Scuola, Ascani (Pd): “Per inseguire Vannacci Meloni e Valditara se la prendono con i bambini, trattati come pacchi”
Il decreto Scuola appena approvato dal governo, che contiene tra le altre cose il tetto del 30% nelle classi per gli alunni che non parlano italiano, il divieto di partecipare alle attività scolastiche con il volto coperto (norma anti burqa e anti niqab) e i corsi di italiano obbligatori per i genitori dei ragazzi che hanno problemi di integrazione e che sono segnalati dalle scuole ai servizi sociali (pena la multa da 200 fino a 1000 euro), lascia aperte una sfilza di domande e questioni irrisolte.
Quello che il ministro Valditara cerca di far passare come un provvedimento contro le classi-ghetto, pone dubbi sulla reale applicabilità delle norme, che comunque interesseranno meno di mille le classi. Il decreto, che potrà subire modifiche durante l'iter parlamentare, arriva ad anno scolastico già iniziato: questo significa che le classi già formate non saranno smembrate, ma le novità potrebbero comunque riguardare quanti si iscriveranno durante l'anno scolastico 2026-2027.
Il tetto del 30% non scatterà indistintamente per tutti gli studenti stranieri. Per quanto riguarda la scuola primaria il limite riguarda infatti "gli alunni con cittadinanza non italiana che non sono nati in Italia o non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia"; per la scuola secondaria di primo e secondo grado la soglia scatta "per gli studenti con cittadinanza non italiana che non hanno frequentato con esito positivo il sistema scolastico nazionale per almeno tre anni". Ma sono comunque consentite deroghe, e nelle scuole in cui non è possibile rispettare il tetto fissato per legge arriveranno dei fondi per il potenziamento della lingua italiana: previsti 3,4 milioni di euro nel 2027 e 14,1 milioni di euro annui dal 2028. Il rischio però è che la gestione e l'organizzazione delle classi gravi unicamente sugli istituti e sul personale scolastico. Ne abbiamo parlato con Anna Ascani (Pd), vicepresidente della Camera ed ex viceministra dell'Istruzione.
Il governo ha approvato il pacchetto di misure che aveva preannunciato. Gli allarmi sui presunti ritorni all'Alabama degli anni Cinquanta, “dove c'erano le scuole per i neri e le scuole per i bianchi”, e sulla “fuga dei bianchi”, come ha detto il ministro Valditara, ci dicono secondo lei che le elezioni politiche sono più vicine di quanto pensiamo?
Credo che sia un chiaro segno di una campagna elettorale orrenda che è già iniziata. Lo dico non tanto e non solo per i contenuti di questo decreto, che sono clamorosamente propagandistici e dannosi, ma anche perché un decreto di per sé dovrebbe essere animato da necessità e urgenza, non dovrebbe servire a inseguire Vannacci. È evidente invece che questo provvedimento potrebbe essere chiamato non decreto Scuola, ma appunto decreto Vannacci. Meloni e Valditara hanno bisogno di dimostrare che anche questa destra ce l'ha con l'immigrazione, che non si è moderata in questi quattro anni di governo, e per far questo se la prendono con i bambini. Qui l'operazione culturale che si sta facendo è gravissima: al di là degli effetti diretti che questo decreto avrà sulle scuole, c'è l'effetto culturale che ha sulle classi, dove ci sono bambini e bambine che si stanno chiedendo per la prima volta da quando sono a scuola ‘ma quindi io sono straniero? Quindi io me ne dovrò andare?' E questo è un danno irreparabile.
Tra le misure c’è l’obbligo per i genitori dei ragazzi stranieri che non parlano italiano di frequentare percorsi gratuiti di alfabetizzazione e apprendimento della lingua, all’interno dei Cpia. In caso di violazione scatta la sanzione amministrativa, dai 200 ai 1000 euro. Il problema però è che queste strutture non sono in grado di gestire questa mole di corsi e richieste. Lo dicono i dati: ci sono oltre 31mila persone in lista d’attesa, secondo un’indagine fatta dalla rete dei Cpia in Italia (Ridap) nell’anno scolastico 2025/2026. Come è possibile allora rispettare queste prescrizioni?
Il ministro Valditara dovrebbe sapere benissimo che mancano aule, mancano docenti, mancano spazi. Che i docenti sono precari, che ci sono liste d'attesa che appunto arrivano a 31mila persone. E soprattutto che i problemi sono concentrati proprio laddove c'è una presenza più alta di persone che hanno difficoltà linguistiche, come è ovvio che sia, proprio dove dovrebbe essere applicato questo famigerato tetto. Volendo fare un decreto Vannacci a costo zero, è evidente che si genererà solo caos: nel momento in cui un genitore di un ragazzo vorrà seguire dei corsi d'italiano proprio per rispettare la legge si scontrerà con il fatto che nei Cpia non ci saranno posti. E dunque cosa succederà? Verrà comunque inflitta la sanzione? Ovviamente di questo Valditara non si occupa, continua a parlare di "Alabama", di "fuga dei bianchi" e di altre amenità che esistono soltanto nella sua immaginazione.
In base a testimonianze e dati che abbiamo raccolto su Fanpage.it, i docenti della classe A-23 (italiano L2 per stranieri) attualmente in servizio che sono stati chiamati dopo il decreto Valditara del 2024 non bastano a coprire il fabbisogno: molti posti sono stati tagliati quest’anno e in molti casi questi docenti non sono stati chiamati per insegnare italiano agli stranieri, ma sono stati impiegati per altre mansioni. Non aveva più senso allora rafforzare e stabilizzare questi insegnanti, prima di intervenire con un tetto?
Se l'intenzione del governo fosse stata davvero quella di aiutare nell'integrazione quegli studenti che sono appena arrivati in Italia e che quindi hanno più difficoltà ad integrarsi perché non conoscono la lingua, la risposta sarebbe stata esattamente questa: stabilizzare gli insegnanti di italiano L2 per stranieri per ampliare l'organico di potenziamento. Oggi invece quei docenti fanno da ‘tappabuchi' perché nel frattempo le scuole hanno altri problemi di organico e hanno bisogno di intervenire con alcune supplenze. Valditara dovrebbe occuparsi di questo, investendo risorse. Gli ultimi decreti di questo governo invece le risorse alla scuola le hanno sempre tolte. Tagliate per fare altro, per fare cose che con la scuola non c'entravano assolutamente nulla.
Tra l'altro le deroghe al tetto del 30% sono poco chiare. Si dice che si vogliono evitare “le scuole ghetto”, ma si dice anche che bisogna tenere conto dell’impossibilità di rispettare questa regola in alcuni casi, favorendo il coordinamento degli Uffici scolastici regionali. Significa che si rischia di scaricare tutta le responsabilità sulle scuole, generando solo caos? Oppure alla fine la soluzione sarà quella di spostare gli studenti lontano da casa?
Questo decreto è assolutamente inapplicabile e la cosa più grave è che la colpa di questa mancata applicazione ricadrà sulle scuole, perché è evidente che proprio in quelle situazioni in cui ci sono le percentuali più alte c'è l'impossibilità di spostare gli studenti, che non sono pacchi, hanno il diritto e il dovere di andare a scuola. Quindi non si può chiedere a un ragazzo di andare a scuola a 30 km di distanza dall'abitazione dei genitori. Ma questo Valditara lo sa benissimo, sa benissimo che ci sono territori in cui non è possibile applicare il tetto, mentre nel resto d’Italia non serve a niente, perché nella stragrande maggioranza degli istituti questo problema non esiste. Stiamo parlando di 1000 classi su 300mila. E sono proprio quelle nelle quali sarà impossibile applicare la norma, solo che adesso la colpa ricadrà interamente sugli uffici scolastici regionali e sulle scuole. Alla fine il diritto di andare a scuola prevale anche sulle oscenità che Valditara e Meloni scrivono nei loro decreti.
Quindi sostanzialmente rispetto alla circolare i Gelmini nel 2010 non è cambiato niente.
Il motivo per cui fino ad ora il tetto era indicato in una circolare è che le circolari garantiscono flessibilità, non prevedono sanzioni. Tutti coloro che si sono succeduti alla guida del ministero dell'Istruzione si sono trovati davanti a un problema che riguardava centinaia di classi, e hanno cercato di applicare la circolare nei limiti del possibile, dove possibile, sapendo benissimo che delle deroghe sono necessarie. Ora Valditara per propaganda ha trasformato la circolare in una norma, scrivendo però nella norma stessa che sono possibili delle deroghe.
Passiamo alla questione del divieto di burqa e niqab. In mancanza di dati ufficiali, possiamo solo dire che il numero di ragazze che a scuola indossa il velo integrale è veramente piccolo. Che bisogno c’era allora di intervenire?
È proprio questo il punto. Il ministero è intervenuto con una legge senza avere i dati, e ammettendolo apertamente. Ora l'evidenza ci dice che sono veramente casi sporadici e che, anzi, quando si tratta di famiglie nelle quali ci sono ragazze che indossano il velo integrale, il burqa o il niqab, il vero tema è fare in modo che queste ragazze vadano a scuola. Anche qui l'unico obiettivo è inseguire Vannacci. Vorrei ricordare tra l'altro che le battaglie per la dignità delle ragazze noi le abbiamo sempre fatte, mentre la destra portava le bambole gonfiabili a forma di presidente della Camera in giro per propaganda. Quindi non ci facciamo insegnare niente da questa destra sui diritti delle donne.
È vero però che per esigenze di sicurezza anche in altri Paesi, come Francia e Belgio, è vietato partecipare ad attività scolastiche con il volto coperto, e la Corte europea dei diritti umani si è già espressa in due occasioni, stabilendo che tale divieto non viola i diritti fondamentali. Lei ritiene che questa norma possa essere incostituzionale?
Bisogna distinguere, da un lato c'è la questione del volto coperto, e in Italia già esistono norme di questo tipo che riguardano tutti i luoghi pubblici. Poi c'è il tema religioso. In Francia c'è un sistema molto diverso dal nostro, lì la laicità dello Stato è un principio sacro. Per cui c'è proprio un divieto generalizzato di indossare simboli religiosi che riguarda tutte e tutti. Infatti la Corte europea dei diritti umani dice sostanzialmente che è fondamentale che non siano fatte distinzioni a seconda dei simboli, cioè li si può vietare purché questo divieto si estenda a tutti. Ma non credo che l'intenzione del nostro governo sia questa.
Vorrei ricordare che mancano due mesi al Natale, tra poco cominceremo a parlare del presepe. Io difendo assolutamente il presepe nelle scuole, ma chi fa di questo una battaglia non può fare contestualmente una battaglia contro tutti i simboli religiosi, che è quella di cui parla la Corte europea. Non dico che siamo in presenza di un testo totalmente incostituzionale, ma c'è un elemento che salta agli occhi: nel momento in cui dici che la scuola è aperta a tutti, mettere delle limitazioni può essere un problema. Quindi chi si interrogherà sui profili di incostituzionalità credo che non potrà non concentrarsi su questo aspetto, cioè sull'apertura universale della scuola che non può essere messa in discussione.
Lei è stata viceministra all’Istruzione, conosce da vicino la materia. È questa la via per combattere la dispersione scolastica e il disagio giovanile, soprattutto alla luce dei casi di violenza e aggressioni che continuiamo a registrare nelle scuole?
Intanto vorrei ricordare che questo decreto arriva ad anno scolastico iniziato, quindi con le classi già composte. Tanti bambini e ragazzi si sono chiesti se verranno mandati via dalla classe a cui sono stati già assegnati. Ovviamente la risposta è no, ma questa è stata la prima assurdità. E poi c'è il fatto di cronaca avvenuto subito prima dell'approvazione del decreto: un ragazzo italianissimo, istigato da un gruppo di suprematisti, entra a scuola con l'idea di ammazzare la sua professoressa. E non è la prima volta che accade. Ora, di fronte a quello che sta succedendo, possiamo ammettere che i metal detector non sono serviti a nulla.
Qui abbiamo un tema serio, che riguarda soprattutto come i ragazzi e le ragazze stanno sui social, che tipo di contatti hanno con questi mondi, come vengono fomentati da gruppi di estremisti. E non è un problema solo italiano. Ma ogni volta che si parla della possibilità di limitare l'utilizzo dei social almeno al di sotto dei 14 anni, il governo fa spallucce. Addirittura le forze di maggioranza – fatta esclusione per Forza Italia – non hanno nemmeno votato le disposizioni europee che prevedono di arrivare a vietare questo tipo di strumenti. E poi c'è un'altra questione rispetto a cui la destra continua a girarsi dall'altra parte, e cioè l'educazione ai rapporti sani tra i ragazzi e le ragazze. A scuola non riusciamo ancora a parlare di educazione sessuale, di educazione alle relazioni, che restano un tabù. Prevenire e contrastare questi fenomeni di violenza con decreti completamente inutili e spesso dannosi sembra essere l'unica risposta, col risultato che purtroppo la cronaca continua a raccontarci di un disagio che cresce e di una solitudine di insegnanti e famiglie davanti a questi episodi.
Proprio ieri il ministro ha diffuso alle scuole una nuova nota, in cui invita ad assegnare i compiti durante l’orario scolastico, attraverso il diario cartaceo. È un ulteriore modo per spostare l’attenzione dalle vere emergenze della scuola, come il precariato, che ha ripercussioni anche sugli studenti, o il tema del sovraffollamento nelle classi?
Questa non è la prima circolare che il ministero dell'Istruzione emana sul tema, perché è evidente che nel rapporto tra scuola e famiglia bisogna favorire una collaborazione leale. Ma la vera soluzione è aumentare il tempo-scuola, cioè fornire un aiuto in particolare a quelle famiglie che hanno più difficoltà anche a seguire i figli nei compiti. Bisogna fare in modo che la scuola fornisca dei servizi in più. Il tempo-scuola non è uguale ovunque nel Paese: è più lungo dove ce n'è meno bisogno, cioè nelle aree più ricche, e più breve dove invece ce ne sarebbe più bisogno, nelle aree più abbandonate. Naturalmente questa circolare non è tra le più dannose che Valditara ha emanato. Certamente l'avvento del registro elettronico ha reso le cose un po' più complesse per i genitori. Dopodiché io non penso che i docenti passino i loro pomeriggi ad inviare compiti nel registro elettronico in modo sadico, per punire i loro studenti. Può esserci stato qualche caso isolato, ma le priorità della scuola dovrebbero essere altre, come appunto avere un tempo-scuola più lungo, avere spazi migliori.