«Per gli USA terroristi? Diamo voce al dissenso online»: parla il collettivo italiano nel mirino di Trump
Il Segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato l'inserimento di tre sigle nell'elenco dei gruppi terroristici. Si tratta di Palestine Action, del gruppo transnazionale Masar Badil, anche questo legato alla questione palestinese, e del collettivo italiano che si occupa di tecnologia Autistici/Inventati. Le organizzazioni e i suoi appartenenti saranno anche sottoposti a sanzioni da parte del Ministero del Tesoro.
È l'ultimo capitolo della crociata dell'amministrazione Trump contro l'attivismo di sinistra radicale, iniziata con la designazione di "Antifa" come di un'organizzazione terroristica, e rafforzatasi dopo un meeting internazionale tenuto a Washington lo stesso luglio per coordinare gli sforzi contro "l'eversione di sinistra". Per l'Italia era presente il sottosegretario agli Interni Nicola Molteni. Abbiamo contattato uno degli appartenenti di Autistici/Inventati per farci raccontare cosa sta accadendo in queste ore concitate.
Che cos’è Autistici/Inventati e perché è nato?
Autistici/Inventati è un collettivo che nasce tra il 2000 e il 2001 con l'obiettivo di mettere in pratica quella che per noi era l'idea originaria di internet: un luogo libero, dove tutti potessero comunicare ed esprimere quello che pensavano. Un luogo non commercializzato, fatto soprattutto di relazioni. Da quando siamo nati abbiamo cercato di realizzare questa idea offrendo servizi digitali come email, mailing list, siti, blog e chat a persone e realtà collettive.
Quindi non siete responsabili dei contenuti che passano attraverso le vostre piattaforme?
No. Noi offriamo strumenti di comunicazione. Lo facciamo attraverso il nostro lavoro volontario, gratuitamente e senza richiedere identificazioni.Una volta che abbiamo concesso un account o uno spazio, ognuno è responsabile di quello che decide di pubblicare o comunicare. Noi svolgiamo il ruolo di fornitori dello strumento: non è né il nostro interesse né il nostro ruolo quello di controllare redazionalmente o verificare puntualmente tutto ciò che viene trasmesso attraverso i nostri canali. Pensiamo che questo sia anche un modo corretto di interpretare le reti digitali e l'interconnessione.
E se un contenuto viene ritenuto illegale o pericoloso?
Gli strumenti legali per intervenire ci sono e possono essere utilizzati dalle autorità. In passato ci è capitato che ci venisse chiesto di intervenire su alcune pagine o account di posta. Quando le richieste sono arrivate attraverso i canali legali, abbiamo seguito il procedimento previsto e adempiuto a quanto richiesto. Per quanto possa non piacerci a volte, la legalità è comunque un limite che delimita anche noi, perché viviamo e operiamo all'interno di un contesto con le sue norme. Il punto è che la misura adottata nei nostri confronti va molto al di là di questa possibilità di intervento. È un modo per colpire indiscriminatamente. È come usare una bomba atomica per far fuori un coniglietto.
Vi aspettavate di finire nel mirino dell'amministrazione americana?
Ni. Qualche avvisaglia c'era. Già da circa un anno diversi think tank legati all'amministrazione statunitense avevano preso di mira soprattutto No Blogs. Diverse persone e collettivi che utilizzano i nostri canali svolgono attività politica negli Stati Uniti, quindi la possibilità che potessimo finire sotto osservazione esisteva. Non pensavamo però a un'escalation così aggressiva. Immaginavamo più probabilmente forme di sequestro o richieste specifiche di intervento su determinati contenuti. Sarebbe stata una cosa anche più semplice da fare. Questa decisione, invece, è qualcosa di molto più pesante.
Uno dei motivi per cui siete finiti sotto accusa sembra essere l'utilizzo del vostro servizio di blog da parte del movimento contro l'ICE. È così?
Sì. Tra tutti i servizi che offriamo, i blog sono proprio quelli più aperti. Tecnicamente funziona in modo molto semplice: se hai un indirizzo email sui nostri server, oppure su una serie di altri server che identifichiamo come server con una policy che condiviamo, puoi aprire un blog. Noi non riceviamo una notifica e non dobbiamo autorizzare preventivamente nessuno. Il blog viene semplicemente aperto. Quello che abbiamo sempre detto, come fanno tutte le strutture che svolgono un ruolo di fornitura di servizi, è che se qualcosa viene segnalato come contrario alle nostre policy o illegale, possiamo valutarlo caso per caso successivamente.
La vostra impressione è quindi che il problema sia il fatto che attivisti americani utilizzino i vostri strumenti?
Questa è la mia opinione personale, non quella collettiva, ma sì penso che il fatto che movimenti di attivisti americani contro l'ICE, contro l'amministrazione Trump, usano i nostri canali per comunicare e raccontare quello che fanno è dietro a tutta questa attenzione nei nostri confronti. Ovviamente questo va inserito nel contesto della criminalizzazione e della lotta ai movimenti di sinistra che l'amministrazione Trump sta portando avanti da quando ha designato "ANTIFA" come organizzazione terroristica, e che ora vuole esportare. Da quanto abbiamo capito, ci stiamo confrontando in questo momento con i nostri legali, qualunque cittadino americano interagisca con noi da dopo il 25 settembre rischierebbe 30 anni di galera.