Il Senato ha dato il via libera definitivo al Rosatellum bis, la nuova legge elettorale su cui il governo ha posto e votato la questione di fiducia per la votazione di cinque dei sei articoli che la compongono. Questa mattina la discussione nell’aula di Palazzo Madama è ripresa con le dichiarazioni di voto e in tarda mattinata è arrivato il voto finale, su cui non è stata posta la fiducia. La (nuova) maggioranza potrà contare anche sui voti di Forza Italia e Lega che hanno annunciato di sostenere la legge e l’hanno votata alla Camera. Il voto finale si è svolto a scrutinio palese: 214 i sì, 61 i no e 2 gli astenuti. Hanno votato a favore Pd, Ap, Ala, Fi, Lega, Gal, Autonomie e alcuni senatori del gruppo Misto. Contrari M5s, Mdp, FdI, Si e sette senatori del Pd.

La Lega ha ribadito di sostenere la legge, ma – secondo le parole di Roberto Calderoli – la voterà “turandosi il naso”. Nel Pd, invece, saranno sette i senatori che non voteranno il Rosatellum bis: Vannino Chiti e Walter Tocci lo avevano già annunciato negli scorsi giorni, a loro si aggiungono Roberto Ruta, Renato Turano, Claudio Micheloni, Luigi Manconi e Massimo Mucchetti.

Verdini: ‘Rivendico il ruolo di Ala’

Molte polemiche sono nate ieri in seguito alla decisione di Ala di dare la fiducia al governo garantendo il raggiungimento del numero legale durante le votazioni. Oggi è stato Denis Verdini a intervenire in aula: “Rivendico con orgoglio tutto quello che abbiamo fatto, la supplenza politica che abbiamo svolto. Ogni volta che un provvedimento ci è sembrato giusto lo abbiamo votato ignorando gli stupidi strali che ci venivano rivolti. Noi abbiamo reso possibili le unioni civili e avremmo votato anche la stepchild adoption così come voteremmo il biotestamento, abbiamo contribuito a mettere in sicurezza i conti pubblici”. Verdini afferma che con l’uscita di Mdp “c’è una nuova maggioranza e noi ci siamo, ci siamo sempre stati e ci resteremo. C’è una nuova maggioranza politica con cui tutti devono fare i conti”.

Secondo il segretario del Pd, Matteo Renzi, però non è nata una nuova alleanza con Verdini: “Mi stupisce che quando è stato decisivo sulle unioni civili non si era scandalizzato nessuno”. Secondo Renzi la legge elettorale “si vota con chi ci sta”. Il segretario del Pd afferma, in un’intervista a Radio Capital, che sulla fiducia “ha scelto il presidente del Consiglio”.

Per Mdp e M5s c'è una nuova maggioranza

Maria Cecilia Guerra, capogruppo di Mdp al Senato, attacca il governo sostenendo che “non ha più la maggioranza assoluta” a Palazzo Madama. “È un governo di minoranza che può contare, oltre che sul sostegno di Ala, anche sulle assenze compiacenti di Forza Italia che è un azionista occulto di questo esecutivo”, aggiunge intervistata da Repubblica. Secondo Maurizio Migliavacca, sempre di Mdp, la decisione di mettere “otto voti di fiducia sulla legge elettorale è una compressione del ruolo del Parlamento da parte della maggioranza di governo che non si era mai vista, che non ha precedenti”.

Il MoVimento 5 Stelle denuncia invece il “cambio di maggioranza” che, secondo Giovanni Endrizzi, “andrebbe quantomeno comunicato al presidente della Repubblica”. In Aula è arrivata la replica del presidente del Senato, Pietro Grasso: “Già fatto, la presidenza della Repubblica è stata già informata, la presidenza del Senato non c’entra niente, la presidenza del Senato procede con l’ordine del giorno e questi non sono temi che riguardano l’ordine del giorno ma i rapporti tra Parlamento e maggioranza”.

Anche Fdi e Monti contro il Rosatellum bis

Giorgia Meloni, leader di FdI, in un’intervista ad Avvenire afferma che questa legge elettorale farà “aprire una legislatura di ingovernabilità”. “Noi non sosterremo governi-inciucio”, continua Meloni. Oggi ha annunciato la sua contrarierà alla legge elettorale anche il senatore a vita ed ex presidente del Consiglio Mario Monti che spiega di voler votare sì “per sostenere il governo Gentiloni”, ma che voterà no a una legge non condivisa “nel merito”. Secondo Monti, le forzature “sono state abbandonanti e imposte al governo e ai singoli parlamentari, contribuendo a diffondere il disprezzo della politica”.