L'ex presidente del Consiglio Enrico Letta, in un'intervista sul ‘Corriere della Sera' risponde al governatore dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini, che ha ipotizzato una possibile apertura del Partito Democratico a Matteo Renzi. "Non ho sentimenti di rivincita, o di chiusura, sono per i confini larghi. L'importante è che tutti siamo consapevoli di quanto la leadership di Zingaretti ha fatto per il Paese, spostandolo su una posizione europeista".

Bonaccini venerdì aveva detto che il partito non può accontentarsi del 20% alle prossime elezioni regionali: "Se vogliono Renzi e Bersani rientrino pure". Poi, dal palco della festa nazionale a Modena, si era mostrato più cauto: "Facciano quello che vogliono, a me interessa recuperare i milioni di voti persi dal Pd dal 2008 a oggi".

Letta, che aveva ceduto la poltrona di Palazzo Chigi proprio a Renzi, dice: "Le porte aperte non mi spaventano, anche se troppo spesso nel campo del centrosinistra hanno prevalso ripicche e odi personali. A Cesenatico abbiamo fatto un piccolo esperimento, far ragionare in un campo largo voci anche diverse tra loro come Speranza, Franceschini, Landini, Schlein, Bonaccini. In futuro mi piacerebbe coinvolgere anche Bonelli e Bonino".

Sul fatto che Nicola Zingaretti sia sotto attacco – anche per la convergenza sulle posizioni del M5s, come il sì al referendum sul taglio dei parlamentari – Letta risponde che "chi lo dice racconta una balla. Sulla cosa più importante, il rapporto con l'Europa, il Pd ha fatto la differenza. Avevamo un governo antieuropeo e adesso abbiamo un governo europeista e questo grazie al lavoro di Zingaretti nei confronti dei Cinque stelle".

A proposito delle mancate modifiche ai decreti Sicurezza dice: "La differenza tra Lamorgese e Salvini è come tra il sole e la luna. Non è vero che la ministra dell'Interno sta facendo le stesse politiche della Lega e sono sicuro che quei decreti saranno cambiati. Devono essere cambiati".

In caso di sconfitta alle elezioni regionali secondo Letta Conte deve deve restare al suo posto: "Pd e M5s vanno divisi a queste elezioni, che sono a turno unico. Quindi non è un test nazionale". E se Zingaretti perde la Toscana? "Sono elezioni regionali e tali debbono rimanere. Zingaretti è stato eletto alle primarie e, a parte il fatto che non si può cambiare leadership a ogni cambio di scenario, bisogna riconoscergli di aver spostato l'asse del Paese. Da toscano dico che vinciamo. Parliamo del brand di regione italiana più famoso nel mondo e bisogna evitare l'immagine drammatica di una Toscana che passa alla Lega".

"Il referendum è divisivo – osserva partendo dal fatto che Prodi vota no – ci possono essere posizioni diverse anche tra le personalità più eminenti del Pd e ha fatto bene Zingaretti a tenerne conto. Ho sempre sostenuto la riduzione dei parlamentari, sarei in contraddizione con me stesso se non votassi sì".