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Referendum cannabis, depositate 630mila firme in Cassazione per chiedere il voto nel 2022

Sono state depositate in Cassazione le 630mila firme raccolte per richiedere l’indizione di un Referendum sulla legalizzazione della cannabis. Dopo un percorso iniziato a settembre e che ha rischiato di interrompersi bruscamente a poche ore dalla scadenza inizialmente prevista, il governo ha concesso una proroga dei termini per tutti i Referendum avviati prima del 15 giugno. Adesso, non resta che attendere che venga fissata la data del voto.
A cura di Giuseppe Pastore
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Obiettivo raggiunto per il Referendum sulla legalizzazione della Cannabis. Sono stato 630mila le firme raccolte e depositate in Cassazione per richiedere di fissare il voto, la prossima primavera, per modificare il Testo Unico in materia di stupefacenti e sostanze psicotrope proponendo di depenalizzare la coltivazione di qualsiasi sostanza per uso personale e di eliminare la pena detentiva per “qualsiasi condotta illecita relativa alla Cannabis". Resta fuori, chiaramente, l'ipotesi in cui la condotta integri il reato di associazione finalizzata al traffico illecito. I promotori hanno parlato di un risultato "straordinario, ma non sorprendente" che rappresenta uno strumento di democrazia per colmare l'inattività delle Istituzioni. In attesa che venga fissata una data per il Referendum, il quesito su cui gli italiani saranno chiamati ad esprimersi è il seguente:

Volete voi che sia abrogato il Decreto del Presidente della Repubblica del 9 ottobre 1990, n. 309,  avente ad oggetto “Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza“, limitatamente alle seguenti parti:

Articolo 73, comma 1, limitatamente all’inciso “coltiva”;

Articolo 73, comma 4, limitatamente alle parole “la reclusione da due a 6 anni e”;

Articolo 75, limitatamente alle parole “a) sospensione della patente di guida, del certificato di abilitazione professionale per la guida di motoveicoli e del certificato di idoneità alla guida di ciclomotori o divieto di conseguirli per un periodo fino a tre anni

Una strada travagliata per il Referendum sulla cannabis

"È il momento di essere ragionevoli. Queste leggi sulle droghe mandano al collasso lo Stato", le parole del tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni, Marco Cappato, subito dopo il deposito delle firme in Cassazione. "630mila persone – ha aggiunto – ci danno l'occasione di essere ragionevoli, di scegliere la strada della legalità contro la criminalità. I partiti in Parlamento non ci sono riusciti, ce la possiamo fare noi con il Referendum". La strada non è stata semplice, soprattutto a causa dei ritardi dei Comuni nell'inviare i certificati elettorali necessari che hanno rischiato di non arrivare sino al deposito delle firme. Inizialmente, infatti, il termine ultimo era fissato per il 30 settembre poi spostato al 31 ottobre (come per tutti i referendum avviati prima del 15 giugno) con un decreto del governo. "In queste settimane c'è chi ha raccontato questo referendum come sovversivo, come una minaccia alle nostre istituzioni", il commento di Antonella Soldo del Comitato Meglio Legale. "Invece – ha aggiunto – questo referendum è l'unica arma che i cittadini hanno a disposizione per proporre qualcosa di coraggioso sul tema dei diritti e delle libertà dei cittadini perché se aspettiamo che lo faccia il Parlamento, come abbiamo visto sul Ddl Za, il Parlamento non lo farà mai".

Per il Referendum hanno firmato 630mila persone

La raccolta firme per richiedere un Referendum sulla legalizzazione della cannabis è partita a inizio settembre, raggiungendo le 500mila firme necessarie in una settimana. È stato possibile anche grazie alla possibilità, introdotta a luglio dal decreto semplificazioni, di aderire tramite Spid: "Hanno preso parte molti giovani, oltre il 70% delle persone che hanno firmato ha meno di 35 anni", ha detto Marco Perduca, Presidente del Comitato Referendum Cannabis, ricordando che le sottoscrizioni "sono arrivate dalle grandi città, ma anche dai piccoli comuni". Oggi quel numero è cresciuto, arrivando a ben 630mila adesioni. Un risultato "straordinario, ma non sorprendente", ha precisato Marco Perduca, presidente del Comitato Referendum Cannabis. Adesso, non resta che "cambiare una legge sbagliata che ha riempito le carceri, ha intasato i tribunali, ha perseguitato i consumatori e non ha dato un solo colpo alla criminalità organizzata che gestisce il mercato delle sostanze stupefacenti", ha concluso Riccardo Magi.

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