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16 Giugno 2021
17:50

Per la prima volta un malato in Italia potrebbe avere legalmente diritto all’eutanasia

Il Tribunale di Ancona ha ordinato alla Asl di verificare le condizioni di un malato tetraplegico che versa in condizioni di salute irreversibili. La decisione è arrivata grazie alla sentenza Cappato della Corte Costituzionale, dopo che la Asl aveva declinato la richiesta e dopo il no del Tribunale ad un primo ricorso.
A cura di Tommaso Coluzzi
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In Italia, per la prima volta nella sua storia, le condizioni di un malato verranno verificate dalla Asl per capire se può accedere al suicidio assistito. A imporlo è stato il Tribunale Civile di Ancona, in attuazione della sentenza Cappato della Corte Costituzionale. Si tratta di un piccolo passo verso una potenziale svolta epocale. Il caso in questione riguarda un quarantatreenne delle Marche, tetraplegico e immobilizzato da dieci anni a causa di un incidente stradale, che si trova in condizioni di salute irreversibili anche a causa di ulteriori patologie che si sono aggiunte nel tempo. L'uomo si era già visto negare l'istanza di suicidio assistito dalla Asl e dal giudice, ma facendo ricorso ha ottenuto la decisione contraria, che obbliga l'azienda sanitaria locale a verificare se sussistono le condizioni per l'eutanasia.

Facciamo, però, un passo indietro. Nella sentenza della Corte Costituzionale vengono fissate quattro condizioni che la azienda sanitaria locale deve verificare per l'accesso al suicidio assistito: se la persona è "affetta da una patologia irreversibile" e "fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che trova assolutamente intollerabili"; se è "tenuta in vita a mezzo di trattamenti di sostegno vitale"; se resta "capace di prendere decisioni libere e consapevoli". La Consulta aveva anche chiesto al Parlamento di legiferare in merito, sottolineando come fosse necessaria una norma che regoli il fine vita. Ma, ad oggi, una legge ancora non c'è.

A fine agosto arriva la prima richiesta dell'uomo alla Asl di Ancona, proprio alla luce della sentenza della Corte Costituzionale. A ottobre la risposta, negativa, senza che però sia stata effettuata la verifica delle sue condizioni. Poi il ricorso al Tribunale di Ancona con i legali dell'Associazione Coscioni, con il primo responso dei giudici che ha confermato la decisione dell'azienda sanitaria locale. Poi, dopo il reclamo, il collegio del Tribunale Civile ha ordinato "all'Azienda sanitaria unica regionale Marche di provvedere, previa acquisizione del relativo parere del Comitato etico territorialmente competente, ad accertare: se il reclamante sia persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che egli reputa intollerabili; se lo stesso sia pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli; se le modalità, la metodica e il farmaco prescelti siano idonei a garantirgli la morte più rapida, indolore e dignitosa possibile".

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