La notizia della nuova indagine per sequestro di persona e omissione di atti d'ufficio a carico di Matteo Salvini rischia di avere conseguenze più ampie del previsto, non solo per l'ex ministro dell'Interno. Se il procuratore Lo Voi decidesse di conservare l'impianto di quello di Agrigento Patronaggio e sottoporre gli stessi capi di imputazione al Tribunale dei ministri, sull'autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini sarebbe chiamato a esprimersi il Parlamento. Di conseguenza, a trovarsi in una situazione particolarmente complessa sarebbero il Movimento 5 Stelle e indirettamente anche lo stesso Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Per capire il perché bisogna fare qualche passo indietro e arrivare al febbraio dello scorso anno, quando il Parlamento si era trovato a decidere sull’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini, allora ministro dell’Interno, per il reato di sequestro di persona in relazione al caso Diciotti, la nave della Guardia Costiera italiana bloccata per giorni nel porto di Catania con a bordo 177 migranti. Il leader leghista, dopo aver sempre spavaldamente dichiarato di voler affrontare il processo “a testa alta”, cambiava repentinamente idea e con una lettera al Corriere della Sera chiedeva che l’autorizzazione a procedere fosse negata. Come vi avevamo raccontato, con la lettera scritta senza nemmeno avvisare Di Maio e Conte, il leader leghista metteva l’alleato di fronte a un bivio: o mandarlo a processo contro la sua volontà o cedere rispetto a uno dei principi cardine della propria storia, il no a ogni forma di immunità parlamentare.

I 5 Stelle si erano piegati, con un voto sul Blogdellestelle (su un quesito impostato in modo discutibile) che aveva ratificato lo schiacciamento definitivo sulle posizioni salviniane in tema di immigrazione. Conte, Di Maio e Toninelli erano andati oltre, rivendicando politicamente la decisione di lasciare centinaia di persone per giorni a bordo di una nave militare italiana e sancendo che negare lo sbarco a 177 migranti in fuga dalla Libia potesse rientrare nel concetto di "difesa degli italiani". Una decisione che avallava la tesi difensiva di Salvini, secondo la quale il ministro aveva agito “per tutelare l’interesse nazionale, con una scelta politica insindacabile” (e condivisa dall’intero governo).

Sotto questo aspetto, il caso Open Arms è molto simile. Anche in questa occasione Salvini sostiene di aver agito per difendere gli interessi degli italiani negando l’assegnazione di un porto sicuro in cui sbarcare alla nave della ONG spagnola. E su questo imposterà la sua tesi difensiva e la correlata campagna di comunicazione? Cosa faranno i 5 Stelle? Voteranno come a febbraio? E nel caso lo facessero, come immaginano di “giustificarlo” ai nuovi alleati di governo, che saranno sul lato opposto della barricata? Oppure voteranno in maniera opposta, esponendosi alla gogna della macchina propagandistica salviniana e cambiando impostazione sulla questione sbarchi / accoglienza?

Certo, bisogna considerare i contorni specifici del caso Open Arms e le motivazioni che saranno eventualmente portate all’attenzione della Giunta prima e dell’Aula del Senato poi. Probabile infatti che i Cinque Stelle puntino sul fatto che, mentre nel caso Diciotti si trattò di una decisione collegiale, la vicenda Open Arms è più complessa, poiché andrebbe considerata anche la decisione del TAR di sospendere la prima direttiva che vietava l’ingresso nelle acque italiane alla nave della ONG. Successivamente alla pronuncia dei giudici amministrativi del Lazio, infatti, solo Salvini continuò a tenere la linea della fermezza, mentre i ministri grillini si mostrarono meno rigidi (complice la contemporanea crisi del Papeete). Inoltre, l'ispezione fatta dal procuratore di Agrigento ha fornito all'inchiesta una enorme quantità di materiale probatorio, rafforzando l'impianto che incrimina il leader leghista.

Tutto vero, per carità. Ma né Conte né altri esponenti 5 Stelle di quel governo hanno mai sconfessato politicamente le scelte dell’ex ministro dell’Interno in materia di sbarchi. Tant'è che il Conte giallorosso è perfettamente identico al Conte gialloverde, con un ministro dell’Interno che si serve addirittura degli stessi strumenti (e uomini… ) utilizzati dal suo predecessore: interdittive all’ingresso, “collaborazione” con i libici, decreti sicurezza uno e due. Se dunque Salvini rivendicherà il valore politico della sua scelta, come fatto a febbraio, con che faccia i 5 Stelle decideranno di mandarlo a processo?