marcello Pacifico, è che ci solo "più di 100mila cattedre" che restano scoperte dopo queste nuove assunzioni a tempo indeterminato.

"Per non parlare anche delle cattedre su disciplina comune che continuano per vari motivi a non essere considerate per le stabilizzazioni: in quest'ultimo caso va anche ricordato che non potendo attingere dalle Gps, saranno migliaia le cattedre destinate al ruolo che non avranno aspiranti. Il risultato è che anche quest'anno solo per gli insegnanti della scuola pubblica avremo ancora quasi 200mila supplenze annuali", ha detto Pacifico.

Anief ha ricordato che ha già presentato un reclamo – accolto – al Comitato europeo dei Diritti sociali per segnalare l'alto tasso di precarietà degli insegnanti di sostegno in Italia, "pari ormai stabilmente al 50% dell'organico complessivo utilizzato". Se non si interviene, "arriverà una nuova censura dall'Europa".

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