Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, lancia la sfida al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e alla maggioranza di governo chiedendo di portare avanti un’importante riforma costituzionale, prevedendo l’elezione diretta del presidente del Consiglio. Il “sindaco d’Italia”, è la definizione data da Renzi dagli studi di Porta a Porta, la trasmissione di Rai 1 che andrà in onda questa sera. Una proposta più vicina al centrodestra che all’attuale maggioranza di governo. Renzi afferma: “Non credo neppure che in questa fase politica si vada avanti con questi equilibri. È maturo il tempo di dire che così non si va avanti. Io faccio un appello a tutte le forze politiche a Zingaretti, DI Maio, Crimi, Conte, Salvini, Meloni e Berlusconi. A tutti. Siccome così non si va avanti portiamo l'unico modello istituzionale che funziona, quello dei sindaci, a livello nazionale. Per me la soluzione è l’elezione diretta del presidente del Consiglio. La propongo con molta umiltà”.

Perché Renzi vuole il sindaco d'Italia

Italia Viva lancerà una raccolta firme, “insieme al lavoro preparatorio che faremo”, per arrivare al sindaco d’Italia, spiega ancora l’ex presidente del Consiglio. E proprio il ruolo che lui ha ricoperto in passato, quello di guida del governo, verrebbe rafforzato: “Potrà revocare i ministri, con il sistema di oggi serve una mozione di sfiducia o le dimissioni. Il premier sarebbe un premier più forte, come i sindaci. Il presidente della Repubblica terrebbe la funzione di garanzia, verrebbe meno quello di designazione”.

Secondo Renzi la proposta del sindaco d’Italiaè l'unico modo per uscire dalla melma ed eviteremo l’indecorosa pagliacciata del litigio quotidiano”. Per fare le riforme, prosegue il leader di Iv, “ci sono due modelli: si può scegliere il modello Nazareno dove rimane Conte e fa un patto istituzionale con l'opposizione sulle riforme, non sul programma di governo. La seconda ipotesi è il modello Maccanico. Oggi non sono in grado di dire quale sarà il modello”. Poi una battuta, replicando alla domanda se il sindaco d’Italia sarà come la Raggi: “La Raggi è anche un po' troppo. Vespa non faccia questo esempio. Lei così fa terrorismo mediatico”.

Chi boccia la proposta sul sindaco d’Italia

La proposta di Renzi sembra non raccogliere molti consensi all’interno dell’attuale maggioranza di governo, come dimostrano le dichiarazioni di Andrea Marcucci, capogruppo del Pd al Senato: “Le riforme istituzionali non sono la prima emergenza del Paese. Credo che la legislatura debba andare avanti dedicando tutte le energie del governo e del Parlamento alla crescita e al lavoro. Auspico che Matteo Renzi concordi su priorità che sono indiscutibili e che quindi Italia Viva contribuisca con le sue proposte a questa maggioranza in modo leale”. Critico anche il ministro della Salute, Roberto Speranza: "Il modello dell’Italicum è stato già bocciato definitivamente dagli italiani il 4 dicembre. Non si torna indietro".

Chi vuole l’elezione diretta del presidente del Consiglio

Posizioni completamente diverse si registrano nel centrodestra. A partire da quella di Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera, favorevole all’ipotesi lanciata da Renzi: “Prendiamo atto delle affermazioni di Renzi sull'elezione diretta del premier. Dopo anni, viene sulle nostre posizioni storiche. È ovvio che Italia Viva, per essere credibile su questi temi, deve sciogliere il nodo in merito al sostegno al governo Conte bis. Renzi per essere coerente e concreto deve far cadere questo esecutivo. Provvedimenti scandalosi come lo stop alla prescrizione o il decreto intercettazioni non possono e non devono andare avanti”.

Anche da Fratelli d’Italia arriva un commento sulla proposta di Renzi, pur pensando a un orizzonte temporale diverso. Il capogruppo alla Camera Francesco Lollobriga boccia la proposta di larghe intese, almeno per il momento, ma si dice favorevole all'elezione diretta del presidente del Consiglio: “Solo un nuovo Parlamento può mettere mani alle riforme. Noi a differenza di Renzi, abbiamo sempre avuto una posizione chiara sull'elezione diretta del premier o del Capo dello Stato. È naturale la nostra disponibilità a convergere su questa proposta ma non vorremo che sia una scusa per tenere in vita un governo che fa danni all'Italia. Per questo prima si ponga fine a questa esperienza, si vada al voto, e poi un nuovo Parlamento lavori alle riforme”.