Reddito di Cittadinanza 2.0, arriva la proposta M5s al Campo largo: come funzionerà e chi ne può beneficiare
Torna il Reddito di cittadinanza, che potrebbe entrare nel programma elettorale della coalizione progressista che nel 2027 sfiderà Meloni. Giuseppe Conte ha lanciato la proposta del "Reddito 2.0", il Partito Democratico in linea di massima si è detto favorevole; ieri è arrivata persino – seppur con delle riserve – l'apertura di Italia Viva, che in passato aveva chiesto di abolire la misura. "Serve un reddito di dignità – dice il deputato Marco Grimaldi di Alleanza Verdi e Sinistra a Fanpage.it – che sottragga le persone alla ricattabilità di un mondo del lavoro in cui le tutele si erodono sempre di più e i salari restano fermi, mentre dilagano vere e proprie sacche di sfruttamento fino al neo-schiavismo di certe filiere, con la conseguenza di un abbattimento dei livelli di sicurezza e salubrità".
La base del Movimento 5 Stelle, consultata dai vertici attraverso Nova, aveva approvato la proposta con percentuali bulgare (il 98%): si chiama "Reddito 2.0" e, almeno in base a indiscrezioni di stampa e prime dichiarazioni, sarebbe destinato anche a categorie di beneficiari che oggi sono esclusi dall'Assegno di inclusione.
La destra ha depotenziato la misura, riducendo la platea dei percettori; l'idea è di ampliarla nuovamente, associando al sussidio obblighi di formazione e sgravi per le imprese che assumono. Ora però il Reddito 2.0 deve passare per i tavoli di lavoro iniziati questa settimana, dove verrà definito il programma elettorale definitivo del campo largo.
Come funzionerà il Reddito di Cittadinanza 2.0, possibili requisiti e importi
Il Reddito 2.0 nasce da Nova, il percorso di confronto e partecipazione promosso dal Movimento 5 Stelle per definire il proprio programma politico in vista delle elezioni del 2027. I lavori si sono conclusi il 19 e 20 settembre a Milano, con una votazione online degli iscritti. La proposta di reintrodurre il sussidio ha ottenuto 38.290 sì, pari al 97,8%, contro 863 contrari: il documento programmatico ufficiale, "Una Alleanza per la Costituzione", prevede una revisione completa dell'Assegno di inclusione (Adi) e del Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl), gli strumenti introdotti dal governo Meloni per rimpiazzare il vecchio Reddito di cittadinanza. Il testo tuttavia ancora non riporta gli importi e regole più specifiche.
Il 28 settembre Il Sole 24 Ore ha anticipato dei dettagli, contenuti in una scheda tecnica: il nuovo sostegno avrebbe una soglia di reddito di riferimento di 6.500 euro annui, alla quale potrebbe aggiungersi un contributo fino a 3.640 euro per le spese legate all'abitazione, tra affitto e mutuo. In pratica, servirebbe a integrare il reddito familiare fino a quella cifra: una persona sola che guadagna 3.000 euro all'anno, ad esempio, potrebbe ricevere altri 3.500 euro dallo Stato. Chi non ha alcun reddito otterrebbe circa 542 euro al mese.
Le due cifre coincidono con quelle già previste per la componente ordinaria dell'attuale Assegno di inclusione, che contempla un contributo extra per l'affitto. La differenza principale riguarda chi può accedere al sostegno: l'Assegno di inclusione è riservato, nel rispetto dei requisiti economici previsti, alle famiglie con almeno un minorenne, una persona con disabilità, un componente con almeno 60 anni oppure una persona in una particolare condizione di svantaggio seguita dai servizi sociosanitari. Il M5S vuole estendere il trattamento economico anche a chi è considerato in grado di lavorare (gli "occupabili") ma non appartiene a queste categorie. Per esempio, una persona di 35 anni, disoccupata, che vive sola e non ha figli, attualmente non può ricevere l'Adi, nemmeno se non ha alcun reddito; con la misura immaginata dai pentastellati invece potrebbe ottenere un aiuto economico (purché rispetti le varie condizioni). Secondo le stime riportate dal Sole, si tratterebbe di circa 580mila persone.
Gli obblighi dei beneficiari e gli incentivi
I percettori dovrebbero partecipare per almeno otto ore alla settimana ai Progetti utili alla collettività, cioè attività organizzate dai Comuni a beneficio della comunità, come il supporto a servizi pubblici o iniziative sociali. Inoltre, dovrebbero sottoscrivere un accordo che preveda percorsi di formazione e ricerca di un'occupazione, seguiti dai centri per l'impiego, dalle agenzie private per il lavoro e dalle imprese.
In più, si mette in conto anche un incentivo per le aziende: le imprese che assumono stabilmente un percettore – dopo un periodo di prova – potrebbero ottenere uno sconto sui contributi previdenziali che dovrebbero versare per il lavoratore (per un valore equivalente a dodici mensilità del Reddito 2.0). C'è anche un altro incentivo, destinato però alle agenzie private per il lavoro, ossia le società che aiutano le persone a trovare un impiego: per ogni beneficiario accompagnato concretamente all'inserimento lavorativo, riceverebbero un premio equivalente a una mensilità del nuovo reddito.
Il Movimento punta a rafforzare i centri per l'impiego, completando un piano di potenziamento avviato nel 2019 e non ancora concluso, e a utilizzare maggiormente gli strumenti informatici già esistenti. Tra questi c'è il programma Gol, che organizza percorsi di formazione e reinserimento nel lavoro, e il Siisl, la piattaforma pubblica che collega persone in cerca di occupazione, corsi e opportunità lavorative.
Gli interessati dovrebbero inserire il proprio profilo professionale in questi sistemi, mentre le aziende che ricevono incentivi pubblici sarebbero obbligate a pubblicare le offerte di lavoro disponibili, indicando il territorio e il settore di attività. Poi la piattaforma dovrebbe mettere in collegamento i dati di Comuni, agenzie, imprese e beneficiari di altri sostegni economici, come l'indennità di disoccupazione e la cassa integrazione.
Secondo quanto riferito il 3 novembre dal Fatto Quotidiano il progetto, al quale sta lavorando anche il vicepresidente M5S Mario Turco, avrebbe un costo complessivo stimato tra 9 e 10 miliardi di euro all'anno. Considerando i circa 5-6 miliardi già impiegati per l'Adi e Sfl, i Cinque Stelle stimano che servirebbero ulteriori 3-4 miliardi annui.
Le aperture di Pd, Italia Viva e Avs al Reddito 2.0
"Abbiamo 13 milioni di cittadini in povertà assoluta e relativa", ha detto Giuseppe Conte ad Accordi&Disaccordi: "Giorgia Meloni se ne strafrega, ma questa realtà esiste ed è sotto ai nostri occhi". Il presidente del M5s ha ribadito che la destra "non ha cancellato, ma drasticamente ridotto" la misura, che ora andrebbe rivista, per "riabbracciare una platea più ampia".
Il Partito democratico sostiene la reintroduzione del sussidio, ma a patto che venga "adattato all'attuale contesto sociale", come ha ribadito il capogruppo dei dem al Senato Francesco Boccia. Persino Italia Viva, il partito di Matteo Renzi che nel 2022 aveva minacciato un referendum per abolire il Reddito di cittadinanza, è disponibile a confrontarsi sul tema. La capogruppo al Senato Raffaella Paita, a Repubblica, ha dichiarato: "Siamo disponibili a discutere, ovviamente parlando anche di eventuali correttivi per evitare truffe e malfunzionamenti".
"Le persone devono sentirsi libere di dire no a offerte di lavoro inaccettabili", ha detto a Fanpage.it Marco Grimaldi (Avs), che nel 2023 aveva presentato un emendamento per reintrodurre il Reddito di cittadinanza, da finanziare con un tassa sui grandi patrimoni. Il deputato ha rilanciato: "A dire il vero, davanti a questo mondo orribile servirebbero un dividendo globale e un reddito vitale. Intendo un reddito di base senza condizioni, non vincolato a politiche di inclusione al lavoro, ossia come riconoscimento della partecipazione a una comunità politica. Andrebbe ovviamente calcolato in base a criteri di progressività e cominciando dalle fasce più vulnerabili".