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Il caso Sgarbi

Ora Sgarbi dice che deve ancora negoziare le sue dimissioni con il governo: “Sarà una lunga agonia”

“Non sono ancora un ex sottosegretario. Le dimissioni le ho solo annunciate ma le devo ancora negoziare con il governo. La mia agonia sarà lunga”: lo dice Vittorio Sgarbi, annunciando che entro oggi manderà la lettera a Giorgia Meloni.
A cura di Annalisa Girardi
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Ora Vittorio Sgarbi cambia le carte in tavola e dice che deve negoziare le sue dimissioni con il governo. "Non sono ancora un ex sottosegretario. Le dimissioni le ho solo annunciate ma le devo ancora negoziare con il governo. La mia agonia sarà lunga", afferma in un'intervista con Teleuniverso a margine di un evento a Milano. E poi a Zona Bianca, su Rete 4, precisa: "La lettera di dimissioni sto finendo di scriverla, entro oggi la invio a Giorgia Meloni, ringraziandola per essere stata estremamente sensibile e rispettosa".

L'annuncio delle dimissioni di Sgarbi

Sgarbi aveva annunciato le sue dimissioni dopo l'arrivo della delibera dell'Antitrust sul caso delle consulenze d'oro, che aveva sancito come le attività di conferenziere del critico d'arte fossero incompatibili con l'incarico di governo. Subito aveva anche precisato l'intenzione di fare ricorso al Tar, che ora ribadisce precisando che valuterà se continuare a fare il sottosegretario nel tempo necessario al ricorso. Quella dell'Antitrust, aggiunge, è solo una delibera, non una sentenze, per cui la parola finale sull'incarico spetta comunque a Giorgia Meloni.

La mozione ancora in calendario alla Camera

La presidente del Consiglio, così come il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e il resto della maggioranza, continuano a tenere un basso profilo. La mozione presentata dalle opposizioni per la revoca dell'incarico a Sgarbi, arrivata in Aula alla Camera a fine gennaio, non è mai stata votata: il centrodestra aveva deciso di farla slittare a metà febbraio, in attesa proprio della delibera dell'Antitrust.

Quella stessa mozione al 5 febbraio, nonostante l'annuncio delle dimissioni, è ancora segnata nel calendario dei lavori al 15 del mese. E a quanto si apprende ci resterà finché le dimissioni non verranno ufficializzate. "Se Meloni vuole dimettere Sgarbi lo faccia senza proclami e ponga fine a questa melina che danneggia l'immagine dell'Italia. Sgarbi sembra volerla tirare per le lunghe, annunciando di voler attendere l'iter del ricorso al Tar. Ci auguriamo che Meloni si muova prima, ma se non dovesse trovare il coraggio di farlo allora dia indicazione al centrodestra di votare la mozione di revoca del M5S calendarizzata alla Camera. Ci pensiamo noi a tutelare il prestigio delle istituzioni", fanno sapere fonti del M5s.

La delibera dell'Antitrust

Ora questa è arrivata e ha sancito che Vittorio Sgarbi "ha esercitato attività professionali in veste di critico d'arte, in materie connesse con la carica di governo, come specificate in motivazione, a favore di soggetti pubblici e privati, in violazione della Legge Frattini sul conflitto di interesse". Dalle ultime dichiarazioni del diretto interessato, però, l'annuncio di dimissioni potrebbe non essere definitivo.

Gli attacchi dall'opposizione

Le opposizioni nel frattempo non si placano. Il Partito democratico chiede a Sangiuliano di presentarsi in Parlamento per spiegare "i criteri con cui ha attribuito le deleghe al sottosegretario essendo il ministro a conoscenza della pletora di incarichi e delle numerose posizioni in istituzioni culturali in capo a Sgarbi, puntualmente elencate nella delibera". Il Movimento Cinque Stelle, per parola di Giuseppe Conte, punta il dito direttamente contro Meloni, accusandola di non aver preso in mano la situazione e aver posto fine a una vicenda che ha "danneggiato l'immagine dell'Italia".

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