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Morte di Silvio Berlusconi

Perché solo un terzo del patrimonio di Berlusconi può essere distribuito secondo le sue volontà

Il testamento di Silvio Berlusconi ha assegnato ai figli la grande maggioranza del suo patrimonio, con donazioni ‘esterne’ solo per Marta Fascina, il fratello Paolo e l’amico Marcello Dell’Utri. In ogni caso, però, la legge non gli avrebbe permesso una completa libertà: era obbligato a distribuire almeno i due terzi ai cinque figli, in parti uguali.
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A cura di Luca Pons
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Morte di Silvio Berlusconi

Il testamento di Silvio Berlusconi ha assegnato le quote di Fininvest e tutti gli altri beni – azioni, quadri, ville, barche – ai suoi cinque figli: Pier Silvio, Marina, Barbara, Eleonora e Luigi. Ci sono state solo tre eccezioni: un lascito di 100 milioni a Paolo Berlusconi, uno di 100 milioni a Marta Fascina e uno di 30 milioni a Marcello Dell'Utri. Per gran parte, comunque, l'ex presidente del Consiglio era obbligato a lasciare la sua eredità ai figli. La legge, infatti, prevede che in casi simili l'eredità vada assegnata per due terzi ai figli, mentre un terzo resta a disposizione di chi scrive il testamento.

Ci sono cinquanta articoli del Codice civile che regolano per la maggior parte le pratiche sulla successione: dal 536 al 586. Più nello specifico, gli articoli dal 536 al 564 esplicitano chi ha diritto a una parte dell'eredità. Per legge, il coniuge e i figli sono i primi ad avere diritto all'eredità. Se non c'è un testamento, questa va interamente a loro. Vengono prima di tutti gli altri parenti: fratelli, sorelle, genitori. In particolare il coniuge, gli ascendenti (cioè genitori, nonni…) e i figli sono i cosiddetti eredi ‘legittimari'. Ovvero, sono le persone che hanno sempre diritto a una quota di eredità anche se c'è un testamento. Non solo, ma se il testamento lede questo loro diritto possono fare ricorso in tribunale per vederselo riconosciuto.

La parte di eredità che va assegnata a loro si definisce "di riserva" o "legittima". La restante parte del patrimonio, invece, è la cosiddetta "quota disponibile", quella che chi scrive il testamento può gestire in piena libertà (sempre restando nei limiti della legge, ovviamente). Per questo motivo, nella stesura del suo primo testamento nel 2006, Berlusconi scrisse: "Lascio la disponibile in parti eguali ai miei figli Marina e Pier Silvio". In questo modo agli tre figli restava comunque la loro quota di diritto, quella "legittima". In quel caso, il riferimento specifico era alle quote di Fininvest, ma il principio si applica a tutti i beni posseduti.

L'articolo esatto che aveva già stabilito fin dall'inizio come sarebbero stati distribuiti i due terzi del patrimonio miliardario di Silvio Berlusconi è l'articolo 537 del Codice civile. Al suo interno si legge, infatti, che "se i figli sono più, è loro riservata la quota dei due terzi, da dividersi in parti uguali tra tutti i figli". Gli altri articoli chiariscono che se c'è solamente il coniuge, a lui o lei spetta metà del patrimonio.

Se Marta Fascina avesse effettivamente sposato Silvio Berlusconi – a marzo 2022 si tenne una cerimonia informale, ma senza valore giuridico – le cose sarebbero andate diversamente. In quel caso, infatti, i cinque figli si sarebbero divisi ‘solo' la metà del patrimonio, alla coniuge sarebbe andato un quarto, e il restante 25% sarebbe rimasto nella disponibilità del leader di Forza Italia.

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