Sondaggi politici, Meloni supera il 42% anche senza Vannacci: ma il campo largo con Renzi è ancora avanti
Il centrodestra può vincere le elezioni anche senza Roberto Vannacci. Secondo l’ultimo sondaggio Swg per il TgLa7, la coalizione guidata da Giorgia Meloni supera il 42%, la soglia che fa scattare il premio di maggioranza; decisivo l’apporto di Sud chiama Nord, il partito di Cateno De Luca con cui la premier ha appena chiuso un accordo elettorale.
Però, per ottenere il premio è necessario anche essere la coalizione più votata in entrambi i rami del Parlamento. Il centrosinistra formato da Pd, M5s e Avs si ferma al 39,7%; allargandosi a Italia Viva e +Europa, sale al 43,7%, superando il centrodestra senza Vannacci.
Vannacci cala ancora, Forza Italia vicina al sorpasso
Fratelli d’Italia non si smuove e rimane al 27,7%. Per Futuro Nazionale invece nelle rilevazioni Swg è la seconda settimana consecutiva con il segno meno: il 28 settembre il partito di Vannacci aveva raggiunto l’8%; il 5 ottobre era sceso al 7,8%. Ora perde altri due decimi e si ferma al 7,6%.
Forza Italia risale al 7,3% (+0,2); il vantaggio della forza politica guidata dal generale, che aveva sorpassato gli azzurri ad agosto, si è ridotto ad appena tre decimi. Anche la Lega ne recupera due e si attesta al 5,4%. Due giorni fa Salvini si è dimesso da segretario, un passaggio previsto dalle regole interne in vista del congresso del 24 e 25 ottobre a Milano. Il vicepremier punta alla riconferma, mentre il Carroccio è in preda a conflitti e scontri tra fazioni. Noi Moderati di Maurizio Lupi continua a viaggiare intorno all’1%.
Al Rumore Festival di Fanpage.it Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, ha chiuso all’ipotesi di un accordo con il generale: “Con Vannacci come alleato non siamo credibili”. Secondo i sondaggi usciti negli ultimi mesi, tuttavia, senza Futuro Nazionale l’alleanza guidata dalla premier avrebbe mancato l’obiettivo del 42%.
Nel frattempo però Giorgia Meloni ha allargato la coalizione a Sud Chiama Nord, il partito di Cateno De Luca, che secondo Swg è stimato intorno all'1%. Il centrodestra nella sua precedente configurazione – FdI, FI, Lega e Noi Moderati – vale il 41,4%; grazie all’ultimo ingresso nell’alleanza arriva al 42,4%.
Il Pd scende al 20,4%, M5S e Avs insieme ai dem valgono il 39,7%
Nel centrosinistra il Partito Democratico perde terreno: i dem scendono dello 0,3% e vengono stimati al 20,4%. Il Movimento 5 Stelle recupera un decimo e sale al 12,7%, mentre Alleanza Verdi e Sinistra rimane stabile al 6,6%. Le tre principali forze dell’opposizione arrivano dunque al 39,7%.
Al Rumore Festival di Fanpage.it Elly Schlein ha ribadito che l’obiettivo è evitare le divisioni del 2022. Rispondendo alle richieste di Conte sul ruolo di Matteo Renzi, ha detto che non spetta a lei fornire “garanzie” sugli alleati. Conte invece ha rilanciato la sua battaglia per le primarie e insistito sulla necessità di garanzie politiche relative all’affidabilità della coalizione. Precisando, tuttavia, che non avrebbe posto veti personali, con un chiaro riferimento a Matteo Renzi. Nicola Fratoianni ha detto che l’eventuale vincitore delle primarie non potrebbe semplicemente “comandare” la coalizione e ha chiesto che nel programma comune entrino, tra le altre cose, una patrimoniale sulle grandi ricchezze e lo stop all’aumento della spesa militare.
Il campo largo con +Europa e IV vince le elezioni
E proprio Renzi, con il suo Italia viva, insieme a +Europa potrebbe giocare un ruolo decisivo guardando alle somme dei consensi. Italia Viva è stabile al 2,3%, mentre +Europa guadagna un decimo e arriva all’1,7%. Sommando entrambi alle percentuali di Pd, M5S e Avs, il totale sale dal 39,7 al 43,7%, superando il centrodestra e permettendo di vincere il premio di governabilità. Fuori dalle coalizioni, Azione cresce di un decimo e sale al 3,2%.
SWG registra anche un calo della quota di persone che non esprimono una preferenza, che passa dal 29 al 28%. La rilevazione è stata realizzata per La7 tra il 7 e il 12 ottobre su 1.200 maggiorenni. Il margine d’errore dichiarato è del 2,8%: le variazioni settimanali di uno, due o tre decimi vanno quindi considerate con particolare prudenza.