Addio zona gialla. Almeno per ora. Il messaggio di Roberto Speranza è chiaro: non è finita, anzi. Il ministro della Salute è, dall'inizio della pandemia, uno dei fautori della linea dura, che chiede attenzione massima agli aspetti sanitari dell'emergenza e alla sicurezza delle persone. Anche nell'ultimo Consiglio dei ministri si è trovato a dover mediare con la Lega (ma anche Forza Italia) che premeva per riaprire, concedendo un passaggio nel decreto Covid di aprile per cui si valuteranno eventuali riaperture. Niente di concreto, non più di quello che viene fatto ogni settimana quando vengono analizzati i dati del contagio. "Non c'è nessun automatismo", spiega Speranza al Corriere, ma bisogna "programmare con fiducia il futuro, affrontando duramente l'epidemia". E ancora: "Dobbiamo avere il coraggio della verità, non illudere le persone".

Dunque niente zona gialla e niente riaperture. Non si può indicare alcuna data, per ora, secondo Speranza. Alcune Regioni torneranno arancioni, altre diventeranno rosse, ma di giallo non se ne parla: "Parlare di area gialla è sbagliato perché i nostri scienziati ritengono non sia sufficiente a contenere il contagio con questo livello di vaccinazione". Per il ministro della Salute, la zona gialla non è in grado di piegare le varianti, perché le misure restrittive sono troppo leggere. Perciò tornerà "solo quando avremo raggiunto un livello sufficiente di vaccinazioni".

La campagna di vaccinazione procede, ma a rilento. Draghi aveva indicato le 500mila dosi somministrate al giorno come obiettivo da raggiungere per aprile, "siamo oltre le 280mila, ma dobbiamo accelerare", spiega Speranza. E sulle richieste delle Regioni di ricevere più dosi, il ministro della Salute assicura di essere in pressing continuo sulle case farmaceutiche, affinché rispettino i tempi concordati. Per Speranza è realistico pensare che "entro fine estate tutti gli italiani che lo chiederanno saranno vaccinati". E chiude con un consiglio per Matteo Salvini, con cui in questi giorni si è scontrato: "Non dovrebbe soffiare sul fuoco dell'inquietudine e del tormento di tanti italiani".