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Perché la vicenda di Padova dimostra quanto sia necessaria una legge per tutelare le famiglie arcobaleno

La procura di Padova ha passato la parola alla Corte costituzionale: toccherà alla Consulta esprimersi sugli atti di nascita dei bambini con due mamme che erano stati impugnati mesi fa. L’ennesimo segnale di quanto sia necessaria una legge che tuteli tutte le famiglie e i diritti di tutti i bambini.
A cura di Jennifer Guerra
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Martedì la procura di Padova, che a giugno aveva cominciato a notificare alle famiglie formate da due donne l’impugnazione degli atti di nascita dei loro figli, ha rinviato la decisione alla Corte Costituzionale. Ben 37 famiglie erano state chiamate in tribunale, in alcuni casi dopo a sei anni dalla costituzione degli atti di nascita, col rischio di veder cancellare il nome della madre non biologica. L’udienza di martedì, durante la quale si sono presentati i primi cinque nuclei familiari, ha visto la procura accogliere la questione di incostituzionalità sollevata dagli avvocati delle famiglie per richiedere ancora una volta l’intervento della Consulta su alcuni articoli della legge 40, la legge sulla procreazione medicalmente assistita (pma). Per le famiglie l’accoglimento di questa richiesta è una buona notizia, perché oltre a essere un passo indietro sugli annullamenti degli atti di nascita, sollecita anche a legiferare sul tema.

Al momento infatti non esiste una legge che tuteli l’esistenza delle famiglie omogenitoriali, che si devono accontentare della trascrizione degli atti di nascita da parte dei propri comuni di residenza. Sia in caso di procreazione medicalmente assistita che di gestazione per altri (gpa), le coppie infatti accedono a queste procedure all’estero per poi formare (cioè creare da zero) o trascrivere (se è già stato formato all’estero) l’atto di nascita in Italia. Sulla legittimità di queste operazioni ci sono sentenze contrastanti e infatti la decisione di trascrivere o meno gli atti è spesso lasciata alla volontà del sindaco. Il comune di Padova, nello specifico, dal 2017 ha sempre trascritto gli atti di nascita di bambini nati da coppie lesbiche, dandone notizia alla procura e senza mai ricevere contrordini o divieti.

L’impugnazione di giugno arrivava infatti in coda alla richiesta da parte del prefetto di Milano al sindaco Sala di interrompere la trascrizione degli atti, che proveniva a sua volta da una nota del ministero dell’Interno. Nei mesi successivi diverse procure hanno seguito la circolare, tra cui quella di Bergamo (che ha annullato l’atto di nascita di una bambina di 9 mesi con due mamme) e quella di Genova (in questo caso si tratta di una bambina di cinque anni, sempre con due mamme). La nota fa riferimento al divieto di praticare la gestazione per altri in Italia, come prevede la legge 40, ma di fatto ha colpito soprattutto coppie lesbiche, che non ricorrono alla gpa ma alla pma, che è accessibile solo alle coppie eterosessuali. A questo si è aggiunta anche la proposta di legge per rendere la gestazione per altri “reato universale”, cioè punibile anche se commessa fuori dall’Italia, dove è già vietata. L’impressione è quella di trovarsi di fronte a un attacco coordinato nei confronti delle famiglie omogenitoriali, per di più commesso scaricando parte della responsabilità proprio su quei tribunali che spesso ne decidono il destino. Per questo la decisione della procura di Padova di rinviare ancora una volta la materia alla Corte Costituzionale è importante: il messaggio è chiaro, ed è che deve essere il Parlamento a legiferare su questo tema.

Anche se ancora non sappiamo come si pronuncerà la Consulta questa volta, la sua opinione è già stata espressa in altre occasioni, dove ha definito “indifferibile” una legge che tuteli l’interesse del minore. Infatti, al di là delle complicazioni burocratiche, quello che è in gioco sono le tutele e i diritti dei bambini, che nascono, crescono e vivono con due genitori, ma di cui solo quello biologico viene riconosciuto come tale. Il genitore elettivo ha la facoltà di adottare il proprio figlio, ma si tratta di una procedura lunga, complessa e dall’esito incerto, oltre che paradossale. A marzo, il Parlamento europeo ha approvato un emendamento di condanna per l’Italia per l’interruzione della trascrizione degli atti di nascita nel comune di Milano, ritenendola una violazione della convenzione ONU del 1989 sui diritti dell'infanzia. Secondo il Parlamento, “questa decisione porterà inevitabilmente alla discriminazione non solo delle coppie dello stesso sesso, ma anche e soprattutto dei loro figli”. Anche secondo la Commissione europea vige “l'obbligo per gli Stati membri di riconoscere la filiazione di un minore con genitori dello stesso sesso ai fini dell'esercizio dei diritti conferiti dall'Unione europea”.

È difficile dire se la vicenda di Padova possa rappresentare una svolta per i diritti delle famiglie arcobaleno. Da anni, infatti, si accumulano sempre più sentenze che ribadiscono la necessità di una legge, che però non sembra arrivare mai, lasciando queste famiglie nell’incertezza. Ogni volta queste sentenze sembravano provvidenziali, per poi non sortire effetti concreti sulla vita delle persone. Il momento politico non è favorevole, ma queste famiglie continueranno a esistere con o senza una legge che le tuteli e l’Italia non potrà continuare per sempre a ignorare le sollecitazioni della Corte Costituzionale.

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Jennifer Guerra è nata nel 1995 in provincia di Brescia e oggi vive in provincia di Treviso. Giornalista professionista, i suoi scritti sono apparsi su L’Espresso, Sette, La Stampa e The Vision, dove ha lavorato come redattrice. Per questa testata ha curato anche il podcast a tema femminista AntiCorpi. Si interessa di tematiche di genere, femminismi e diritti LGBTQ+. Per Edizioni Tlon ha scritto Il corpo elettrico. Il desiderio nel femminismo che verrà (2020) e per Bompiani Il capitale amoroso. Manifesto per un Eros politico e rivoluzionario (2021). È una grande appassionata di Ernest Hemingway.
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