In questo momento delicato per l'attuale esecutivo giallo rosso, che continua a traballare, il senatore di Forza Italia e consigliere politico di Silvio Berlusconi Renato Schifani spiega a Fanpage.it qual è il ruolo degli azzurri in questa difficile partita, mentre all'orizzonte si profila l'ipotesi che la crisi si risolva non con le elezioni, che nessuno nella maggioranza vuole, ma con un accordo politico con Italia viva. Schifani ribadisce comunque che Forza Italia non intende appoggiare governi in cui non crede.

L'attuale governo rischia di cadere? Cosa succede adesso?

Siamo preoccupati e amareggiati per il Paese, per il balletto a cui assistiamo in queste ore. Non credo che gli italiani se lo meritino, in piena pandemia e in piena crisi economica. Se poi questo si dovesse concludere con un inserimento di nuovi ministri o con spostamenti di ministri che occupano caselle strategiche, come gli interni o gli esteri, interrompendo la continuità della loro azione amministrativa, si dovrebbe porre un problema di trasparenza della democrazia e di corretta gestione della cosa pubblica. Dubito che in questi giorni l'agenda Conte sul Recovery plan possa essere stravolta così come ha chiesto Matteo Renzi. Le richieste di Renzi non sono infondate, ma poteva pensarci prima. Quando si realizzano alleanze frutto di uno spirito antitetico rispetto ad altri, e si sta assieme solo per respingere la possibilità che avversari vadano a governare e non per l'esigenza di condividere un progetto, il tempo poi presenta il conto. La crisi di questo governo nasce dall'eterogeneità delle forze politiche che lo compongono, Pd e M5s, che si sono unite nell'agosto 2019, dopo essersi fatte una feroce opposizione in Parlamento.

A questo punto secondo lei l'ipotesi più probabile è quella di un Conte ter? O ci sarà un semplice ‘rimpastino'?

La prima ipotesi di scuola potrebbe essere che Conte modifichi il programma del Recovery fund e recepisca in parte le richieste di Matteo Renzi. A quel punto il premier procederebbe ad un rimpasto concordato, si presenterebbe al Quirinale, senza mai dimettersi, e andrebbe poi in Parlamento per un nuovo voto di fiducia. Perché la storia costituzionale di questo Paese prevede che quando i rimpasti sono significativi e toccano varie posizioni ci sia un nuovo voto di fiducia. La seconda ipotesi è che Matteo Renzi pretenda invece le dimissioni del presidente del Consiglio, con un azzeramento del governo Conte. Si aprirebbero quindi nuovi scenari, con un possibile no di Renzi a un Conte ter.

Scongiurata per il momento una parlamentarizzazione della crisi? 

Questo dipenderà dalla volontà di Conte. Se vuole portare la crisi in Parlamento è libero di farlo. È un regolamento di conti tra il presidente del Consiglio e Matteo Renzi. Conte lo ha annunciato in occasione del suo discorso di fine anno, fatto inopportunamente in contemporanea alle dichiarazioni di voto sulla legge di Bilancio, una mancanza di rispetto nei confronti del Parlamento. Avrebbe potuto spostare la conferenza stampa di due ore. Una caduta di stile.

Al momento nessuno sembra volere né un ritorno alle urne né un governo tecnico.

Credo che questo non sia il momento dei governi tecnici. Lo abbiamo avuto con Monti, ma in quel caso eravamo a fine legislatura. Ipotizzare un governo di transizione che porti il Paese al voto in primavera sarà una scelta del Capo dello Stato, nel caso in cui dovesse cadere questo governo. Ma in questo momento una maggioranza c'è.

Secondo alcuni retroscena sembra che il lavoro di ricerca di eventuali ‘responsabili' in Senato non si sia mai fermato. Siete stati contattati? 

No, non esiste la figura del ‘responsabile' in questo momento in Senato. Coloro i quali dovevano lasciare il centrodestra, pochi, lo hanno già fatto in passato. Non vedo nel gruppo degli alleati né in Forza Italia ipotesi di fughe verso la maggioranza. Nel nostro partito c'è un gruppo molto coeso grazie all'impegno quotidiano di Anna Maria Bernini, c'è molto spirito di squadra. Non vedo nessuna ipotesi di soccorso da parte del centrodestra, men che meno da Forza Italia, nei confronti di un governo al quale non abbiamo mai creduto.

Quindi Forza Italia sarà all'opposizione fino a nuove elezioni?

Ribadisco, non vedo margini di partecipazione a governi in cui non crediamo. Ma ci muoveremo in ogni caso all'unisono con le altre forze del centrodestra, non ci saranno fughe in avanti.

Eppure esponenti di primo piano del Pd hanno detto nei mesi scorsi di aver apprezzato il senso istituzionale mostrato da Berlusconi durante la pandemia. Il governo potrà contare ancora sulla vostra collaborazione?

L'opposizione del presidente Berlusconi è stata di trasparenza e grande responsabilità. Noi siamo per il Paese, pronti a votare i provvedimenti utili. Abbiamo votato gli scostamenti di bilancio, l'ultimo di 8 miliardi. In futuro se dovesse essere indispensabile ne voteremo altri, chiedendo prima quali saranno le destinazioni degli ulteriori indebitamenti. Non abbiamo impugnato quest'ultima finanziaria, come ha fatto il Pd nel 2018 per strozzatura dei tempi. Avremmo potuto farlo con ottime possibilità di vedere accolto il nostro ricorso alla Corte costituzionale. Questo significa fare ‘opposizione responsabile'. Ma una cosa è la responsabilità, un'altra è l'alleanza. Basti pensare all'insufficiente classe dirigente del Movimento Cinque stelle, ci separa tanto da loro. Ma siamo distanti anche dal Partito Democratico che pur non essendo il partito di Occhetto si muove comunque su scelte di politica economica diverse dalle nostre. Noi guardiamo all'impresa, per creare posti di lavoro stabili. Il Pd guarda al mondo dei sussidi, degli incentivi.

Nemmeno un governo di unità nazionale per gestire le risorse del Recovery fund è nel vostro orizzonte in questo momento?

Questo non possiamo dirlo. Se si aprirà una crisi sarà il Capo dello Stato a gestirla. Mi sembra prematuro parlarne.

Brunetta ha rilanciato invece la proposta di replicare in Italia la coalizione Ursula (uno schema che metta insieme Forza Italia e le altre forze filo europee che sostengono la Commissione guidata da Ursula von der Leyen, ovvero Pd, M5s e Leu) Che ne pensa?

Quelle sono scelte fatte su un piano europeo che non possono essere replicate su un piano nazionale. Sono due livelli diversi.

Vi siete sentiti poco coinvolti dalle forze di maggioranza nella gestione dell'emergenza sanitaria?

Noi non siamo stati coinvolti affatto. Non capisco perché il governo continui ad attribuire responsabilità esclusivamente a un uomo, che si chiama Domenico Arcuri. Non è un fatto personale, ma perché un uomo come Bertolaso, conosciuto e apprezzato in tutto il Paese per la sua esperienza, capo della Protezione civile e medico, che ha dimostrato grandi capacità nella gestione delle emergenze, non è stato coinvolto per il piano dei vaccini? Temo non sia stato coinvolto per valutazioni esclusivamente politiche. Sono scelte miopi da parte di quest'esecutivo.

Sul Recovery fund avevate proposto di dare vita a una bicamerale. Che fine ha fatto quella proposta?

Non è stata accolta dalla maggioranza, ormai i tempi sono scaduti. C'è tempo ancora, se il governo vuole, di aprire un tavolo politico anche a Palazzo Chigi per ascoltare le opposizioni, i governatori delle Regioni e i sindaci delle grandi città. Perché arrogarsi il diritto unilaterale di scelte che dovranno poi essere rese operative da altri governi, magari da governi di centrodestra, che magari non condivideranno le scelte fatte dall'attuale esecutivo. Io credo che occorra uno scatto di coesione politica, un gesto di grande responsabilità da parte di questa maggioranza. Purtroppo non c'è.

Qual è il vostro piano per il Recovery fund? Avete scritto 250 pagine di proposte, una sorta di Recovery plan ombra. Ce ne può parlare?

È un piano di crescita, non un piano che mette insieme progetti elaborati da singoli ministeri, che fanno a gara tra di loro per ottenere più finanziamenti. Guardiamo a una grande riforma della giustizia, alla digitalizzazione, alla semplificazione, a un piano di rilancio per le infrastrutture, con un occhio particolare al Sud. Sappiamo poco del piano della maggioranza, ci sarebbe piaciuto contribuire.

Che valutazione date della nuova bozza del Recovery plan che arriverà in Consiglio dei ministri, con un aumento delle spese sanitarie e lo stralcio del centro di ricerca sulla cybersicurezza?

Ben vengano i maggiori fondi per la sanità. Quello che registro è che non vi è nulla per la sicurezza. È un fatto gravissimo. E invece proprio garantendo una maggiore sicurezza al Paese, sia in chiave di contrasto alla criminalità organizzata sia di contrasto al riciclaggio di denaro sporco, si riescono ad attrarre capitali dall'estero. Tutto questo nel Recovery fund non c'è e mi sembra francamente scandaloso.

Siete sempre a favore dell'utilizzo della linea anti Covid del Mes? 

Sì, siamo stati sempre favorevoli, anche perché quei soldi li prenderemmo a un tasso bassissimo. Non attingere a quei fondi è un grande errore.

Qual è lo stato dei rapporti tra le forze del centrodestra? La proposta avanzata da Giorgia Meloni prima di Capodanno di presentare una mozione di sfiducia al governo è stata accolta con freddezza da Lega e Forza Italia. Salvini ha detto che avrebbe rafforzato la maggioranza. Cosa ne pensa?

Da quando sono in Parlamento non ho assistito all'approvazione di una mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni contro il governo in carica. Quindi non esistono precedenti. Sono stati atti squisitamente politici il cui effetto è stato quello di compattare la maggioranza, allo scopo di vedere respinta la mozione. La crisi è ormai precipitata, o la maggioranza risolve i suoi problemi nelle prossime ore o Conte dovrà andare al Quirinale.