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Figli con due mamme, Procura di Padova chiede che su atti di nascita decida la Corte costituzionale

La Procura di Padova, che a giugno aveva impugnato 33 atti di nascita di figli registrati con due madri, ha chiesto che l’intervento della Corte costituzionale. La sentenza dovrebbe stabilire se impedire alle coppie lesbiche la fecondazione assistita eterologa è una violazione dei diritti. In sostanza, la Procura ha aderito alla linea difensiva delle mamme.
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A cura di Luca Pons
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La Procura di Padova ha cambiato approccio, almeno parzialmente, sulla questione dei figli con due madri. A giugno era intervenuta impugnando ben 33 atti di nascita, in totale 37 considerando anche quelli dei mesi precedenti, coinvolgendo anche bambini nati nel 2017 e quindi prossimi ai sei anni di età. Oggi il processo è iniziato per le 33 coppie di madri. Ma la Procura, nel corso delle due udienze che si sono svolte a porte chiuse, ha chiesto sostanzialmente di sospendere il procedimento per chiedere che a decidere sia la Corte costituzionale.

Come era iniziato il processo

Inizialmente la richiesta della Procura era quella di cancellare il nome di una delle due madri dall'atto di nascita, in particolare quella senza legami biologici. Le coppie avrebbero dovuto quindi fare ricorso all'adozione in casi particolari, una modalità a cui molte coppie Lgbt si trovano costrette a ricorrere in Italia dato che la normativa sui figli di famiglie omogenitoriali non è chiara e definita.

La decisione di oggi, invece, mette in discussione la legge che esclude le madri lesbiche dalla possibilità di utilizzare la fecondazione assistita eterologa. È la legge 40 del 2004, e la Procura ha chiesto che sia la Corte costituzionale a decidere se la norma viola i diritti fondamentali delle famiglie coinvolte. Al momento, la legge prevede che per le coppie eterosessuali se c'è il consenso da parte dell'uomo per la fecondazione assistita, allora è riconosciuto automaticamente come padre anche a livello legale, nonostante non ci sia un legame genetico. Per le coppie composte da due donne, invece, non si applica lo stesso principio.

Perché la decisione della Procura è una buona notizia per le famiglie Lgbt

Già da tempo associazioni attiviste chiedevano che si intervenisse sulla legge 40: o cambiandola, o interpretandola direttamente come se le coppie lesbiche fossero incluse, o in ultimo coinvolgendo la Corte costituzionale per una sentenza definitiva. La nuova procuratrice aggiunta di Padova Maria D'Arpa dopo aver preso il posto della pm Valeria Sanzari, che aveva deciso l'impugnazione degli atti di nascita, ha richiesto l'intervento della Corte costituzionale, in linea con le rivendicazioni delle associazioni per i diritti Lgbt.

"È stato un colpo di scena", ha detto all'Agi l'avvocata Susanna Lollini che assiste le mamme:  "Ha segnato un cambio di passo della Procura che, in precedenza, con un'altra rappresentante nel frattempo trasferita a Venezia, chiedeva di annullare gli atti di nascita. Ora invece la Procura ha aderito alla nostra questione di costituzionalità".

La Consulta si è già espressa sul tema, almeno in parte. Nel gennaio del 2021 ha sentenziato che serviva una legge "al più presto" per tutelare i figli con due madri, che senza una norma specifica vedevano danneggiati i loro diritti. Ci sono le basi, quindi, perché anche in questo caso la Corte decida di dare ragione alle famiglie Lgbt. Il Tribunale di Padova deciderà ora se chiedere alla Corte costituzionale l'intervento sulla questione di legittimità. La decisione arriverà con tutta probabilità non prima del 2024.

Schlein: "Serve una legge per dare pari dignità alle famiglie"

È arrivata anche una reazione politica alla notizia. Prima il Pd del Veneto ha espresso soddisfazione per la linea adottata dalla Procura, poi la segretaria dem Elly Schlein ha commentato il caso, che ha definito "una vicenda molto dolorosa, che potrebbe portare a privare legalmente questi bambine e bambini – alcuni dei quali hanno più di sei anni – di una delle due mamme". Il motivo, ha detto Schlein, è "molto semplice, e grave: in Italia non c’è una legge che riconosca pari dignità a tutte le famiglie e pieni diritti alle bambine e ai bambini di famiglie omogenitoriali". Dopo la sentenza del 2021, "la risposta è stata il silenzio e, con il governo Meloni, l’aperta ostilità verso queste famiglie. È invece necessario che la politica si assuma la responsabilità di dare risposte, e di approvare una legge sul riconoscimento pieno dei diritti di queste bambine e bambini e dei loro legami familiari".

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