Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha deciso di chiedere nuove direttive al Consiglio superiore di sanità sull'aborto farmacologico, dopo che in Umbria la giunta del centrodestra ha deciso di vietare il day hospital per la somministrazione della pillola Ru486. Le donne che scelgono quindi di abortire con il farmaco Mifegyne dovrebbero quindi essere ricoverate per tre giorni: una scelta, quella dell'amministrazione guidata dalla leghista Donatella Tesei, che aveva subito innescato le polemiche. Spingendo Speranza a chiedere un parere formale in materia: "Il ministro della Salute Roberto Speranza ha formalmente richiesto un parere al Consiglio Superiore di Sanità, alla luce delle più recenti evidenze scientifiche, in merito alla interruzione volontaria di gravidanza con il metodo farmacologico. L’ultimo parere in materia era stato espresso dal CSS nel 2010", ha specificato in una nota il ministero della Salute.

"Si faccia come nel resto d'Europa"

Nelle ultime raccomandazioni del Css sulla pillola abortiva Ru486 gli esperti raccomandavano il ricovero, rimandando però alle Regioni la possibilità di decidere in merito alle procedure.  "Sono trascorsi dieci anni esatti da quando, su richiesta del Consiglio Superiore di Sanità, una apposita Commissione emanò le Linee Guida Ministeriali per l’utilizzo della RU486. In questi dieci anni nessun evento avverso ha evidenziato la necessità di ricoveri ospedalieri per l’utilizzo della cosiddetta ‘pillola abortiva’. Stupisce dunque la decisione della Regione Umbria di indicare in tre giorni di ricovero ospedaliero le condizioni per il ricorso alla IVG (interruzione volontaria di gravidanza, ndr) farmacologica", ha scritto in una nota la sottosegretaria di Stato alla Salute, Sandra Zampa. Zampa ha quindi affermato di condividere pienamente la decisione del ministro di chiedere un parere al Css, "allo scopo di aggiornare le linee di indirizzo, auspicando che si possa favorire, sempre ove possibile, il ricorso alla IVG farmacologica come in uso nella gran parte dei Paesi europei, cioè in regime di day hospital o ambulatoriale".

La denuncia delle deputate dem

Nel frattempo, si sono mobilitate anche le parlamentari del Partito democratico, che "come donne e come deputate" hanno deciso di avviare una mobilitazione in Aula "presentando un’interrogazione parlamentare", ma anche in tutto il Paese, "affinché venga respinta al mittente il tentativo di salto indietro". Le deputate dem hanno quindi accusato: "La decisione della Regione Umbria di cancellare la delibera del centrosinistra che permetteva di effettuare l’aborto farmacologico con la Ru486 senza il ricovero in ospedale è una grave lesione dei diritti delle donne, mascherata dietro una inesistente esigenza sanitaria. L’operazione politica oscurantista messa in atto della presidente Donatella Tesei, spalleggiata dal senatore della Lega, Simone Pillon, intende rimettere indietro le lancette della storia e si inserisce in un quadro più generale da sempre perseguito dal partito di Salvini".

Anche Laura Boldrini è intervenuta sull'argomento: "Abrogare la delibera che permette l'aborto farmacologico in day hospital o a domicilio, come ha fatto la giunta leghista in Umbria, vuol dire ledere i diritti delle donne. Si chiama oscurantismo. E per favore, che la Lega almeno eviti di dire che così fa il bene delle donne", ha scritto la deputata dem su Twitter.